DDL Caccia, il Governo anticipa il voto alla Camera a novembre: “La fauna selvatica usata come merce di scambio elettorale”

La battaglia sulla “legge sparatutto” entra in una nuova fase e il fronte contrario alla riforma torna all’attacco. Dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla revisione della normativa venatoria, arriva una nuova denuncia delle associazioni ambientaliste e animaliste: la maggioranza avrebbe deciso di accelerare l’iter parlamentare portando il testo in Aula alla Camera già a novembre, senza attendere la conclusione dell’esame degli emendamenti in Commissione Agricoltura.

Per la coalizione nazionale che si oppone al provvedimento si tratta di un “gravissimo strappo democratico”, dal momento che s una riforma destinata a modificare profondamente le regole sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica richiederebbe, secondo le associazioni, un confronto parlamentare completo e approfondito.

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Al centro della contestazione c’è la scelta di calendarizzare la proposta di legge n. 2984 in Aula mentre la Commissione non ha ancora terminato l’esame delle modifiche presentate.

Una forzatura istituzionale di estrema gravità, sostengono le associazioni, che accusano la maggioranza di comprimere il dibattito su un provvedimento che riguarda direttamente fauna selvatica, biodiversità ed ecosistemi, oggi riconosciuti tra i principi fondamentali della Costituzione italiana dopo la modifica dell’articolo 9.

Secondo il fronte contrario alla riforma, il rischio è che venga ridotto lo spazio per valutare le criticità sollevate durante i lavori parlamentari, lasciando senza adeguato approfondimento temi che riguardano non solo gli animali selvatici, ma anche la sicurezza dei cittadini e la gestione del territorio.

Dalla tutela della fauna al “cacciatore bioregolatore”

Il DDL Caccia, già approvato al Senato con 80 voti favorevoli e 56 contrari, è stato fortemente criticato dalle associazioni per una serie di modifiche considerate un arretramento nella protezione degli animali selvatici.

Tra gli aspetti più contestati c’è la nuova impostazione secondo cui l’attività venatoria potrebbe assumere un ruolo nella gestione ecologica del territorio, trasformando il cacciatore in una sorta di “bioregolatore”. Una definizione che, secondo gli oppositori, rischierebbe di ribaltare il principio storico della legge 157/1992, che riconosce la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato e ne affida la tutela all’interesse collettivo.

C’è, inoltre, come è ovvio, una forte preoccupazione per l’ampliamento delle possibilità di caccia in aree oggi maggiormente protette e per il possibile impatto su specie particolarmente sensibili, tra cui il lupo, il cui status di protezione potrebbe essere modificato nel quadro della nuova normativa.

La fauna selvatica non può diventare strumento di consenso politico

Secondo le organizzazioni della coalizione, la scelta di accelerare il percorso della legge sarebbe legata più a esigenze politiche ed elettorali che a reali necessità di gestione della fauna.

La fauna selvatica viene ridotta a strumento di consenso politico, denunciano, ricordando che gli animali selvatici non rappresentano una risorsa privata ma un bene collettivo, la cui tutela riguarda l’intera società.

Le associazioni chiedono quindi che il Parlamento possa completare il proprio lavoro, concludendo l’esame degli emendamenti e garantendo un confronto trasparente prima del passaggio definitivo.

La partita non è ancora chiusa: dopo il via libera del Senato, sarà ora la Camera dei Deputati a rappresentare il prossimo passaggio decisivo per una riforma che ha già acceso uno dei dibattiti più controversi degli ultimi anni sul rapporto tra caccia, conservazione della natura e tutela della biodiversità.

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