La mattina del 30 settembre le ruspe sono entrate nell’area di via Emilia Ospizio di Reggio Emilia, nel Bosco Ospizio, con uno schieramento di forze dell’ordine che Davide Dell’Imperio definisce “inspiegabile”. Attivista di Extinction Rebellion Parma (movimento che pratica la disobbedienza civile non violenta per il clima), era tra chi ha provato a fermarle. “Sembrava di stare al G8“, racconta a Greenme. Con altri attivisti è entrato nel cantiere e ha fermato una ruspa per un paio d’ore. Lui e altre tre persone non residenti a Reggio hanno ricevuto un foglio di via, il provvedimento che vieta di tornare in città per due o tre anni.
Che cos’è il Bosco Ospizio
Bosco Ospizio è, anzi era, un’area verde di 4,5 ettari dove sorgeva un ospizio comunale poi demolito. Qui, col tempo, la natura ha ripreso spazio da sola. Dell’Imperio parla di oltre 50 alberi di alto fusto, tra 300 e 400 specie vegetali, fauna e una zona umida: “Era veramente imponente”. Il progetto di Conad prevede un supermercato e una Casa della Salute, struttura pubblica di assistenza sanitaria di quartiere. Gli alberi, racconta, “sono stati sradicati dal terreno” per costruire tutto questo.
Il presidio, dall’interno
XR Parma si è avvicinata al caso ad aprile e da giugno ha seguito le assemblee. A fine luglio è arrivata la notizia che il 3 agosto sarebbero entrate le ruspe. È nato così il presidio, il campo davanti al cantiere: per due mattine si sono seduti davanti all’unico cancello da cui entravano i mezzi pesanti. Poi sono arrivati tende, gazebo, attività con i bambini, yoga, concerti. “A luglio eravamo 20 persone in assemblea”, ricorda. Poi, in piazza Frampolini, la piazza principale, le persone sono diventate quasi 500.
L’assemblea aveva chiesto di spostare i servizi in un edificio abbandonato già cementificato e di donare il bosco alla comunità come parco. Il Comune, racconta, ha risposto che Conad è un privato. Dopo un paio di giorni dall’incontro con i dirigenti, è arrivato il no. Il cantiere è partito senza attendere l’esito del ricorso, atteso nei primi giorni di ottobre. Un agente della Digos, la polizia che segue le manifestazioni, gli ha chiesto se potessero essere amici: la battaglia è la stessa, ha risposto, cambiano i modi.
Il momento che porta l’attivista con sé è un rito di origine peruviana, proposto da una ragazza dopo un’assemblea al tramonto: “Ho iniziato a vedere questo cerchio sempre più grande”.
Un anno dopo la prima visita
Greenme aveva raccontato il bosco nel luglio 2025, durante il festival Insostenibile. Marco e Filippo Fervino, del comitato di tutela, parlavano di un bosco di circa 25 anni, nato da solo su terreno pubblico. Sostenevano che la Casa della Salute si sarebbe potuta costruire con i fondi del Pnrr, il piano nazionale di ripresa finanziato dall’Ue, senza vendere l’area. “Non puoi compensare un bosco spontaneo“, dicevano.
Dell’Imperio porta l’argomento sul clima. “Nel bosco ci sentivamo comunque più freschi, la sera si poteva stare bene”. I lavori di costruzione, spiega l’attivista, dovrebbero finire ad agosto 2028, mentre “ci sono 38 gradi all’ombra” e nel quartiere vivono molti anziani: “Il Bosco è una casa della salute“. All’accusa di degrado replica che “non abbiamo mai visto nessuno da quando c’eravamo noi». Sul futuro è netto: “il Bosco vivrà sempre“.

