La deforestazione nell’Amazzonia brasiliana si è ridotta del 41,8% in un solo anno, raggiungendo il livello più basso mai registrato dall’inizio del monitoraggio sistematico, nel 1988.
È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istituto nazionale brasiliano per le ricerche spaziali (INPE), secondo cui tra agosto 2025 e luglio 2026 sono stati distrutti 3.335 chilometri quadrati di foresta, contro i 5.731 chilometri quadrati del periodo precedente. Si tratta di una riduzione di quasi 2.400 chilometri quadrati in dodici mesi.
Leggi anche: Amazzonia, la deforestazione crolla ai minimi storici: -36% in un solo anno (e Lula punta ad azzerarla)
Il nuovo dato è inoltre inferiore di 1.236 chilometri quadrati rispetto al precedente minimo storico, registrato nel 2012. Un risultato significativo per uno degli ecosistemi più importanti del pianeta, fondamentale per la conservazione della biodiversità, la regolazione del ciclo dell’acqua e gli equilibri climatici globali.
Ma il dato arriva in un momento politico particolarmente delicato: il prossimo 25 ottobre il Brasile tornerà alle urne per scegliere il presidente, in un ballottaggio che vede contrapposti Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair. Due candidati con orientamenti profondamente diversi su come gestire le risorse naturali e il futuro della più grande foresta tropicale del mondo.
La deforestazione ridotta
Il risultato del 2026 non rappresenta un miglioramento isolato. Rispetto al 2022, ultimo anno prima del ritorno di Lula alla presidenza, il ritmo annuale della deforestazione amazzonica si è ridotto del 71,2%.
La diminuzione coincide con il rafforzamento delle politiche di controllo del territorio, il recupero delle risorse destinate agli organismi di protezione ambientale e una maggiore attenzione al contrasto delle attività illegali, come il disboscamento non autorizzato, l’estrazione mineraria clandestina e l’occupazione abusiva di terreni pubblici.
I dati provengono dal sistema satellitare PRODES, gestito dall’INPE, che monitora annualmente la perdita di copertura forestale attraverso immagini satellitari e costituisce il principale riferimento ufficiale per misurare la deforestazione in Brasile.
Il miglioramento non significa, tuttavia, che la distruzione sia terminata. Anche nell’anno migliore della serie storica, l’Amazzonia brasiliana ha perso oltre 3.300 chilometri quadrati di foresta: un’estensione superiore a quella della Valle d’Aosta.
Dove si continua a distruggere più foresta
La riduzione della deforestazione interessa anche alcune delle regioni brasiliane storicamente più colpite dalla conversione delle foreste in pascoli, terreni agricoli e aree estrattive.
Lo Stato del Pará rimane quello con la maggiore superficie disboscata: 1.130 chilometri quadrati nell’ultimo anno, pari al 33,9% del totale amazzonico. La diminuzione rispetto al periodo precedente è però del 45,3%.
Segue il Mato Grosso, con 849 chilometri quadrati e una contrazione del 46,7%, mentre nello Stato dell’Amazonas la superficie deforestata è scesa a 525 chilometri quadrati, il 46,4% in meno. In queste tre regioni si concentra complessivamente circa il 75% della deforestazione registrata nell’Amazzonia brasiliana.
@INPE
L’unica eccezione alla tendenza generale è rappresentata dal Roraima, dove la superficie disboscata è aumentata dello 0,4%, passando da 285 a 286 chilometri quadrati.
Il quadro mostra quindi progressi diffusi, ma anche la persistenza di forti pressioni ambientali in territori in cui l’espansione delle attività economiche continua a entrare in conflitto con la conservazione degli ecosistemi.
Ma le buone notizie non riguardano soltanto l’Amazzonia. Anche il Cerrado, l’immensa regione di savana tropicale che occupa gran parte del Brasile centrale, ha registrato il livello di deforestazione più basso dall’inizio della propria serie storica, nel 2001.
Tra agosto 2025 e luglio 2026 sono stati eliminati 5.516,69 chilometri quadrati di vegetazione nativa, con una diminuzione del 23,8% rispetto all’anno precedente. Considerando gli ultimi quattro anni, la riduzione raggiunge il 48,4%.
Il Cerrado è uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità del Sud America, ma anche uno dei più minacciati dall’espansione agricola e zootecnica. Per anni è stato sottoposto a una forte pressione legata soprattutto alla produzione di soia e all’allevamento bovino. Le norme brasiliane consentono inoltre, in determinate aree del Cerrado, percentuali di conversione della vegetazione nativa superiori a quelle previste per le proprietà rurali nelle zone forestali amazzoniche.
Dal governo Bolsonaro a Lula
I risultati pubblicati dall’INPE segnano una netta discontinuità rispetto agli anni della presidenza di Jair Bolsonaro, al potere dal 2019 al 2022. Durante la sua amministrazione, la deforestazione amazzonica aumentò sensibilmente, mentre le politiche ambientali furono oggetto di critiche per l’indebolimento degli organismi di controllo, la riduzione dell’applicazione delle sanzioni e l’atteggiamento favorevole all’espansione delle attività estrattive e agricole.
Ne abbiamo parlato qui: La deforestazione dell’Amazzonia ha raggiunto il record di tutti i tempi, nel silenzio generale
Secondo i dati riportati dal Guardian, nel corso di quella fase politica la distruzione della foresta aumentò del 59,5%.
Con il ritorno di Lula alla presidenza nel gennaio 2023, il governo brasiliano ha rilanciato l’obiettivo di eliminare la deforestazione entro il 2030, rafforzando le attività di vigilanza e gli strumenti pubblici di tutela ambientale.
Un ruolo centrale è stato svolto anche dalle politiche promosse da Marina Silva, figura storica dell’ambientalismo brasiliano ed ex ministra dell’Ambiente.
Il ballottaggio e il futuro dell’Amazzonia
La pubblicazione dei nuovi dati arriva a pochi giorni da un appuntamento elettorale decisivo. Il 25 ottobre prossimo, infatti, Lula affronterà al secondo turno delle elezioni presidenziali Flávio Bolsonaro, che al primo turno ha ottenuto il 47,03% dei voti validi contro il 45,16% del presidente uscente.
Se da un lato Lula rivendica i risultati raggiunti nel contenimento della deforestazione e considera la tutela dell’Amazzonia una priorità nazionale (legata sia alla difesa dei territori delle popolazioni indigene sia agli impegni internazionali sul clima), dall’altro Flávio Bolsonaro si presenta come degno erede politico del padre e sostiene un’impostazione nettamente più favorevole allo sfruttamento economico delle risorse naturali (e la sua vicinanza agli interessi dell’agroindustria e dei settori estrattivi alimenta le preoccupazioni delle organizzazioni ambientaliste).
La divergenza riguarda anche le relazioni internazionali. Mentre Lula difende l’autonomia del Brasile nella gestione delle proprie risorse e mantiene rapporti economici con diversi partner globali, la famiglia Bolsonaro ha consolidato negli anni una prossimità politica con gli Stati Uniti di Donald Trump.
Intanto, l’Amazzonia continua a subire le conseguenze della perdita e della frammentazione degli habitat, degli incendi, delle attività illegali e delle pressioni legate ai cambiamenti climatici. La sua tutela richiede continuità nelle politiche pubbliche, investimenti nella sorveglianza e un coinvolgimento effettivo delle comunità indigene e locali.
Fonti: INPE / The Guardian