Il Governo sblocca 480 milioni per gli autotrasportatori: revoca parziale del fermo in Sicilia, ma nel resto del Sud i blocchi proseguono

L’ondata di proteste contro i rincari del gasolio scuote l’intero Mezzogiorno, spingendo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a un intervento finanziario di emergenza. Durante l’incontro con le sigle di categoria e le delegazioni autonome, Matteo Salvini ed Edoardo Rixi hanno annunciato lo sblocco di oltre 1 miliardo di euro complessivo per sostenere il settore dell’autotrasporto. La misura principale riguarda l’erogazione immediata di 480 milioni di euro, frutto di 430 milioni già stanziati a cui sono stati aggiunti 50 milioni di nuova copertura, per soddisfare le oltre 32.000 domande pervenute entro il 30 agosto 2026.

Questo contributo va a coprire il 70% dei maggiori costi sostenuti dalle imprese tra marzo e ottobre. A queste risorse si affiancano oltre 500 milioni destinati al rinnovo del parco veicolare e circa 104 milioni previsti per le annualità dal 2023 al 2026 del programma Sea Modal Shift. Ulteriori aiuti per i mesi di settembre e ottobre 2026 verranno concessi sotto forma di crediti d’imposta usufruibili nel 2027.

La spaccatura tra le regioni: la revoca in Sicilia e i presidi a San Gregorio

L’esito delle trattative ha prodotto una netta spaccatura nella mobilitazione del Sud Italia. Il Comitato Trasportatori Siciliani ha disposto la revoca formale dello sciopero per favorire il ripristino dei flussi logistici nell’isola, mantenendo comunque lo stato di agitazione. Il comitato ha accolto con favore l’impegno del governo per l’istituzione del Tavolo permanente del Meridione, finalizzato a calmierare i prezzi dei traghetti sullo Stretto di Messina.

Tuttavia, la base dei lavoratori si è divisa: presso il casello autostradale di San Gregorio a Catania, decine di manifestanti hanno deciso di proseguire i blocchi a oltranza, giudicando insufficiente la posticipazione dei crediti d’imposta al 2027. Nel frattempo, tantissimi centri urbani tra cui Messina registrano pesanti carenze di merce nei supermercati e la sospensione della raccolta dei rifiuti in 15 comuni della zona ionica.

La linea dura in Campania, Calabria e Puglia e i rischi per la filiera

Nel resto del Mezzogiorno la protesta non mostra segni di cedimento e rimarrà attiva almeno fino al prossimo vertice ministeriale fissato per il 27 ottobre. In Campania si registrano chilometriche code di mezzi pesanti lungo l’autostrada A1 nella zona di Caserta Sud e sull’A30 all’altezza di Nola, oltre ai presidi nel Salernitano lungo l’A2 del Mediterraneo tra Polla, Atena Lucana e Sala Consilina. Vincenzo Parisi ha confermato che il fermo proseguirà per tutelare le piccole imprese.

In Calabria i tir presidiano la statale 106 a Cassano Ionio e la statale 534 a Firmo, causando la scarsità di latte fresco e prodotti ortofrutticoli a Cosenza. In Puglia le manifestazioni interessano la provinciale 231 a Bitonto e il territorio di Cerignola, dove Antonio Manzi attende le verifiche tecniche della categoria. L’impatto economico si estende anche all’Abruzzo, dove Fabrizio Lobene di Confagricoltura ha lanciato l’allarme per il blocco della piana del Fucino, area che garantisce il 60% della produzione orticola nazionale. Solidarietà è giunta da Nicola Zampella di Federbeton, che ha ricordato come l’energia elettrica abbia raggiunto i 207 euro al MWh a settembre 2026, facendo salire i costi di trasporto fino al 50% del valore del prodotto.

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