Un sensore misura la temperatura dell’acqua e, finché è troppo fredda per fare la doccia, una valvola la devia verso un serbatoio collegato al WC. Quando raggiunge la temperatura desiderata, il flusso torna normalmente al soffione. È così che funziona il sistema inventato da GilDIY, un giovane appassionato di fai-da-te che nel 2022 ha mostrato sul suo canale YouTube come recuperare l’acqua che normalmente finisce nello scarico mentre aspettiamo che si scaldi.
L’invenzione è nata da un problema piuttosto comune: apriamo il rubinetto, aspettiamo qualche secondo, a volte anche un minuto, e intanto lasciamo scorrere litri d’acqua potabile. Acqua pulita, che potrebbe essere utilizzata per altri scopi e che invece se ne va nelle tubature senza essere stata nemmeno sfiorata.
Come funziona il sistema che recupera l’acqua della doccia
Per realizzare il dispositivo, GilDIY ha utilizzato una scheda Arduino, un sensore di temperatura, un servomotore, una valvola recuperata da un impianto di irrigazione e alcuni componenti stampati in 3D.
Il funzionamento è automatico. Attraverso un potenziometro, l’utente può scegliere la temperatura alla quale desidera fare la doccia. Quando apre il rubinetto, il sensore controlla l’acqua in arrivo: se è ancora troppo fredda, il sistema aziona la valvola e la indirizza verso un tubo separato. Appena raggiunge la temperatura impostata, la valvola cambia posizione e permette all’acqua di raggiungere il soffione.
A quel punto si può fare la doccia normalmente, mentre l’acqua fredda accumulata viene conservata per lo scarico del WC. Nessuna necessità di ricordarsi di recuperarla ogni volta: è il dispositivo a occuparsi dell’intera operazione.
Il giovane maker ha realizzato anche l’installazione domestica, costruendo un serbatoio con tubi in PVC e collegandolo alla cassetta del WC. Ha previsto un sistema per gestire l’eventuale acqua in eccesso e aggiunto un secondo galleggiante, così da integrare il recupero nel funzionamento dello scarico.
Quanta acqua si può recuperare aspettando che la doccia si scaldi?
Anche pochi secondi possono fare la differenza. Secondo ENEA, nei suoi consigli per ridurre gli sprechi idrici, una doccia di cinque minuti può consumare fino a 40 litri d’acqua. Considerando una portata di 8 litri al minuto, aspettare appena 30 secondi prima di entrare sotto il getto significa lasciarne scorrere circa quattro.
Con una doccia al giorno, si arriverebbe a circa 1.460 litri d’acqua all’anno per persona. È una stima indicativa: la quantità dipende dalla portata del soffione, dalla distanza tra il bagno e il sistema di riscaldamento e dal tempo necessario perché arrivi l’acqua calda.
Per capire quanto possa essere utile recuperarla, basta pensare allo scarico del WC. Una moderna cassetta a doppio pulsante può utilizzare, per esempio, tre o sei litri per ogni azionamento. L’acqua raccolta durante l’attesa della doccia potrebbe quindi coprire interamente uno scarico ridotto o una parte consistente di quello completo. Il recupero diventa ancora più interessante nelle abitazioni dove bisogna attendere a lungo prima che l’acqua raggiunga la temperatura desiderata.
L’acqua viene recuperata prima di entrare in contatto con sapone e shampoo
L’invenzione ha anche un’altra caratteristica interessante: recupera l’acqua prima che venga utilizzata per lavarsi. Non si tratta quindi delle cosiddette acque grigie, quelle provenienti da docce e lavandini dopo l’utilizzo e che possono contenere sapone, shampoo e altre sostanze. Il dispositivo intercetta l’acqua iniziale, ancora pulita, e la indirizza verso un impiego per il quale non è necessario utilizzare acqua potabile.
È un principio semplice, applicato però a una fase del consumo domestico che spesso passa inosservata. Del resto, ENEA raccomanda da tempo di limitare gli sprechi anche attraverso sistemi di scarico più efficienti, ricordando che le vecchie cassette a pulsante singolo possono utilizzare fino a 16 litri per ogni azionamento.
E il tema riguarda da vicino anche l’Italia. Secondo l’Istat, nel rapporto sulle statistiche dell’acqua pubblicato nel 2026, nel 2024 sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi d’acqua per uso potabile. Una risorsa preziosa, soprattutto considerando che nello stesso anno oltre un milione di residenti nei capoluoghi italiani è stato interessato da misure di razionamento idrico.
Dal prototipo all’utilizzo domestico
GilDIY non si è fermato alla realizzazione di un dispositivo da mostrare davanti alla telecamera. Ha portato il progetto nel proprio bagno, collegando la doccia al sistema di raccolta e quest’ultimo alla cassetta del WC.
L’installazione richiede naturalmente competenze di idraulica ed elettronica, oltre allo spazio necessario per il serbatoio e per il passaggio delle tubazioni. Un’eventuale riproduzione deve inoltre prevedere adeguate protezioni contro il riflusso dell’acqua verso la rete potabile e rispettare le norme di sicurezza degli impianti domestici.
Il progetto resta un prototipo artigianale e non sono disponibili dati indipendenti sul risparmio effettivamente ottenuto nell’abitazione del suo inventore. Il principio, tuttavia, è facilmente comprensibile e permette di recuperare una risorsa che altrimenti andrebbe persa.
In una casa, del resto, utilizziamo acqua potabile anche per attività che non richiedono affatto questa qualità, a cominciare proprio dallo scarico del WC. L’invenzione di GilDIY interviene su una delle occasioni in cui possiamo evitarlo, sfruttando un passaggio che avviene già ogni mattina in moltissimi bagni. Senza cambiare le abitudini di chi si fa la doccia, quell’acqua fredda che aspettiamo di veder sparire può trovare una seconda destinazione. E questa volta lo scarico può aspettare.