Cosa mangiava davvero San Francesco? Il santo di Assisi non era vegetariano: amava luccio, gamberi e i suoi celebri mostaccioli

San Francesco d’Assisi è spesso associato a un rapporto profondo con la natura e con tutte le creature viventi, tanto che nel tempo si è diffusa l’idea che seguisse un’alimentazione completamente priva di carne e derivati animali. Ma le testimonianze storiche raccontano una realtà diversa: il santo non era vegetariano né vegano ed il suo rapporto con il cibo era legato soprattutto alla povertà, alla condivisione ed al rifiuto dello spreco. Il “poverello di Assisi”, nato Giovanni di Pietro di Bernardone nel 1181, scelse una vita di assoluta semplicità dopo aver abbandonato le ricchezze della famiglia. La sua attenzione non era rivolta alla rinuncia fine a se stessa, ma a un modo diverso di vivere, in armonia con gli altri esseri viventi e con ciò che la terra offriva.

San Francesco non era vegano: cosa diceva sul cibo

L’idea di un San Francesco vegetariano nasce soprattutto dalla fama di uomo vicino agli animali e alla natura. Tuttavia, nella Regola non bollata dell’ordine francescano, scritta intorno al 1221, il santo non stabilisce il divieto di consumare determinati alimenti. Al contrario, in caso di necessità, ai frati veniva concesso di nutrirsi “di tutti i cibi che gli uomini possono mangiare”. Il principio fondamentale non era quindi la privazione assoluta, quanto l’uso equilibrato delle risorse e l’attenzione a non trasformare il cibo in un eccesso. Francesco invitava infatti i suoi seguaci alla sobrietà, ricordando di evitare gli sprechi e gli eccessi della tavola. Il cibo doveva essere accolto come un dono e condiviso, senza disprezzare chi mangiava né giudicare chi, per scelta o necessità, si privava di alcuni alimenti. Un episodio riportato nelle fonti francescane racconta anche che, quando un frate fece notare che il Natale di quell’anno cadeva di venerdì e quindi non si sarebbe dovuta mangiare carne, Francesco rispose che in un giorno così importante persino i muri avrebbero dovuto “mangiare carne”, sottolineando la gioia della festa più che la rigidità delle regole alimentari.

Cosa mangiava San Francesco: cibi semplici e poveri

L’alimentazione di Francesco era quella tipica di chi aveva scelto una vita di povertà e mendicità. Accettava ciò che gli veniva offerto e consumava soprattutto alimenti semplici, quali pane, focacce, cereali, erbe, radici, verdure, zuppe e legumi, pur non mancando altri cibi, quando disponibili, e nelle testimonianze vengono citati anche formaggi, uova, carne e pesce. Le sue scelte di vita non prevedeva infatti l’eliminazione di specifiche categorie alimentari, ma una rinuncia al lusso e all’abbondanza. Il rapporto con il cibo era quindi molto lontano dagli eccessi delle tavole dei nobili del Medioevo, perché mangiare significava nutrirsi, ringraziare e condividere, certamenente non ostentare ricchezza.

Il piatto preferito di San Francesco? Il pasticcio di gamberi e il luccio

Nonostante la vita austera, alcune fonti raccontano anche quali fossero i cibi che Francesco apprezzava particolarmente. Tra questi ci sarebbero il luccio, un pesce d’acqua dolce, e soprattutto il pasticcio di gamberi, considerato uno dei suoi piatti preferiti. I gamberi di fiume, insieme al pesce, erano alimenti presenti soprattutto nelle zone attraversate dai corsi d’acqua e potevano arrivare sulle tavole anche dei monasteri. Non erano quindi necessariamente simbolo di ricchezza, ma facevano parte delle disponibilità alimentari del territorio. Accanto ai piatti salati, Francesco amava anche alcuni dolci, in particolare i mostaccioli di mandorle.

I mostaccioli, l’ultimo desiderio prima della morte

Tra i cibi più legati alla figura di San Francesco ci sono proprio i mostaccioli, dolcetti preparati con ingredienti semplici come mandorle, farina, miele, mosto d’uva, fichi secchi e uvetta. Secondo la tradizione, pochi giorni prima della morte, avvenuta nel 1226 ad Assisi, Francesco avrebbe chiesto a Jacopa dei Settesoli, nobildonna romana a lui molto vicina, di preparargli proprio questi dolci che tanto amava. Ormai gravemente malato e debilitato, il santo riuscì solo ad assaggiarli, e per questo i mostaccioli sono spesso ricordati come l’ultimo pasto da lui consumato.

La lezione di San Francesco sul cibo: semplicità e niente sprechi

Al di là delle preferenze personali, il messaggio di Francesco sul cibo resta legato soprattutto a un principio ancora molto attuale: usare ciò che serve senza sprecare. La povertà che aveva abbracciato non era una semplice rinuncia, ma un invito a riconoscere il valore delle cose, comprese quelle quotidiane ed apparentemente banali, come un pezzo di pane, o un pasto condiviso. Non chiedeva ai suoi frati di eliminare chissà quale alimento, ma di vivere con equilibrio, gratitudine ed attenzione verso gli altri.

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