Che legame c’è fra SLA e microplastiche nel sistema nervoso? Ecco cosa scoperto questo studio italiano

Un millilitro di liquido cerebrospinale, quello che avvolge cervello e midollo spinale, ha restituito una differenza notevole. Nei 24 pazienti con sclerosi laterale amiotrofica esaminati dai ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia la concentrazione mediana di nano- e microplastiche era di 1.022 particelle per millilitro. Nei 20 controlli si fermava a 532,1. Quasi la metà.

È quanto emerge dallo studio Central nervous system concentrations of nano- and microplastics and risk of amyotrophic lateral sclerosis, pubblicato su Brain Communications. Per la prima volta i ricercatori hanno quantificato queste particelle direttamente nel liquido cerebrospinale di persone con SLA, trovandone concentrazioni più elevate rispetto al gruppo di confronto.

Più particelle nel liquido che circonda cervello e midollo

Lo studio ha coinvolto 44 persone delle province di Modena e Reggio Emilia: 24 con una diagnosi recente di SLA e 20 sottoposte a puntura lombare per sospetti disturbi neurologici successivamente esclusi.

La differenza più evidente è comparsa proprio nel liquor. Nei pazienti con SLA la concentrazione mediana raggiungeva 1.022 particelle per millilitro contro 532,1 nei controlli. Anche nel sangue i valori erano maggiori: 1.513,7 contro 1.278,7 particelle per millilitro.

E sangue e sistema nervoso sembrano parlare tra loro. I ricercatori hanno osservato che all’aumentare delle concentrazioni nel siero tendevano ad aumentare anche quelle presenti nel liquido cerebrospinale.

L’analisi si è concentrata sulle particelle comprese tra 0,1 e 10 micrometri, quindi sulle nanoplastiche e sulle microplastiche più piccole. Una scala difficile perfino da immaginare: il diametro di un capello umano è decine di volte maggiore.

Il possibile legame con la SLA

Analizzando i dati, il gruppo coordinato da Marco Vinceti e Jessica Mandrioli ha osservato anche un’associazione tra concentrazioni più elevate di particelle e SLA. Nel sangue la relazione diventava più evidente soprattutto oltre circa 2.500 particelle per millilitro, mentre nel liquor l’andamento appariva più graduale.

Un altro elemento riguarda il neurofilamento a catena leggera, NfL, una proteina utilizzata come indicatore del danno degli assoni. Nei pazienti con SLA, concentrazioni maggiori di microplastiche nel sangue erano associate anche a livelli più elevati di NfL.

Da qui nasce una delle ipotesi che i ricercatori vogliono approfondire: particelle tanto piccole potrebbero esercitare direttamente effetti tossici oppure trasportare altre sostanze potenzialmente dannose fino al sistema nervoso centrale.

«Se e quanto questi nuovi contaminanti rappresentati da nano e microplastiche siano responsabili di effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo», ha spiegato Vinceti nel comunicato dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

La cautela serve, ma senza sotterrare il risultato sotto una montagna di asterischi: nel piccolo gruppo studiato, le persone con SLA avevano molte più particelle nel liquido cerebrospinale. Ora bisognerà capire perché.

Le microplastiche sono riuscite ad arrivare fin lì

Il risultato interessante supera infatti la SLA. Le analisi mostrano che nano- e microplastiche possono essere rilevate anche in un compartimento strettamente collegato a cervello e midollo spinale, aggiungendo un altro tassello alla ricerca sulla diffusione di questi contaminanti nel corpo umano.

Per misurarle, i campioni sono stati trattati nei laboratori dell’Università di Catania con una tecnica basata sulla microscopia elettronica a scansione e sulla microanalisi a raggi X. Lo studio nasce dalla collaborazione tra Unimore, Università di Catania e Boston University School of Public Health.

Il numero dei partecipanti resta ridotto e serviranno studi più grandi per verificare l’associazione e capire quale direzione abbia. Questa volta, però, la domanda scientifica ha già cambiato indirizzo: le microplastiche non vengono cercate soltanto nel sangue, nei polmoni o negli organi. Sono state trovate anche nel liquido che bagna il nostro sistema nervoso centrale. E nel gruppo con SLA erano quasi il doppio.

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