Bambini e tecnologia: il parental control è una buona soluzione?

Nell’ultimo ventennio il mondo è radicalmente cambiato: le nuove generazioni si rapportano prestissimo – già al primo anno di vita – a dispositivi digitali di vario tipo, soprattutto smartphone e tablet per vedere i cartoni animati, ascoltare la musica o cercare informazioni. Non solo: rispetto a un tempo, si è abbassata anche l’età media in cui si riceve il primo smartphone, stabilendosi addirittura intorno agli 8-9 anni. Stando ai dati della XIV edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia diffusi da Save the Children, dal titolo “Tempi digitali”, in Italia il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internet tutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. 

Bambini e ragazzi sono sempre più immersi in una realtà digitale ed esposti a una quantità di contenuti impressionante, ma non tutto ciò che si trova online è pensato per i – e adatto ai – più giovani, anzi: sono molte le insidie e i contenuti inappropriati, violenti, e perfino illegali o pericolosi per la salute. Se è vero che la tecnologia e internet possono essere importanti strumenti di comunicazione, relazione, divertimento, informazione (basti pensare al ruolo che hanno ricoperto durante la pandemia da Covid), è altrettanto vero che educare i più piccoli e accompagnarli a un uso consapevole e responsabile è un imperativo per i genitori. 

Per questo, molte famiglie adottano il parental control, che consente loro di monitorare i contenuti web e televisivi a cui possono accedere i propri figli. Ma come funziona questo sistema? Può essere a tutti gli effetti una buona soluzione? Ne parliamo in questo articolo!

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Parental control: cos’è?

Letteralmente, si traduce come “controllo parentale” e in prima battuta era nato per i principali browser web, ma con gli anni si è allargato al mondo degli smartphone e delle applicazioni. Anche conosciuto come “controllo genitori” o “filtro famiglia”, come suggerisce il nome il parental control è un insieme di sistemi applicati a diverse tipologie di strumenti tecnologici che permette ai genitori di monitorare e bloccare l’accesso a determinate attività non idonee o siti da parte del minore (ad esempio, attraverso alcune parole chiave), selezionando i contenuti che invece possono essere accessibili. Non solo: un altro aspetto interessante è che permette di impostare il tempo di utilizzo di quel dispositivo di computer, tv, smartphone e tablet, stabilendo la durata e il numero giornaliero delle connessioni. 

Come funziona il parental control

Ad oggi, la maggior parte dei dispositivi ha le funzioni di internet Parental Control già integrate, senza bisogno di acquistare o scaricare app terze, per rispondere alla necessità di tutelare i minori dai pericoli del web. I filtri famiglia possono infatti essere applicati su pc, tablet, smartphone e tv, e in generale tutti i sistemi operativi – da Windows ad Apple – prevedono programmi in grado di bloccare l’accesso a contenuti ritenuti appunto inappropriati o non idonei per i minori.

Ma come funziona esattamente il parental control? Permette di 

  • attivare un “blocco” dei contenuti attraverso la creazione di vere e proprie black list, liste che identificano i contenuti “non idonei” o “pericolosi”, cui i bambini non possono accedere. Questo lo si fa attraverso l’inserimento delle opportune parole chiave (ad esempio: “pornografia” o “armi”) che consentono di attivare il Parental Lock
  • consentire l’accesso a una serie di contenuti selezionati, attraverso la creazione di white list, che contrariamente a prima rappresentano i contenuti a libero accesso
  • limitare il tempo di fruizione dei contenuti di determinati canali
  • controllare i contenuti visualizzati, monitorando le attività del bambino sul browser attraverso diversi sistemi di reportistica.

Prima ancora di attivare il parental control, però, è bene impostare profili diversificati a seconda di chi accede, se si condividono gli stessi dispositivi. È possibile dunque creare un account per l’adulto – che sarà l’amministratore – e un account “figlio/a”: in questo modo, quando si effettuerà l’accesso, ciascuno potrà navigare nella modalità prestabilita con esperienze differenziate. Oppure, alcune app permettono già di attivare profili “kids” o scaricare una versione realizzata appositamente per i più piccoli. Un esempio? YouTube Kids, tra i servizi più usati dai bambini, che include video e nuovi contenuti controllati e approvati che possono essere usati in modo facile e sicuro dai più piccoli.

Esistono poi app terze, come Yu Control, Care4Teen o Kids Place, che permettono ad esempio di tenere sotto controllo le attività svolte sul web attraverso una reportistica e avvisi in tempo reale, monitorare a distanza siti, giochi, posizione, sms e chiamate o ancora impostare le app a cui può accedere il bambino. 

