Ora è ufficiale! Nell’Europa occidentale l’estate 2026 è stata la più calda di sempre superando il 2003 (con una media di 21,7 gradi)

L’estate 2026 entra ufficialmente nella storia climatica come la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, polverizzando il precedente primato stabilito nel 2003. Secondo i dati diffusi da Copernicus tramite il Servizio per i cambiamenti climatici (C3S) e il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), la temperatura media stagionale ha toccato i 21,7 gradi centigradi, superando di ben 2,5 gradi la media calcolata sul periodo 1991-2020. Il caldo anomalo non si è limitato ai mesi centrali, ma ha colpito precocemente già a maggio e si è protratto fino a settembre, investendo circa l’80% del continente con livelli di stress termico forte (temperature percepite superiori a 32 gradi) per ben 41 giorni.

@Copernicus

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L’estensione geografica e la persistenza del fenomeno sono state eccezionali: per 17 giorni almeno il 60% dell’Europa occidentale ha registrato temperature superiori ai 30 gradi, mentre il 52% del territorio europeo ha sperimentato uno stress termico molto forte con picchi percepiti oltre i 38 gradi. Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, ha evidenziato come la crisi climatica attuale si manifesti attraverso record multipli che colpiscono contemporaneamente l’intero sistema ambientale.

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Crisi idrica dei fiumi, mari bollenti e impennata devastante degli incendi boschivi

Le conseguenze di questa fornace prolungata si sono fatte sentire drammaticamente anche sulle risorse idriche e sugli ecosistemi naturali. Alla fine di agosto la siccità interessava quasi la metà del continente europeo, mentre le portate dei fiumi toccavano i valori più bassi dall’inizio delle rilevazioni del Sistema europeo di allerta per le alluvioni avviate nel 1992. Corsi d’acqua fondamentali come il Reno, il Danubio, la Loira e il Rodano hanno registrato flussi minimi che hanno paralizzato il trasporto merci, messo in crisi l’irrigazione agricola, ostacolato la produzione idroelettrica e compromesso il raffreddamento dei reattori nucleari.

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Parallelamente, le temperature superficiali dei mari hanno raggiunto livelli record lungo la costa atlantica e nel Mediterraneo occidentale e centrale alimentando ondate di calore marine che hanno intensificato l’umidità e il caldo notturno nelle aree costiere. In questo scenario critico, la stagione degli incendi boschivi ha registrato numeri allarmanti: al 2 settembre, la superficie bruciata nell’Unione Europea risultava quasi doppia rispetto alla media del periodo 2006-2025, con roghi particolarmente estesi in Spagna e Francia e con emissioni inquinanti tra le dieci più elevate dal 2003.

Fonte: Copernicus 

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