Allarme Salmonella nelle uova: oltre 200 casi e un morto nel Regno Unito

Un nuovo focolaio di Salmonella sta preoccupando il Regno Unito, dove finora sono state contagiate 207 persone e una di loro è morta. Le indagini condotte dalle autorità sanitarie britanniche puntano il dito contro le uova importate, utilizzate soprattutto da bar, caffetterie e ristoranti.

A coordinare le indagini è la UK Health Security Agency (UKHSA), che sta lavorando insieme alla Food Standards Agency e ad altri enti di sanità pubblica. Per ora è stato escluso un legame con uova o pollame prodotti nel Regno Unito, ma la ricerca dell’origine esatta della contaminazione è ancora aperta, anche in collaborazione con altri Paesi europei.

I casi coinvolgono persone di ogni età, da meno di un anno fino ai 90 anni, e si concentrano soprattutto in Inghilterra, dove si registrano 199 contagi, mentre in Scozia i casi sono 6, in Galles 1 e in Irlanda del Nord 1.

La situazione clinica non è da sottovalutare: almeno 34 persone sono state ricoverate in ospedale in gravi condizioni e due hanno sviluppato un’infezione del sangue. Sulla persona deceduta l’UKHSA non ha fornito dettagli, spiegando che le circostanze del decesso sono ancora sotto indagine.

Dal punto di vista temporale, il primo caso individuato risale all’11 agosto 2025, ma la gran parte delle infezioni è stata diagnosticata a partire da metà luglio 2026. Grazie al sequenziamento dell’intero genoma, gli esperti hanno confermato che tutti e 207 i casi appartengono allo stesso ceppo batterico, il che ha permesso di collegarli a un unico focolaio.

Il contagio dovuto alle uova importate

Il sospetto sulle uova importate nasce dalle interviste condotte su 114 persone malate, che hanno permesso di individuare cinque attività alimentari frequentate da almeno due pazienti in modo indipendente prima della comparsa dei sintomi, per un totale di 24 casi collegati.

Ricostruendo la filiera di approvvigionamento, le autorità hanno scoperto che questi locali utilizzavano uova provenienti da fonti diverse, compresi importatori, e in due di queste attività sono stati individuati anche possibili episodi di contaminazione incrociata. Questo non significa però che sia già stata identificata l’azienda o il Paese da cui arrivano le uova contaminate ed è proprio questo il nodo centrale che gli investigatori stanno ancora cercando di sciogliere.

C’è poi un dettaglio che rende la vicenda ancora più significativa. Secondo il dottor Safi Rehman, ricercatore associato al King’s College di Londra, questo focolaio sarebbe geneticamente molto vicino a uno individuato nel 2025, anch’esso legato al consumo di uova importate. Non si tratterebbe quindi di un episodio isolato, ma di un caso strettamente collegato a quello dello scorso anno, il che fa pensare all’esistenza di una fonte o di una filiera comune ancora da individuare con certezza.

Sul fronte operativo, le indagini proseguono su più livelli: si sta cercando di ricostruire l’intera catena alimentare, dalle uova usate nei locali fino alla loro origine, di individuare il punto in cui potrebbe essere avvenuta la contaminazione e di verificare gli episodi di contaminazione incrociata già emersi, mentre continua lo scambio di informazioni con altri Paesi europei per rintracciare eventuali casi geneticamente collegati.

L’epidemiologa dell’UKHSA Hannah Charles, intervistata dal Guardian, ha ricordato che la salmonellosi si contrae solitamente attraverso il consumo o la manipolazione di alimenti contaminati e che, sebbene nella maggior parte dei casi la malattia resti lieve, può diventare più seria nelle persone fragili o con difese immunitarie compromesse.

I sintomi più comuni della salmonellosi sono diarrea, crampi addominali, vomito e febbre. Per ridurre il rischio di contagio, le autorità raccomandano di lavarsi bene le mani dopo essere andati in bagno e prima di cucinare o maneggiare alimenti, di cuocere sempre bene i cibi e, per chi ha sintomi, di evitare per quanto possibile di preparare cibo per altre persone.

E in Italia c’è da preoccuparsi?

Al momento non risulta un’allerta specifica per le uova vendute nel nostro Paese che sia legata alla situazione che si sta verificando in UK. L’indagine britannica è ancora alla ricerca dell’origine delle uova importate coinvolte, e non è stata resa nota alcuna filiera o azienda produttrice in particolare.

Resta comunque una vicenda da tenere d’occhio, anche perché arriva dopo un altro focolaio geneticamente collegato nel 2025, e ricorda ancora una volta quanto sia fondamentale la tracciabilità degli alimenti, in particolare per un prodotto come le uova, utilizzato ogni giorno anche nella ristorazione.

Non è così raro, tra l’altro, che anche nel nostro Paese vengano richiamate uova contaminate da Salmonella. L’ultimo caso ha riguardato quelle vendute da Eurospin.

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Fonte: UKHSA

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