Il dibattito sull’allevamento di animali per la produzione di pellicce si arricchisce di un nuovo, autorevole capitolo. Non più solo una questione etica, ma un’emergenza di salute pubblica: è questo il monito lanciato da scienziati ed esperti internazionali attraverso un commento pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet Regional Health – Europe. La loro richiesta all’Unione Europea è chiara: vietare l’allevamento di animali da pelliccia per prevenire la diffusione di pericolose malattie zoonotiche.
Il monito degli esperti: un rischio prevenibile per la salute pubblica
Mentre la Commissione Europea valuta la sua risposta all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Fur Free Europe”, un coro di voci autorevoli si leva per sottolineare un rischio troppo spesso sottovalutato. Secondo gli esperti, l’allevamento di animali per la pelliccia crea condizioni ideali per la nascita e la diffusione di malattie che possono passare dagli animali all’uomo, le cosiddette malattie zoonotiche. Se l’UE intende aderire seriamente all’approccio “One Health” – che riconosce l’interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale – non può limitarsi a introdurre standard di benessere, ma deve imporre un divieto definitivo.
Dalle gabbie ai virus: un terreno fertile per le zoonosi
Le condizioni intensive degli allevamenti, dove specie selvatiche come visoni, volpi e cani procione sono confinate in spazi ristretti, rappresentano un terreno fertile per i virus. Qui, gli agenti patogeni possono diffondersi rapidamente, adattarsi e potenzialmente evolvere, acquisendo la capacità di infettare l’uomo. Ne sono esempio focolai di SARS-CoV-2 e H5N1 registrati in Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Spagna, a dimostrazione della concreta portata del rischio.
«L’allevamento di animali per la produzione di pelliccia è una minaccia insensata e del tutto prevenibile per la salute pubblica», dichiara la dottoressa Joanna Swabe, direttrice delle relazioni istituzionali di Humane World for Animals Europe. «L’introduzione di controlli e standard di benessere animale non eliminerà questo rischio. La Commissione deve agire con fermezza e vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia».
L’UE di fronte al bivio: standard o divieto?
La decisione dell’UE in merito all’ICE “Fur Free Europe” è stata rinviata, apparentemente a causa di un disaccordo interno sulla scelta tra un divieto totale o l’introduzione di nuovi standard di benessere. Tuttavia, il parere inequivocabile dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), un’agenzia scientifica indipendente, ha già stabilito che le problematiche relative al benessere di visoni, volpi, cani procione e cincillà non possono essere prevenute o mitigate efficacemente negli attuali sistemi di allevamento in gabbia.
L’industria della pelliccia, peraltro, è in forte declino economico e comporta costi elevati per la salute pubblica e l’ambiente, senza riuscire a risolvere i problemi di benessere animale o i rischi sanitari con semplici standard minimi.
Il caso Italia: un divieto ancora incompiuto
Anche l’Italia, pur avendo vietato l’allevamento di animali per la pelliccia nel 2022, si trova ad affrontare sfide significative nell’attuazione del provvedimento. Nonostante la legge, migliaia di visoni sono ancora detenuti negli allevamenti in attesa di un decreto attuativo che ne consenta il trasferimento. «L’articolo pubblicato su The Lancet è l’ennesima conferma dei rischi sanitari legati all’allevamento di animali per la produzione di pellicce», commenta Martina Pluda, direttrice di Humane World for Animals Italia. «Chiediamo al Governo italiano di adottare finalmente il decreto attuativo che consentirebbe l’eventuale trasferimento degli animali ancora rinchiusi in strutture maggiormente compatibili con il loro benessere e la loro etologia, e di schierarsi a favore di un divieto di allevamento per la produzione di pellicce a livello europeo».
Un’industria in declino e una scelta di prevenzione
Tenere in gabbia specie selvatiche, come i visoni, è pericoloso per la nostra salute», aggiunge il dottor Neil Vora, direttore della coalizione Preventing Pandemics at the Source. «In queste condizioni terribili, questi animali sono come spugne per i virus: possono contrarre virus respiratori da noi, incubarli e poi trasmetterceli nuovamente in una forma mutata. Non ha senso prelevare specie selvatiche e confinarle per tutta la vita in piccole gabbie, per poi ucciderle in camere a gas o tramite elettrocuzione, allo scopo di produrre pellicce destinate alla moda.
La posta in gioco è troppo alta per limitarsi a mezze misure. Un divieto di allevamento per la produzione di pelliccia nell’UE sarebbe una misura concreta e preventiva in linea con l’approccio One Health e un chiaro esempio di prevenzione delle pandemie alla fonte. È tempo che l’Europa compia una scelta decisa, non solo per il benessere animale, ma per la salute pubblica e per un futuro più sostenibile e compassionevole.