Nel magazzino di Sara Phiri, a Chipata, c’è abbastanza raccolto per arrivare all’anno successivo. Una parte finirà sulla tavola della famiglia, il resto potrà essere venduto. E da quei sacchi di mais, fagioli, girasole e grano passano anche le rette scolastiche dei figli, le cure mediche e le spese quotidiane. Qualche anno fa era molto più difficile riuscirci. Poi Sara ha cambiato il modo di coltivare il suo campo. E insieme a lei lo hanno fatto migliaia di agricoltori nell’est dello Zambia, moltissime donne.
La sua storia è una di quelle raccolte a settembre dalla Banca Mondiale nella Provincia Orientale dello Zambia, dove piccole aziende agricole hanno cominciato a usare rotazioni, agroforestazione, gestione più precisa della fertilità e tecniche che evitano di rivoltare continuamente tutto il terreno. Mirriam Lungu racconta di riuscire a ottenere raccolti più abbondanti anche da appezzamenti piccoli. Gracious Lungu, che guida una cooperativa locale, oggi insegna ad altri quello che ha imparato.
Nei campi si ara meno e si impara direttamente dalla terra
Una delle pratiche entrate nei campi è il ripping: si incidono soltanto le fasce di terreno in cui verranno seminate le colture, lasciando più indisturbato il resto. Altrove vengono preparate piccole conche per concentrare acqua e nutrienti. Intorno crescono alberi utili all’agroforestazione, mentre le colture ruotano invece di occupare sempre lo stesso pezzo di terra nello stesso modo.
Può sembrare una modifica quasi banale. In una regione dove la fertilità del suolo è diminuita e le piogge sono diventate più irregolari, significa cercare di trattenere più acqua, proteggere il terreno e continuare a produrre anche quando la stagione decide di mettersi di traverso. Il Ministero dell’Agricoltura zambiano include oggi proprio minima lavorazione, rotazioni, colture di copertura, agroforestazione e gestione della fertilità tra le pratiche diffuse nella Provincia Orientale.
A portarle nei villaggi è stato soprattutto lo Zambia Integrated Forest Landscape Project, programma del Governo dello Zambia sostenuto dalla Banca Mondiale, dal Global Environment Facility e dal BioCarbon Fund.
Il sistema scelto ha un nome piuttosto scolastico, Farmer Field Schools, ma la lavagna è il campo. Gli agricoltori provano le tecniche durante la stagione, confrontano le colture e imparano direttamente sui terreni dimostrativi. Il progetto ne ha create 478 e ha formato oltre 10.700 agricoltori.
Le rese sono cresciute del 31%
Poi ci sono i raccolti. Il rapporto conclusivo dello Zambia Integrated Forest Landscape Project registra un aumento delle rese di circa il 31% tra gli agricoltori che hanno adottato le nuove pratiche. Il programma ha raggiunto oltre 224 mila persone e decine di migliaia di piccoli agricoltori hanno portato queste tecniche nei propri campi.
Nel 2024 è arrivata una prova particolarmente brutale: una siccità storica ha colpito lo Zambia e compromesso i raccolti in vaste zone del Paese. Nella Provincia Orientale, il BioCarbon Fund Initiative for Sustainable Forest Landscapes riferisce che gli agricoltori coinvolti nel programma hanno registrato nello stesso anno rese medie superiori di oltre il 30% e redditi cresciuti di quasi il 50%.
È qui che la parola “resilienza”, consumata fino quasi a perdere significato, torna a indicare qualcosa di abbastanza semplice: piove male, il campo riesce comunque a dare abbastanza cibo da mangiare e qualcosa da vendere. Per Sara Phiri significa riempire il magazzino. Per Mirriam Lungu significa riuscire a coltivare bene una superficie piccola. Per altre famiglie significa evitare che una stagione storta si trasformi immediatamente in mesi senza entrate.
Il progetto è finito, le scuole nei campi sono aumentate
Lo ZIFLP si è chiuso nel 2024. Nei campi, però, il lavoro è andato avanti. Il nuovo Eastern Province Jurisdictional Sustainable Landscape Programme ha aggiunto altre 200 Farmer Field Schools. A marzo 2026 il Ministero dell’Agricoltura dello Zambia ne contava 678 sparse nella Provincia Orientale.
La rete oggi ruota intorno a 16.950 agricoltori di riferimento, che a loro volta condividono tecniche e conoscenze con altri coltivatori. Secondo il ministero, circa 169.500 piccoli agricoltori stanno applicando pratiche di agricoltura climaticamente intelligente nella provincia e la superficie interessata ha raggiunto circa 171 mila ettari.
Dentro questa espansione c’è anche una questione femminile molto concreta. Già nella progettazione del primo programma si osservava che le donne forniscono una quota enorme del lavoro agricolo nello Zambia rurale e hanno mediamente meno accesso a terra, credito e informazioni. Nella Provincia Orientale, dove buona parte delle famiglie vive proprio di agricoltura, un raccolto più stabile può quindi tradursi direttamente in maggiore autonomia economica.
Ed è quello che raccontano le donne di Chipata. Più prodotto da conservare, più prodotto da vendere, più soldi da usare per i figli e, soprattutto, conoscenze che cominciano a passare da una coltivatrice all’altra. Gracious Lungu oggi insegna ad altri agricoltori. Sara Phiri apre il suo magazzino e mostra il raccolto. Il cambiamento, da quelle parti, ha una forma molto poco astratta: sono sacchi di cibo che prima finivano troppo presto e adesso riescono ad aspettare il raccolto successivo.