Non sono più soltanto manifestazioni di dissenso politico. No. Le tensioni che da mesi invadono Cuba nascono da problemi quotidiani: l’assenza di elettricità, la carenza d’acqua, la difficoltà di accedere a servizi essenziali. Un incubo.
Secondo il rapporto pubblicato da Prisoners Defenders, alla fine di agosto 2026 la lista di Prisoners Defenders comprendeva 1.339 prigionieri politici, dopo 19 nuovi ingressi e 7 uscite nel corso del mese. Tra loro figurano 155 donne e 38 persone arrestate quando erano minorenni.
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Dietro il nuovo record di prigionieri politici denunciato dall’organizzazione c’è un quadro complesso, nel quale la crisi economica e quella dei servizi pubblici si intrecciano con il controllo delle proteste e della libertà di espressione.
@Prisoners Defenders
Cosa è accaduto
Per comprendere l’attuale clima di tensione bisogna guardare agli ultimi anni. Cuba attraversa da tempo una grave crisi economica, aggravata dalla carenza di beni essenziali, dall’inflazione, dalle difficoltà energetiche e dalla riduzione della capacità dello Stato di garantire servizi regolari alla popolazione. E dalle tensioni con gli USA.
I blackout prolungati sono diventati uno dei simboli più visibili della crisi. In molte aree dell’isola le interruzioni di corrente hanno alimentato proteste spontanee, spesso nate non da rivendicazioni politiche organizzate, ma dalla richiesta di condizioni di vita più sostenibili.
Secondo Prisoners Defenders, proprio queste proteste legate ai servizi essenziali sono diventate uno dei nuovi ambiti della repressione. L’organizzazione sostiene che denunciare pubblicamente la mancanza di acqua o elettricità, documentare interventi delle autorità o partecipare a manifestazioni pacifiche possa portare a procedimenti penali e detenzioni.
Dal dissenso politico alla protesta sociale
Il rapporto evidenzia un cambiamento significativo: la protesta non nasce più soltanto da motivazioni ideologiche o politiche, ma sempre più spesso da bisogni immediati. Chiedere acqua, luce, condizioni di vita migliori o denunciare pubblicamente una situazione di disagio può trasformarsi in un conflitto con le autorità.
È una dinamica che riguarda anche chi filma o diffonde immagini delle proteste. Nel rapporto viene citato il caso di persone arrestate dopo aver documentato interventi della polizia o manifestazioni nei quartieri.
Uno degli aspetti sottolineati è il coinvolgimento delle famiglie. Secondo Prisoners Defenders, in diversi casi la pressione non si sarebbe fermata alla persona arrestata, ma avrebbe coinvolto parenti attraverso minacce, separazioni forzate e difficoltà economiche.
Tra gli esempi citati c’è il caso di madri e figli coinvolti contemporaneamente in procedimenti o arresti, una dinamica che l’organizzazione interpreta come una forma di pressione estesa all’intero nucleo familiare.
Salute e condizioni carcerarie: le denunce
Il rapporto dedica ampio spazio anche alle condizioni dei detenuti. Secondo i dati raccolti da Prisoners Defenders, tra le persone detenute inserite nella lista ci sarebbero 463 persone con patologie mediche gravi e 54 con disturbi gravi della salute mentale senza adeguato trattamento.
L’organizzazione denuncia inoltre casi di violenze, isolamento, lavoro forzato e mancata assistenza sanitaria. Queste accuse sono rivolte alle autorità cubane e fanno parte del monitoraggio condotto dall’associazione.
La situazione cubana mostra come, in contesti di forte difficoltà economica e sociale, il confine tra protesta politica e protesta per i bisogni quotidiani possa diventare sempre più sottile. Quando mancano servizi essenziali come elettricità e acqua, la richiesta di soluzioni immediate può trasformarsi in una contestazione più ampia del funzionamento delle istituzioni.
Il dato dei 1.339 prigionieri politici restituisce quindi non soltanto il tema della repressione del dissenso, ma anche quello di una società attraversata da una crescente fragilità economica e sociale. Una tensione che nasce dalla vita quotidiana: dalle case senza corrente, dai rubinetti senza acqua, dalle famiglie che chiedono risposte e da un rapporto sempre più difficile tra cittadini e potere.
QUI il rapporto completo.