E alla fine arrivò il nuovo decreto Scuola. Approvato dal Consiglio dei ministri poche ore fa, il provvedimento introduce quella serie di cambiamenti per il sistema scolastico italiano di cui abbiamo tanto discusso in questi giorni.
Dal tetto del 30% di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi iniziali al divieto di entrare a scuola con il volto coperto da burqa, niqab o altri strumenti che impediscano il riconoscimento, passando per i corsi di italiano destinati ad alcuni genitori stranieri e le nuove regole per gli studenti appena arrivati in Italia.
Il decreto dovrà ora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Durante questo passaggio il testo potrà ancora essere modificato.
Il limite del 30% nelle classi: cosa cambia davvero
La misura che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda la composizione delle classi. Secondo quanto di legge nel comunicato, dal 2027/2028, nelle classi prime della scuola primaria gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non potranno superare il 30% degli iscritti.
Nella scuola secondaria di primo e secondo grado il limite riguarderà invece gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema scolastico italiano per almeno tre anni. Quando le iscrizioni renderanno impossibile rispettare la soglia, gli uffici scolastici territoriali potranno intervenire per distribuire gli studenti tra scuole vicine, tenendo conto della prossimità al domicilio.
Il Governo ha spiegato che l’obiettivo è intervenire sulle difficoltà linguistiche e favorire l’integrazione, sostenendo che la presenza equilibrata degli studenti possa aiutare il percorso educativo. Il ministro Giuseppe Valditara ha sottolineato che il criterio dovrebbe essere legato alla conoscenza dell’italiano e non semplicemente alla cittadinanza.
La norma, però, ha aperto un confronto acceso nel mondo della scuola. Alcune organizzazioni hanno evidenziato il rischio che un limite rigido possa non tenere conto delle situazioni locali e della storia degli studenti nati e cresciuti in Italia. Secondo alcune associazioni e sindacati, infatti, il tema non sarebbe soltanto il numero di studenti stranieri presenti in una classe, ma soprattutto il livello effettivo di conoscenza della lingua italiana e le risorse disponibili per l’inclusione.
Italiano anche per i genitori: cosa prevede il decreto
Un altro elemento riguarda le famiglie. Nei casi in cui le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri impediscano una collaborazione efficace con la scuola, gli istituti potranno segnalare la situazione ai servizi sociali.
Questi potranno prevedere la frequenza gratuita di corsi di italiano presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, con l’obiettivo di raggiungere almeno il livello A2. In caso di mancata partecipazione, dopo una diffida e salvo specifiche esenzioni, sono previste sanzioni amministrative.
Il tema della lingua diventa quindi uno dei punti centrali del provvedimento: non riguarda soltanto il percorso degli studenti, ma anche il rapporto tra scuola e famiglia.
Stop al volto coperto durante le attività scolastiche
Qui il nodo principale. Stando al comunicato stampa, il decreto introdurrà il divieto di “partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o con modalità che impediscano il riconoscimento, salvo specifiche ragioni sanitarie, debitamente certificate, o ragioni inerenti alle attività didattiche o formative“.
Sarebbero quindi previste deroghe per motivi sanitari certificati o per esigenze legate ad attività didattiche e formative e:
[…] sanzioni per i genitori da 200 a 1.000 euro e sappiamo fra l’altro che con il decreto Caivano abbiamo introdotto una misura molto importante e cioè sanzione della reclusione sino a 2 anni per quei genitori che non mandano i figli a scuola, ha aggiunto ieri Valditara in conferenza stampa.
La misura si inserisce nel dibattito, già aperto da anni, sull’identificazione delle persone negli spazi pubblici e scolastici, tema che in passato ha riguardato anche l’uso di indumenti che coprono integralmente il volto, come il niqab o il burqa.
In ogni caso, c’è da sapere che in Italia già c’è una normativa che vieta di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici (la legge 152/1975), ma il nuovo decreto interviene nello specifico sull’ambito scolastico introducendo una disciplina dedicata alle attività degli istituti.
Torna il latino alle medie
Tra le misure più legate alla didattica c’è anche il ritorno del latino nella scuola media. Dal 2027/2028 gli istituti potranno introdurre un insegnamento facoltativo di latino per l’educazione linguistica dal secondo anno della scuola secondaria di primo grado, per un totale di 33 ore annuali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la conoscenza delle radici linguistiche italiane e migliorare la consapevolezza nell’uso della lingua.
Più aiuti per libri scolastici e contrasto al cyberbullismo
Il decreto prevede inoltre un aumento delle risorse destinate alla gratuità totale o parziale dei libri di testo. Dal 2027 sarà istituito un fondo da 20 milioni di euro l’anno destinato alle famiglie con ISEE fino a 40 mila euro per contribuire alle spese scolastiche.
In più, sono previsti nuovi fondi per il contrasto al cyberbullismo e un incremento delle risorse per i percorsi di educazione al rispetto e alla prevenzione della violenza di genere, con 3 milioni di euro aggiuntivi per ciascuno degli anni 2026 e 2027.
Sullo sfondo dovrebbe essere chiara una cosa: la scuola non è fatta solo di percentuali, divieti e nuove materie, ma è fatta soprattutto di persone: studenti, famiglie e insegnanti che ogni giorno affrontano problemi molto concreti.
Il rischio è che il dibattito si concentri sui simboli – il tetto agli studenti stranieri o il volto coperto – lasciando indietro questioni più che urgenti urgenti: la carenza di personale, il sostegno agli studenti con disabilità, gli edifici scolastici da adeguare e le differenze profonde tra territori. Tutto questo? Non è urgente come il burqa.
Fonte: Comunicato CdM