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Parental control: quando è utile?

I livelli di “controllo”, appunto, possono essere diversi a seconda dei dispositivi, delle applicazioni e, ovviamente, dall’età dei minori. Molti genitori si chiedono effettivamente in quali casi è utile attivare sistemi di parental control e, soprattutto, per quanto tempo.

  • Da 1 anno a 12 anni è consigliato attivare il filtro famiglia per la maggior parte dei dispositivi e canali a cui il bambino ha accesso.
  • Dai 12-14 anni in poi, il parental control è comunque raccomandato ma va reso più flessibile impostando un libero accesso ad alcune tipologie di contenuto.
  • Dai 15 anni in poi può risultare superfluo (se non addirittura controproducente), ma in alcuni casi può essere ancora utilizzato, ad esempio se il ragazzo soffre di qualche problematica che può risentirne in maniera negativa dall’attività online. 

Questi sistemi di controllo e monitoraggio dovrebbero essere dunque adeguati all’età e al loro grado di autonomia e responsabilità.

Genitori e parental control: educare a un uso consapevole

Arrivati a questo punto, è bene però fare alcune specifiche: anche i genitori devono utilizzare questi strumenti di controllo in maniera responsabile, consapevole e critica. Innanzitutto, gli esperti sconsigliano fortemente di installare software di controllo all’insaputa del bambino: il loro utilizzo dovrebbe essere condiviso e partecipato per farlo diventare un vero e proprio strumento educativo, che invita alla riflessione e al dialogo. Quindi, è fondamentale spiegare i motivi per cui si attiva un “blocco” su alcuni contenuti e siti, per poi concordare insieme ad esempio quali siano i limiti di tempo durante la giornata.

Il genitore non deve “sorvegliare” il bambino, ma insegnargli le competenze di base per usare la tecnologia e navigare online, osservarlo e aiutarlo ad acquisire consapevolezza dell’uso che fa dei dispositivi e del tempo di utilizzo, accompagnandolo verso una maggiore responsabilizzazione. In primis, deve farlo attraverso il proprio comportamento: quanto tempo noi adulti trascorriamo davanti alle app o ai siti web? Come ci comportiamo online? Prima di criticare il comportamento dei nostri figli, dovremmo infatti interrogarci sul nostro e provare a dare il buon esempio, ricordandoci sempre che i bambini ci guardano e ci imitano.

Il parental control non deve rappresentare una “gabbia”, un “guinzaglio” o un “sistema di spionaggio”: si tratta comunque di sistemi flessibili, che dovrebbero essere impiegati sempre e comunque in ambito di dialogo e ascolto dei propri figli, adeguandoli all’età e al loro grado di autonomia.

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Parental control: sì o no?

Il parental control è quindi una buona soluzione? Senz’altro, ma rimane comunque una soluzione parziale. Per quanto questi strumenti stiano diventando sempre più efficaci e funzionali, non possono essere considerati sufficienti – da soli – per garantire il “benessere” dei figli sul web. Senza una promozione di un uso consapevole e responsabile delle tecnologie digitali, il parental control rischia di rimanere una sorta di “tampone” temporaneo, efficace nell’immediato ma controproducente sul lungo termine. Se impostato di nascosto o utilizzato in maniera eccessiva, può minare la fiducia tra genitori e figli in maniera profonda; inoltre, l’iperprotezione non equipaggia i ragazzi ai rischi e ai potenziali danni del web. Da ricordare anche che un’eccessiva proibizione può diventare per i ragazzi più grandi una sorta di “catalizzatore” di attenzione, facendogli provare il gusto della sfida.

Avviare un dialogo aperto, sano e onesto con i propri figli, confrontandosi su quali possono essere contenuti idonei o meno e sui possibili “pericoli” e conseguenze della loro fruizione e condivisione, è il mezzo più efficace per far prendere loro consapevolezza dei rischi e valorizzare invece le opportunità che il digitale offre. Per quanto efficiente, un filtro non potrà mai sostituirsi al ruolo educativo dell’adulto di riferimento: come insegniamo ai nostri figli come muoversi fuori di casa, allo stesso modo dobbiamo insegnare loro come muoversi nel complesso mondo digitale, fornendo una bussola, e come sfruttare questa occasione per creare regole condivise.

Voi cosa ne pensate? Avete mai usato sistemi di parental control?

 

Fonti:

uppa.it

savethechildren.it


Immagine in evidenza di RainStar/gettyimages.it

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