Da “città che muore” a Capitale dell’arte contemporanea 2028: il riscatto di Civita di Bagnoregio (insieme a Bolsena)

Saranno Civita di Bagnoregio e Bolsena, nel cuore della Tuscia, a rappresentare la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. A conquistare il riconoscimento è il progetto “Arte che viene, arte che va”, presentato dalle due località del Viterbese, che ha superato le candidature di Capri, Padova e Pozzuoli.

L’annuncio è arrivato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli durante la cerimonia di proclamazione nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, a Roma. Il progetto vincitore riceverà un finanziamento di un milione di euro, destinato alla realizzazione delle iniziative culturali previste.

Nuova linfa per la “città che muore”

La vittoria ha un significato particolare per Civita di Bagnoregio, conosciuta come “la città che muore” a causa della progressiva erosione dello sperone di tufo su cui sorge. Il borgo medievale, raggiungibile attraverso un suggestivo ponte pedonale e circondato dalla Valle dei Calanchi, conta appena 14 residenti. Accanto a Civita c’è Bolsena, affacciata sull’omonimo lago vulcanico, un borgo ricco di storia, tra testimonianze etrusco-romane, vicoli medievali e la Basilica di Santa Cristina. Due luoghi dal grande patrimonio storico e paesaggistico che ora puntano sull’arte contemporanea per costruire nuove opportunità culturali e sociali. Particolarmente emozionato il sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, che ha ricordato come Civita sia una realtà piccolissima, ma capace di raggiungere un traguardo di rilievo nazionale.«Potete soltanto immaginare l’orgoglio che rappresentiamo», ha dichiarato dopo la proclamazione, sottolineando come il progetto abbia puntato fin dall’inizio sull’arte contemporanea, sulla formazione e soprattutto sui giovani.

Per Profili, la vittoria rappresenta un traguardo importante non soltanto per Bagnoregio e Bolsena, ma per l’intero territorio della Tuscia, che attraverso la cultura può trovare nuove occasioni di crescita e valorizzazione. Sulla stessa linea il sindaco di Bolsena, Andrea Di Sorte, che ha evidenziato il legame profondo tra le due comunità e l’ambizione di trasformarle in un punto di riferimento nazionale per l’arte contemporanea.Ma l’obiettivo va oltre le mostre e le installazioni artistiche: creare opportunità per i giovani e contrastare lo spopolamento dei piccoli centri. «Vogliamo avere una cittadinanza di ritorno, vogliamo far crescere i nostri ragazzi con l’idea che si possa ancora continuare a vivere in questi territori», ha spiegato Di Sorte, ribadendo la volontà di rendere la cultura uno strumento concreto di sviluppo locale.

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Un progetto che mette in dialogo arte, paesaggio e comunità

A convincere la giuria, presieduta da Lorenza Baroncelli, è stata soprattutto la capacità del progetto di immaginare l’arte contemporanea non come una successione di eventi temporanei, ma come una presenza stabile nella vita del territorio.Nelle motivazioni si sottolinea infatti una visione che considera l’arte contemporanea un’infrastruttura culturale permanente, capace di lasciare un’eredità anche dopo il 2028. Le opere e le iniziative previste nasceranno dal dialogo con il paesaggio, la storia e le comunità locali, coinvolgendo istituzioni culturali, università, imprese e cittadini. Un modello che punta a integrare la produzione artistica nella quotidianità dei luoghi, senza snaturarne l’identità. Un altro elemento centrale è la continuità nel tempo: le opere realizzate entreranno nel patrimonio pubblico, contribuendo a costruire un’eredità culturale duratura. Il ministro Giuli ha richiamato l’importanza del dialogo tra antico e contemporaneo, ricordando che il patrimonio storico e artistico italiano non deve essere considerato qualcosa di immobile, ma una risorsa viva da cui far nascere nuove forme di creatività, soprattutto per le giovani generazioni.

Le altre città finaliste

Civita di Bagnoregio e Bolsena hanno avuto la meglio su altre tre candidature: Capri, con “Le sirene del nuovo”; Padova, con “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”; e Pozzuoli, con “La città delle fragilità creative”.La sfida per il 2028 sarà ora tradurre il riconoscimento in iniziative concrete, capaci di attrarre visitatori e artisti, ma soprattutto di generare benefici per chi questi territori li vive ogni giorno.Perché il valore di questo titolo non sarà soltanto portare l’arte contemporanea in due luoghi ricchi di storia, ma dimostrare che anche i piccoli borghi possono diventare centri di produzione culturale e offrire nuove prospettive alle proprie comunità.

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