I cambiamenti climatici “si vedono” guardando le feci dei pinguini, lo studio che ci sbatte in faccia la realtà

Le feci dei pinguini stanno cambiando, e questo è dovuto ai cambiamenti climatici: uno studio guidato dalla Clemson University (Usa) dimostra infatti che il colore del guano si modifica in risposta al cibo disponibile, ovvero alle prede di cui dispongono i pinguini, la cui presenza varia in base al clima.

Come è stato condotto lo studio e cosa ha evidenziato

La ricerca è stata condotta focalizzando le osservazioni sui pinguini di Adelia, tra i predatori più numerosi dell’Oceano Meridionale. Questi, sebbene si nutrano di risorse oceaniche, nidificano su affioramenti rocciosi lungo tutto il continente antartico.

Le loro colonie sono perfette per studi come questo: infatti ospitano spesso centinaia di migliaia di esemplari nidificanti, che producono enormi quantità di guano, talmente abbondante da poter essere facilmente individuato dallo spazio grazie ai satelliti Landsat della NASA.

I ricercatori hanno perciò potuto analizzare migliaia di immagini satellitari risalenti fino agli anni ‘80 in modo da esaminare queste macchie di guano, con l’obbiettivo di scoprire la dieta dei pinguini e in che modo i cambiamenti ambientali potessero influenzarla, incidendo di conseguenza sulla loro sopravvivenza.

[…] abbiamo riscontrato che, in presenza di abbondante ghiaccio marino nei pressi della colonia, i pinguini di Adelia tendono a nutrirsi maggiormente di piccoli pesci – spiega Casey Youngflesh, che ha guidato lo studio – Quando invece il ghiaccio marino scarseggia, la loro dieta si basa prevalentemente sul krill, piccoli crostacei simili a gamberetti

Una vista satellitare di un gruppo di piccole isole, con ghiaccio galleggiante nelle acque circostanti, mostra come alcune isole appaiano di colore rosa, mentre altre no. Allo stesso modo, alcune delle Danger Islands, in Antartide, appaiono colorate di rosa dal guano dei pinguini di Adelia, la cui dieta è ricca di krill. Senza le colonie di nidificazione, quelle isole apparirebbero più simili a Darwin Island.

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©Thomas Sayre-McCord/WHOI/MIT via The Conversation

Il krill possiede infatti un esoscheletro rosa che i pinguini non digeriscono completamente, conferendo al loro guano una tonalità rosata.

È proprio il colore del guano a permetterci di determinare di cosa si nutrano i pinguini: questo metodo si basa su un approccio quantitativo da noi sviluppato, che analizza il colore del guano mettendolo in relazione con la percentuale di krill presente nella dieta dei pinguini

Per stabilire questa correlazione, gli scienziati hanno raccolto campioni di guano in diverse località, quindi, tramite uno spettrometro, hanno determinato il colore di ciascun campione così come apparirebbe visto da un satellite.

Le analisi sono state condotte in un piccolo laboratorio a bordo di una nave in Antartide e la composizione del guano è stata messa a punto utilizzando tecniche di chimica ambientale, per risalire alla dieta che aveva determinato quella specifica colorazione.

Queste informazioni, integrate da modelli statistici, hanno permesso di determinare la dieta dei pinguini in base al colore del loro guano osservato dai satelliti.

Più in generale, ciò offre uno sguardo su quanto accade nella vasta rete alimentare marina antartica. informazioni solitamente nascoste sotto la superficie dell’Oceano Meridionale. A nostra conoscenza, si tratta del primo tentativo di monitorare direttamente l’alimentazione animale dallo spazio

Sono stati utilizzati dati provenienti da circa 4.000 immagini satellitari, scoprendo che i pinguini si nutrono di prede diverse a seconda della zona del continente antartico e che la loro dieta varia sia nel corso dell’anno sia da un anno all’altro.

Come i risultati osservati sono legati ai cambiamenti climatici

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©NASA Earth Observatory/Michala Garrison via The Conversation

I nostri dati rivelano come il cambiamento climatico stia modificando la dieta dei pinguini e come stia cambiando la rete alimentare antartica nel suo complesso

A partire dagli anni 2010, l’estensione del ghiaccio marino attorno al continente ha subito un drastico calo, facendo registrare in diverse annate nuovi minimi storici.

Leggi anche: Come sarebbe l’Antartide senza il suo ghiaccio? La mappa più dettagliata del Polo Sud (che ne svela la grande fragilità)

Una minore presenza di ghiaccio marino comporta una riduzione della disponibilità di pesce, il che rappresenta una cattiva notizia per i pinguini: i pulcini di pinguino di Adelia tendono infatti a essere più pesanti quando si nutrono di pesce anziché di krill, e pulcini più pesanti hanno maggiori probabilità di sopravvivere fino all’età adulta.

I nostri risultati indicano che, nelle aree in cui i pinguini consumano meno pesce, il numero di esemplari è diminuito negli ultimi decenni in tutto l’areale della specie. Al contrario, le colonie che si nutrono maggiormente di pesce tendono a rimanere stabili o a crescere

Non solo cambiamenti climatici

Purtroppo, si prevede che il calo su larga scala del ghiaccio marino proseguirà in futuro. I pinguini di Adelia stanno inoltre affrontando una crescente concorrenza per il pesce e il krill da parte di altre specie marine e dell’uomo.

Ad esempio, nella regione della Penisola Antartica, l’area situata direttamente a sud del Sud America, le popolazioni di balene con i fanoni, che si nutrono prevalentemente di krill, si sono riprese in modo significativo dopo la fine della caccia commerciale alle balene, avvenuta decenni fa. Con il riscaldamento del clima, i pinguini Papua stanno spostando il proprio areale dalle zone sub-antartiche verso sud, in direzione dell’Antartide.

Anche i pescherecci a strascico stanno ormai prelevando grandi quantità di krill, destinato alla produzione di mangimi per pesci e integratori alimentari per l’uomo: ciò potrebbe esercitare un’ulteriore pressione sui pinguini di Adelia in queste regioni.

Il contributo indispensabile delle immagini e delle tecnologie satellitari

Solo grazie all’utilizzo di migliaia di immagini satellitari il nostro gruppo di ricerca ha potuto comprendere come vari la dieta dei pinguini di Adelia nell’intero areale della specie, come cambi nel corso delle stagioni e come stia reagendo alle trasformazioni ambientali degli ultimi decenni

Le informazioni provenienti dai satelliti sono particolarmente preziose per aree remote e difficili da raggiungere, come le colonie di pinguini in Antartide: altri metodi di raccolta dati richiederebbero infatti un enorme dispendio di personale e risorse, oltre a complesse operazioni di pianificazione, spostamento e logistica per la sopravvivenza.

Il continuo perfezionamento delle tecnologie satellitari – caratterizzate da una risoluzione sempre maggiore, intervalli più brevi tra un’immagine e l’altra e nuovi sensori per la raccolta di informazioni – offre l’opportunità di rivoluzionare il monitoraggio di alcune specie animali, fornendo dati fondamentali su come il mondo stia cambiando e su come l’umanità possa rispondere a tali cambiamenti

Anche di fronte a qualcosa di davvero visibile come questo si può continuare a negare quello che sta succedendo?

Il lavoro è stato pubblicato su Current Biology.

Fonti: The Conversation / Current Biology  

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