Così la cagnolina Mariposa, sopravvissuta al terremoto in Venezuela, è stata uccisa dalla malvagità umana

In una La Guaira sconvolta dalla devastazione di un violento doppio sisma, il miracolo del suo ritrovamento aveva commosso un intero Paese. Intrappolata sotto le macerie per lunghissime ore, la cagnolina Mariposa era stata estratta viva, ferita e stremata dalla disidratazione. Le sue immagini mentre beveva le prime gocce d’acqua tra le mani dei soccorritori avevano fatto il giro del web, trasformandola nel simbolo della speranza e della voglia di ricominciare del Venezuela. Dopo le necessarie cure veterinarie, l’animale aveva trovato stallo a Caracas, in attesa di un’adozione definitiva. Ma il lieto fine si è trasformato in un’inaspettata tragedia.

La fuga a Lídice e la brutale aggressione

Durante la permanenza nella casa temporanea, la cagnolina si è allontanata accidentalmente per le vie del quartiere Lídice. Lì si è imbattuta in un uomo del posto noto con il soprannome di Raulito (o Raulín). Stando alle ricostruzioni e ai filmati diffusi, l’uomo avrebbe reagito all’abbaiare dell’animale scagliandosi contro di lei con inaudita violenza, colpendola ripetutamente con una tavola di legno chiodata. Le percosse le hanno causato lesioni devastanti e un severo trauma cranico.

Il disperato tentativo dei veterinari e l’ondata di indignazione

Nonostante la gravità del quadro clinico, i veterinari hanno tentato fino all’ultimo di stabilizzarla. Mariposa ha lottato per alcune ore prima di cedere alla gravità delle ferite. La notizia del suo decesso ha scatenato la furia della comunità e delle associazioni per i diritti degli animali. L’organizzazione La Manada de Pérez ha presentato formale denuncia, mentre il Ministero Pubblico venezuelano ha disposto gli accertamenti forensi sull’accaduto. Parallelamente, il presunto aggressore si è dato alla fuga insieme ad alcuni familiari, lasciando la zona per sottrarsi alle forze dell’ordine.

La piazza di Caracas insorge per la riforma delle pene

La morte della cagnolina ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali e sulle lacune legislative del Paese. Decine di attivisti si sono radunati in Piazza La Candelaria a Caracas per manifestare, chiedendo che casi simili vengano perseguiti come vero e proprio reato penale e non più come semplice illecito amministrativo. Ciò che la forza della natura e le macerie del terremoto non sono riuscite a spezzare è stato distrutto dalla furia cieca di un uomo. Non ci possono essere scuse, giustificazioni o attenuanti per chi sfoga la propria violenza brutale contro chi non può difendersi: la giustizia deve rintracciarlo e punirlo con la massima severità per far sì che tragedie di questo tipo non si ripetano mai più.

Fonte:  Venezuela Awareness Foundation

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