Per anni è rimasta all’aperto, tra pioggia, licheni e incuria, fino a finire in un deposito di materiali di recupero nel Wiltshire, in Inghilterra. Lì un collezionista ha notato una scultura in marmo alta appena 68 centimetri e ha deciso di acquistarla per 300 sterline, circa 345 euro. Aveva visto qualcosa che agli altri era sfuggito: quella figura malconcia raffigurante un papa poteva valere molto più del prezzo richiesto.
Aveva ragione. Secondo gli esperti della casa d’aste britannica Woolley & Wallis, si tratterebbe di un raro modello preparatorio realizzato intorno al 1736 da Pietro Bracci, lo scultore romano che avrebbe poi realizzato la monumentale figura di Oceano al centro della Fontana di Trevi. L’opera raffigura papa Clemente XII seduto in trono e sarebbe collegata a una grande statua bronzea un tempo conservata in Campidoglio, distrutta nel 1798.
Il marmo è stato inserito nell’asta dell’8 ottobre 2026 con una stima tra 5.000 e 10.000 sterline, circa 5.800-11.600 euro. Il lotto è stato però successivamente segnalato come ritirato dalla vendita. Il motivo non è stato reso pubblico.
La firma di Pietro Bracci su una scultura dimenticata
Il piccolo Clemente XII indossa il triregno, la tradizionale tiara papale, e un ampio mantello decorato con rilievi. Siede su un trono ornato da volute e cherubini alati. Nonostante il deterioramento della superficie, sono ancora riconoscibili i dettagli dell’abbigliamento e della composizione. Sulla parte destra compare una firma: “P. Bracci, Rom. F.”, riferita a Pietro Bracci e alla realizzazione dell’opera a Roma.
Secondo il catalogo di Woolley & Wallis, la scultura sarebbe l’unico modello in marmo superstite conosciuto della statua monumentale commissionata dal Senato romano per celebrare Clemente XII. L’attribuzione deriva dalle ricerche della casa d’aste e va distinta dalla documentazione storica, che conferma invece l’esistenza del grande monumento bronzeo e la sua successiva distruzione.
Mark Yuan Richards, specialista della casa d’aste che ha studiato il reperto, ha definito la scoperta eccezionale, soprattutto per la rarità dell’opera e il legame diretto con la Roma papale del Settecento.
La storia di Bracci è ben documentata anche in Italia. La Treccani lo ricorda tra gli scultori più importanti del tardo Barocco romano, autore di numerosi monumenti e ritratti pontifici. Partecipò alla realizzazione della Fontana di Trevi lavorando al grande gruppo scultoreo centrale, mentre il progetto architettonico della fontana era di Nicola Salvi.
Il monumento a Clemente XII che Roma perse nel 1798
La grande statua di Clemente XII era stata commissionata per celebrare il contributo del pontefice alla nascita dei Musei Capitolini come istituzione aperta al pubblico.
Nel 1733 Clemente XII acquistò la collezione di antichità del cardinale Alessandro Albani, composta da ben 418 sculture. L’anno successivo venne inaugurato il museo di Palazzo Nuovo, uno dei passaggi più importanti nella storia delle raccolte capitoline, come ricordano gli stessi Musei Capitolini.
La scultura bronzea destinata al Campidoglio faceva parte di quel programma celebrativo. Bracci ne preparò il modello negli anni Trenta del Settecento e la fusione definitiva fu eseguita nel 1739 dall’argentiere e fonditore Francesco Giardoni. Il monumento fu inizialmente collocato nel salone di Palazzo Nuovo, di fronte alla statua di Innocenzo X di Alessandro Algardi. Successivamente venne trasferito nella Sala degli Orazi e Curiazi di Palazzo dei Conservatori.
Nel 1798, durante la Repubblica romana, il bronzo venne fuso. La statua scomparve così dalle collezioni capitoline, circa sessant’anni dopo la sua realizzazione. Per ricostruirne l’aspetto gli storici disponevano soprattutto di un’incisione settecentesca di Stefano e Rocco Pozzi. Il ritrovamento inglese potrebbe aggiungere qualcosa di molto più concreto: una rappresentazione tridimensionale della composizione, con particolari che una stampa difficilmente riesce a restituire.
Un altro Clemente XII si trova ancora a Ravenna
La vicenda ha anche un collegamento con Ravenna, dove è conservata un’altra statua di Clemente XII scolpita da Pietro Bracci. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, Bracci cominciò a lavorare a quella scultura nel 1733 e la inviò a Ravenna nel 1738. La figura presenta somiglianze con quella commissionata per il Campidoglio, pur trattandosi di due monumenti distinti.
La documentazione italiana conferma anche un particolare importante: il primo tentativo di fusione del bronzo capitolino, nell’ottobre 1738, fallì. Francesco Giardoni riuscì a completare l’opera il 15 agosto 1739. Un contratto del 10 settembre 1737, ricordato nella voce biografica dedicata a Giardoni, documenta la commissione del Senato romano.
Sono informazioni che rafforzano il collegamento storico proposto dalla casa d’aste, anche se per stabilire definitivamente l’autenticità del marmo ritrovato in Inghilterra occorrerebbe una valutazione specialistica indipendente.
Come sia arrivata in Inghilterra rimane un mistero
La provenienza della scultura presenta ancora diversi vuoti. Prima di arrivare nel deposito del Wiltshire, sarebbe rimasta per decenni nel giardino di una proprietà privata inglese, esposta alle intemperie e utilizzata come elemento decorativo.
Non è stato possibile stabilire quando abbia lasciato l’Italia, né chi l’abbia trasportata oltre Manica. Potrebbe essere arrivata in Inghilterra attraverso il mercato antiquario o grazie a un collezionista, ma queste rimangono ipotesi.
Anche la valutazione economica richiede una precisazione. La stima iniziale fra 5.000 e 10.000 sterline era quella indicata nel catalogo della vendita. Il lotto numero 470, tuttavia, risulta ritirato dall’asta dell’8 ottobre, come riportato anche nell’archivio delle vendite di MutualArt. Non è quindi possibile indicare un prezzo di aggiudicazione né attribuire al ritiro motivazioni che non sono state rese note.
A distanza di quasi tre secoli, una scultura acquistata tra vecchi materiali da costruzione potrebbe aver restituito agli studiosi un modello di un monumento romano scomparso nel 1798. La grande statua di bronzo è perduta. Quella piccola, coperta di licheni, ha resistito anche a qualche decennio trascorso in giardino.