Li mangiamo a colazione, li mettiamo nello zaino dei bambini per la merenda e spesso li scegliamo al supermercato senza pensarci troppo. I biscotti fanno parte delle abitudini alimentari di milioni di italiani, eppure dietro una confezione di frollini possono nascondersi sostanze che non troveremo mai nell’elenco degli ingredienti, perché si formano durante la lavorazione oppure derivano dalle materie prime. Il test de Il Salvagente di Novembre 2025 ha analizzato 29 biscotti, di cui 13 classici e 16 integrali, per verificare la presenza di acrilammide e micotossine, valutando anche la composizione nutrizionale e la qualità degli ingredienti utilizzati. Il quadro che emerge è piuttosto articolato: se le concentrazioni delle micotossine regolamentate risultano complessivamente sotto controllo, l’acrilammide continua a rappresentare un elemento di preoccupazione, soprattutto perché l’esposizione a questa sostanza non dipende soltanto dai biscotti, ma da numerosi alimenti che consumiamo quotidianamente. La buona notizia è che diversi prodotti, compresi alcuni tra i più conosciuti e alcune referenze economiche dei supermercati, ottengono risultati molto positivi.
I biscotti migliori del test: Gocciole al primo posto
A conquistare il punteggio più alto tra i biscotti classici riportati nelle analisi sono le Gocciole Chocolate Pavesi, con 9,7 punti su 10. Un risultato interessante, soprattutto perché si tratta di biscotti al cioccolato molto diffusi, nei quali il laboratorio non ha rilevato né acrilammide né deossinivalenolo (Don), una delle micotossine ricercate. Le Gocciole contengono comunque 22 grammi di zuccheri per 100 grammi di prodotto, una quantità che ricorda come un buon risultato nelle analisi sui contaminanti non equivalga automaticamente a un alimento da consumare senza moderazione.
Al secondo posto troviamo i Saiwa Oro Classico, con 9,1 punti, anche questi senza acrilammide rilevabile e con una concentrazione di Don pari a 35 microgrammi per chilogrammo, ben al di sotto dei limiti considerati nel test.
Seguono, tutti con 9 punti, tre prodotti piuttosto diversi tra loro: le Macine Mulino Bianco, i Gentilini Piaceri senza zuccheri aggiunti ed i Carrefour Original Frollini alla panna. Le Macine presentano 52 microgrammi di acrilammide per chilogrammo, mentre nei Carrefour la sostanza non è stata rilevata. I Gentilini, invece, si distinguono per il ridotto contenuto di zuccheri, appena 1,9 grammi per 100 grammi, ma utilizzano maltitolo e sciroppo di maltitolo, dolcificanti che, se assunti in quantità eccessive, possono provocare effetti lassativi.
Anche i biscotti del supermercato ottengono buoni risultati
Non serve necessariamente acquistare i marchi più costosi per trovare biscotti che ottengono una buona valutazione.
I Lidl Realforno Fior di Panna e gli Eurospin Dolciando Frollini con panna raggiungono entrambi 8,7 punti, con prezzi rispettivamente di 2,13 e 2,41 euro al chilogrammo. Nel primo caso il laboratorio ha rilevato 66 microgrammi di acrilammide per chilogrammo, nel secondo 51. Buono anche il risultato dei Coop Frollini alla panna, che ottengono 8,5 punti, seguiti dai Colussi Il Granturchese e dai Conad Frollini con panna, entrambi con 8,2 punti. Le Balocco Ciambelle raggiungono invece 8,1.
La classifica dei biscotti migliori secondo Il Salvagente
Ecco l’elenco dei 12 biscotti classici riportati nelle tabelle del test, ordinati in base al punteggio ottenuto:
- Pavesi Gocciole Chocolate – 9,7
- Saiwa Oro Classico – 9,1
- Mulino Bianco Macine – 9
- Gentilini Piaceri senza zuccheri aggiunti – 9
- Carrefour Original Frollini alla panna – 9
- Lidl Realforno Fior di Panna – 8,7
- Eurospin Dolciando Frollini con panna – 8,7
- Coop Frollini alla panna – 8,5
- Colussi Il Granturchese – 8,2
- Conad Frollini con panna – 8,2
- Balocco Ciambelle – 8,1
Acrilammide: il contaminante che si forma durante la cottura
Ma perché l’acrilammide desta tanta preoccupazione? A differenza di altri ingredienti poco desiderabili, questa sostanza non viene aggiunta volontariamente ai biscotti, bensì si sviluppa durante la cottura ad alte temperature degli alimenti ricchi di amido, attraverso alcune delle reazioni chimiche che contribuiscono alla caratteristica doratura dei prodotti da forno.
La troviamo quindi non soltanto nei frollini, ma anche nel pane tostato, nelle patatine fritte, nel caffè e in molti altri alimenti di consumo quotidiano. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) la classifica come probabile cancerogeno per l’uomo, mentre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) considera la sua presenza negli alimenti una questione di salute pubblica, sulla base delle evidenze sperimentali disponibili. Il problema riguarda soprattutto l’esposizione ripetuta nel tempo, che può essere particolarmente rilevante nei bambini, anche in rapporto al loro peso corporeo.
