Api e altri insetti impollinatori non trovano i fiori per colpa dell’inquinamento, l’ennesimo studio shock

L’aria inquinata disorienta api, falene e altri insetti impollinatori, che hanno sempre più difficoltà a percepire l’odore dei fiori. Lo studio, l’ennesimo che dimostra come stiamo distruggendo il nostro pianeta, è stato guidato dall’Università di Reading (Regno Unito) e non sembra lasciare molto spazio a diverse interpretazioni.

Come è stato condotto lo studio e cosa ha dimostrato

Gli scienziati hanno analizzato 22 studi sperimentali sugli effetti che gli inquinanti atmosferici ozono (O3) e ossidi di azoto (NOx) hanno sugli impollinatori e hanno dimostrato che entrambe le sostanze rendono più complicato per gli insetti individuare i fiori, alterando la struttura delle molecole odorose da essi emesse.

In particolare, livelli elevati di ozono riducono l’efficacia degli impollinatori in media del 42%, mentre gli NOx la riducono del 46%. In presenza di entrambi gli inquinanti, poi, la riduzione media è stata del 68%.

Solo pochi studi, tuttavia, hanno esaminato l’effetto combinato dei due inquinanti e, in tali casi, il danno aggiuntivo derivante dalla loro combinazione è risultato inferiore a quanto suggerito dalle medie, in quanto i due gas reagiscono tra loro nell’aria, annullando parzialmente i loro effetti a vicenda.

Entrando in maggiori dettagli, gli autori riferiscono che gli impollinatori specializzati, che dipendono cioè dall’odore di una specifica pianta (come alcune falene), sono maggiormente a rischio rispetto a quelli generalisti (come molte api).

Gli impollinatori diurni, come api e farfalle, sono inoltre esposti a livelli più elevati di ozono, mentre quelli notturni (tra cui molte falene) incontrano concentrazioni maggiori di ossidi di azoto. Ma comunque entrambi necessitano di protezione.

The last but not the least, la maggior parte delle evidenze proviene dall’Europa, lasciando una lacuna (e molta paura) nella comprensione dei rischi per gli impollinatori in regioni più fortemente inquinate, come alcune aree dell’Asia.

Cosa dobbiamo fare per proteggere gli impollinatori

Come è noto da tempo, i veicoli diesel sono la principale fonte di inquinamento da NOx e possono rimanere in circolazione per oltre 20 anni dopo la vendita dell’ultimo esemplare nuovo. Per questo il rinvio del divieto sulla vendita di nuove auto a benzina e diesel – posticipato dal 2030 al 2035 – rischia di prolungare i danni agli impollinatori.

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Si prevede che i livelli di ozono continueranno a salire fino al 2050 circa anche se le emissioni di NOx inizieranno a diminuire man mano che il mondo abbandonerà i combustibili fossili – spiega James Ryalls, autore principale della ricerca – Questo scenario prospetta un periodo critico per gli impollinatori nei prossimi due o tre decenni. Una volta che i combustibili più puliti saranno pienamente adottati, i livelli di ozono dovrebbero calare, offrendo agli impollinatori la possibilità di riprendersi

Ma cosa davvero succederà è molto difficile da prevedere.

La rapidità di tale ripresa dipenderà dalle scelte che i governi compiranno oggi. Ridurre più velocemente le emissioni di NOx, in particolare quelle dei veicoli diesel, potrebbe accorciare il periodo critico e accelerare la ripresa

Mentre è molto facile capire (o almeno dovrebbe esserlo) cosa accade se gli impollinatori smettono del tutto o in parte di impollinare.

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Gran parte del cibo che coltiviamo dipende da impollinatori in salute: proteggerli dall’inquinamento è quindi un’urgenza che non può attendere il 2050

Il lavoro è stato pubblicato su Frontiers in Ecology and the Environment.

Fonti: Università di Reading / Frontiers in Ecology and the Environment  

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