All’alba, quando le prime luci del mattino hanno accarezzato il centro storico di Molveno, i residenti si sono risvegliati di fronte a un’inaspettata meraviglia. Dalla maestria dello scultore vicentino Marco Martalar è nata Il Bacio, un’imponente creazione che ritrae due profili umani colti nell’attimo del ricongiungimento. Il punto panoramico ideale per ammirare il lavoro si trova sul terrazzo del centro cittadino.
Posizionata all’inizio del borgo con vista sul lago e sulle Dolomiti di Brenta, l’installazione trasforma le ferite ambientali in un gesto poetico. La struttura nasce dal recupero dei frammenti e dai rami abbandonati spazzati via dalla furia della tempesta Vaia e poi restituiti dalle acque lacustri. Dove la natura ha subito la distruzione, la materia riprende forma in un dialogo universale dedicato alla trasformazione artistica e all’affetto.
Il blitz segreto guidato dal sindaco Lorenzo Donini
Il posizionamento della scultura è stato un vero e proprio blitz organizzato nel massimo riserbo per sorprendere residenti e visitatori. La preparazione è avvenuta a breve distanza su una piattaforma trasportabile, rimanendo protetta fino al momento decisivo. Il sindaco Lorenzo Donini ha svelato i dettagli dell’operazione:
L’opera è stata posizionata lunedì mattina alle 6. Realizzata poco lontano su una piattaforma trasportabile, è stata tenuta nascosta e avvolta nel mistero fino alle prime luci dell’alba. Un camion ha trasportato e posizionato l’opera all’inizio del centro storico, luogo simbolo del nostro paese e strategico per la meravigliosa vista sul lago che fa da sfondo ai due volti. Una sorpresa per tutti, ma soprattutto per gli innamorati che nella notte di San Lorenzo hanno potuto alzare la testa all’insu in cerca delle stelle nascoste tra i rami di questa romantica figura.
Le parole dell’artista e la poetica del legno
Per il maestro vicentino si tratta di un ritorno a Molveno, dopo la realizzazione dell’imponente orso collocato nella zona di Pradel, nei pressi del Rifugio La Montanara. Questa nuova opera va ad arricchire un vasto museo a cielo aperto che comprende sculture iconiche come il Drago di Lavarone, il Leone Alato dei Sette Comuni, il Cervo sul Fertazza, l’Haflinger di Strembo, il Radicosauro, la Lupa del Lagorai, l’Aquila di Marcesina, il Grifone e la Guàna. L’autore Marco Martalar ha spiegato il significato della sua creazione:
Dai rami abbandonati, segnati dal vento, dall’acqua e dal tempo, emergono due presenze che si cercano. La materia, apparentemente fragile e dispersa, si raccoglie in forme umane e ritrova un destino comune nell’attimo più antico e universale: l’incontro.
Un messaggio di rinascita che supera il tempo
Il legno destinato a marcire al suolo trova così un’occasione di eternità, trasformando i segni delle intemperie in dettagli espressivi. L’artista ha anche approfondito la visione emotiva dell’installazione:
Il Bacio è il racconto di una vicinanza che supera la distanza, di due anime che si riconoscono prima ancora di toccarsi. Il legno, custodendo le ferite e la memoria della natura, si fa gesto, sguardo, emozione. Ogni frammento contribuisce a creare un’armonia più grande, dove ciò che era separato torna a essere unità.
L’opera intende celebrare la rinascita attraverso un sentimento profondo:
L’opera celebra la forza silenziosa dell’amore, capace di trasformare la materia in poesia e il tempo in eternità. In quell’istante sospeso, tutto tace: resta soltanto il linguaggio universale dell’affetto, che unisce gli esseri viventi come le radici invisibili uniscono gli alberi della foresta. Ogni bacio è un ponte tra due solitudini, un luogo in cui il cuore riconosce la propria casa.