Nel test nessuno dei 29 biscotti ha superato il livello di riferimento europeo di 350 microgrammi per chilogrammo previsto per i biscotti comuni. Ma attenzione: questa soglia non rappresenta un confine tra ciò che è sicuro e ciò che non lo è. Si tratta di un parametro utilizzato per verificare l’efficacia delle misure di riduzione adottate dai produttori, che sono tenuti dalla normativa europea a contenere la formazione di acrilammide. Per i biscotti specificamente destinati ai lattanti e ai bambini piccoli è previsto un livello di riferimento diverso, pari a 150 microgrammi per chilogrammo.
Secondo quanto riportato dal Salvagente, la concentrazione media riscontrata nei campioni analizzati è stata di 88,60 microgrammi per chilogrammo. Sulla base dei dati di consumo e dei criteri di valutazione adottati dall’Efsa, gli esperti consultati dalla rivista evidenziano un potenziale problema legato all’esposizione nelle diverse fasce d’età. Questo non significa che mangiare qualche biscotto provochi un tumore, ma che sarebbe importante ridurre il più possibile l’esposizione complessiva all’acrilammide, considerando tutti gli alimenti che possono contribuire alla sua assunzione.
Micotossine nei biscotti: cosa hanno trovato le analisi
L’altra parte dell’indagine riguarda le micotossine, sostanze prodotte da alcune muffe che possono contaminare i cereali già durante la coltivazione oppure nelle successive fasi di conservazione. Tra quelle ricercate c’è il deossinivalenolo, conosciuto anche come Don, una tossina che può provocare effetti gastrointestinali e per la quale la normativa europea prevede limiti massimi. Su questo fronte il test restituisce risultati rassicuranti: tutti i campioni sono rimasti al di sotto dei limiti considerati, e la concentrazione più elevata, pari a 101 microgrammi per chilogrammo, è stata individuata nei Saiwa Oro Cruscoro.
Il laboratorio ha inoltre cercato lo zearalenone, rilevato soltanto nei due campioni di Doria Bucaneve, anche in questo caso in quantità inferiori ai limiti normativi. Più complessa la situazione delle enniatine, micotossine emergenti rinvenute in diversi prodotti e per le quali non esistono ancora limiti massimi specifici a livello europeo. La presenza non indica di per sé un rischio sanitario concreto, ma conferma la necessità di approfondire gli effetti di queste sostanze e continuare a monitorarle.
Zuccheri e ingredienti: non basta che un biscotto sia senza contaminanti
Un aspetto interessante dell’indagine è che il giudizio finale non dipende esclusivamente dalle analisi di laboratorio. Il Salvagente ha infatti considerato anche il contenuto di zuccheri, sale e fibre, penalizzando alcuni ingredienti ritenuti poco desiderabili. E proprio gli zuccheri rappresentano uno degli elementi più evidenti: i Colussi Granturchese ne contengono 26 grammi ogni 100 grammi di prodotto, le Gocciole Pavesi 22, i Balocco Ciambelle 21 e i Saiwa Oro Classico 20. Significa che una porzione da 40 grammi di Granturchese apporta già circa 10 grammi di zuccheri, ai quali bisogna eventualmente aggiungere quelli assunti attraverso latte zuccherato, marmellata o altri alimenti della colazione.
Tra gli ingredienti penalizzati dalla rivista troviamo anche l’olio di palma, soprattutto per l’apporto di grassi saturi, lo sciroppo di glucosio-fruttosio ed alcuni additivi a base di fosfati. La loro presenza non rende automaticamente pericoloso un alimento, ma può essere un elemento utile nella valutazione complessiva, soprattutto quando si tratta di prodotti consumati frequentemente dai bambini.
Quali biscotti scegliere, allora?
Il test dimostra che anche tra prodotti apparentemente molto simili possono esserci differenze significative, e non sempre quelli più costosi ottengono i risultati migliori. Le Gocciole Pavesi e i Saiwa Oro Classico si distinguono per l’assenza di acrilammide rilevabile, mentre alcuni frollini a marchio del supermercato dimostrano che si possono ottenere buone valutazioni anche spendendo relativamente poco. Resta però fondamentale non confondere un buon punteggio con un via libera al consumo illimitato, perché un biscotto con pochi contaminanti può essere comunque ricco di zuccheri, così come un prodotto senza zuccheri aggiunti può contenere dolcificanti o altri ingredienti da valutare.
La conclusione più interessante riguarda forse proprio i produttori: se alcuni biscotti presentano quantità di acrilammide non rilevabili o molto contenute, significa che intervenire sui processi di lavorazione e cottura può fare la differenza.
Ed è su questo che dovrebbe concentrarsi l’attenzione, perché ridurre la presenza di contaminanti negli alimenti che mangiamo ogni giorno è una responsabilità che non può essere lasciata soltanto alle scelte dei consumatori.
Fonte: Il Salvagente