Capire davvero cosa contiene un alimento non è sempre semplice. Basta dare un’occhiata all’etichetta per trovarsi spesso davanti a lunghe liste di ingredienti, nomi poco familiari e informazioni che non permettono di capire a colpo d’occhio quanto un prodotto sia stato lavorato.
La California prova a intervenire proprio su questo fronte. Il Parlamento dello Stato ha approvato AB 2244, una legge che, se firmata dal governatore Gavin Newsom, introdurrebbe un programma ufficiale di certificazione per gli alimenti non ultra-processati.
L’obiettivo è creare un marchio facilmente riconoscibile sulla confezione, il “Non-Ultraprocessed Certified”, che permetta ai consumatori di individuare a colpo d’occhio i prodotti che rispettano determinati criteri.
L’approccio è interessante anche perché punta a segnalare direttamente una caratteristica positiva del prodotto, invece di concentrarsi soltanto su ciò che sarebbe opportuno limitare o evitare.
Il disegno di legge è stato presentato da un membro democratico dell’Assemblea dello Stato della California e l’iter si è concluso con un voto particolarmente netto: 32 voti a favore e nessuno contrario al Senato, mentre in Assemblea il provvedimento è passato con 72 voti a favore e nessuno contrario.
A questo punto la palla passa quindi al Governatore Gavin Newsom, che dovrà decidere se firmare la legge o porre il veto.
Come dovrebbe funzionare il nuovo marchio
Se la legge entrerà in vigore, non sarà sufficiente che un’azienda decida autonomamente di scrivere sulla confezione che un alimento è “non ultra-processato”.
Il marchio potrà essere utilizzato solo dopo una certificazione effettuata da un organismo accreditato dal California Department of Public Health (CDPH), il Dipartimento della Salute Pubblica dello Stato.
La legge stabilisce che il CDPH dovrà accreditare gli organismi autorizzati a effettuare queste certificazioni entro il 1° giugno 2029. Saranno quindi questi soggetti a verificare i prodotti e a stabilire se possono ottenere la certificazione prevista dalla legge.
Il marchio standardizzato potrà riportare la dicitura “Non-Ultraprocessed Certified Food Standard” oppure la forma abbreviata “Non-UPF Certified” che comparirà sulla parte principale della confezione, sul pannello informativo o in un’altra posizione, purché non copra informazioni obbligatorie come la tabella nutrizionale.
Quali alimenti potranno ottenere il marchio
Il programma non riguarda una categoria specifica di prodotti: può coinvolgere alimenti e bevande destinati alla vendita al dettaglio, quindi i prodotti che troviamo normalmente nei supermercati e negli altri negozi alimentari. Potranno ottenere il marchio solo quelli che rispettano i criteri stabiliti dalla California per essere considerati non ultra-processati.
La certificazione, inoltre, non sarà valida per sempre: ogni prodotto dovrà essere ricertificato almeno ogni tre anni. E se il produttore ne modificherà la ricetta, sarà necessaria una nuova verifica prima di poter continuare a utilizzare il marchio.
Uno degli aspetti interessanti della legge riguarda poi la trasparenza. Gli organismi di certificazione dovranno comunicare al Dipartimento della Salute Pubblica informazioni sui prodotti certificati, tra cui nome del prodotto, ingredienti, valori nutrizionali, produttore e marchio, codici identificativi e data della certificazione.
Il Dipartimento dovrà inoltre creare una pagina web pubblica con l’elenco degli alimenti attualmente certificati come “Non-Ultraprocessed Certified”.
Gli organismi che effettuano le certificazioni dovranno essere registrati presso il Dipartimento e rinnovare annualmente il proprio accreditamento. Il CDPH potrà inoltre controllarne procedure e documentazione e svolgere audit in qualsiasi momento.
La legge prevede anche sanzioni contro l’uso improprio del marchio. Sarà infatti illegale utilizzare il logo su un prodotto che non rispetta i requisiti previsti o certificare alimenti senza essere un organismo accreditato.
Il marchio dovrà essere visibile anche nei supermercati
La novità non riguarderà soltanto le confezioni. La legge prevede infatti specifici obblighi per alcuni grandi supermercati. Quando il marchio standardizzato sarà stato creato, i negozi di alimentari con un fatturato annuo superiore a 10 milioni di dollari che mettano in vendita più di 25 prodotti certificati dovranno rendere chiaramente identificabili almeno 3 di questi prodotti.
Potranno farlo attraverso la separazione fisica dei prodotti, cartelli o altri elementi visivi che permettano al consumatore di distinguerli facilmente dagli altri alimenti.
La California aveva già introdotto una definizione di ultra-processato
La nuova proposta di legge non arriva dal nulla. Il provvedimento si inserisce in un percorso legislativo già avviato dalla California sul tema degli alimenti ultra-processati. Nel 2025 il governatore Newsom ha firmato AB 1264, il Real Food, Healthy Kids Act, che ha introdotto nella legislazione statale una definizione di alimenti ultra-processati nell’ambito delle norme relative alle scuole e ha avviato un processo per limitare determinati prodotti nelle scuole californiane.
La AB 2244 rappresenterebbe quindi il passaggio successivo: non più soltanto stabilire quali alimenti rientrano nella categoria degli ultra-processati, ma creare anche uno strumento visivo attraverso cui il consumatore possa riconoscere quelli che non vi rientrano.
Dietro questa iniziativa c’è ovviamente il crescente interesse scientifico per il possibile legame tra un elevato consumo di alimenti ultra-processati e diversi problemi di salute.
Nel comunicato con cui ha annunciato l’approvazione della legge, l’ufficio del deputato Jesse Gabriel cita ricerche che hanno associato un consumo elevato di questi alimenti a condizioni come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alcuni tumori e disturbi metabolici, oltre ad altri problemi cronici.
Questo non significa però che tutti gli alimenti trasformati siano automaticamente da evitare. La stessa impostazione della legge californiana distingue infatti il concetto di alimento processato da quello di alimento ultra-processato.
Ed è proprio la difficoltà di orientarsi tra queste categorie che i promotori della legge indicano come una delle ragioni per cui servirebbe un sistema di certificazione facilmente riconoscibile.
Se Newsom darà il via libera, la California potrebbe diventare il primo Stato americano a introdurre un programma ufficiale di certificazione dedicato agli alimenti non ultra-processati, con un marchio pensato per rendere questa informazione immediatamente riconoscibile al momento della spesa.