La Meloni torna a intervenire sulla sicurezza pubblica con un nuovo decreto legge approvato nelle scorse ore dal Consiglio dei ministri, dopo i disordini registrati a Milano e in altre città italiane. Il provvedimento introduce nuove fattispecie penali, aumenta le pene per le violenze organizzate durante le manifestazioni e amplia gli strumenti di prevenzione delle forze dell’ordine. E più militari in strada. Non altro.
Al centro della stretta ci sono soprattutto le persone minorenni, la responsabilità economica dei genitori e il fermo preventivo fino a 12 ore.
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Ma non tutti si sono accorti che molte delle misure presentate come nuove erano già state introdotte dal precedente decreto Sicurezza del febbraio 2026. Il nuovo intervento ne amplia l’applicazione, confermando quella che molti reputano una strategia di progressivo rafforzamento dei poteri preventivi dello Stato. Et voilà.
Cosa prevede il nuovo decreto Cortei
Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, punito con la reclusione da 2 a 5 anni. La fattispecie riguarda gruppi organizzati di più di cinque persone che utilizzino oggetti contundenti o altri strumenti pericolosi, creando un concreto pericolo per l’incolumità pubblica. Per chi organizza o promuove tali gruppi, anche attraverso i social network, la pena prevista sale da 4 a 12 anni.
Una delle novità più significative riguarda i minorenni tra i 14 e i 18 anni, per i quali viene introdotta una presunzione relativa di imputabilità. A differenza della disciplina attuale, che richiede al giudice di accertare la capacità di intendere e di volere, il nuovo sistema presume tale capacità, salvo prova contraria. Restano non imputabili i minori di 14 anni.
Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita, introduce nuove aggravanti per devastazioni, saccheggi e danneggiamenti e rafforza gli strumenti di prevenzione del questore, compreso l’avviso orale nei confronti dei minori che abbiano compiuto quattordici anni.
Sul piano economico, il prefetto potrà applicare sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro ai genitori per determinate condotte violente o danneggiamenti commessi dai figli minorenni. Sono previste anche procedure per agevolare il risarcimento dei danni arrecati a enti pubblici e privati.
La misura più controversa riguarda l’estensione del fermo preventivo fino a 12 ore, applicabile anche ai minorenni. Il suo ambito viene ampliato oltre le manifestazioni, includendo luoghi caratterizzati da un grande afflusso di persone. Il decreto prevede infine l’impiego di altri 500 militari per rafforzare la sicurezza a Milano.
Non ci sarà un insegnante in più nelle scuole – commenta Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli. Non un assistente scolastico a supporto di docenti ed alunni. Non un assistente sociale in più nei comuni. Non un educatore o uno psicologo in più nei distretti sanitari. Non un euro per finanziare spazi di aggregazione per i nostri ragazzi. Non un centesimo investito per favorire acquisti di libri, pomeriggi al cinema, serate al teatro o per il prolungamento delle attività didattiche nelle scuole.
Il precedente decreto Sicurezza: cosa esisteva già
Il confronto decisivo è con il decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, convertito nella legge 24 aprile 2026, n. 54. Quel provvedimento aveva già introdotto il fermo preventivo fino a 12 ore per persone ritenute potenzialmente pericolose durante le manifestazioni, sulla base di elementi concreti. L’articolo 7 consentiva alle forze di polizia, infatti, di accompagnare negli uffici persone per le quali sussistesse un fondato motivo di ritenere che potessero compromettere il pacifico svolgimento di una manifestazione. Era prevista l’immediata comunicazione al pubblico ministero, con possibilità di disporre il rilascio qualora mancassero i presupposti di legge.
La normativa già contemplava espressamente anche le persone minorenni. Durante la conversione parlamentare era stato introdotto il comma 3-bis, che prevedeva il coinvolgimento della Procura minorile e l’informazione tempestiva dei genitori.
Il decreto del 20 ottobre, dunque, non introduce per la prima volta il fermo preventivo dei minori, come potrebbe apparire dal dibattito politico. La novità consiste soprattutto nell’estensione della misura ai luoghi affollati, anche al di fuori dei cortei.
Esiste un precedente anche per le sanzioni ai genitori. Il decreto di febbraio aveva già previsto multe da 200 a 1.000 euro in relazione a determinati reati dei figli minorenni riguardanti il porto di armi o strumenti atti a offendere. Il nuovo provvedimento amplia il meccanismo alle violenze e ai danneggiamenti. La continuità risale inoltre al decreto Sicurezza del 2025, che aveva già inasprito diverse disposizioni penali e rafforzato la disciplina dell’arresto in flagranza differita. L’insieme degli interventi è, quindi, più una successione di strette (soffocanti) legislative, più che una riforma interamente nuova.
Le divisioni nel governo e il Movimento 1710
Sul piano politico resta aperta la questione dell’origine dei disordini. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di “guerra ibrida”, richiamando il ruolo dei social network nella diffusione e nell’organizzazione delle proteste. Matteo Salvini ha invece respinto l’ipotesi di una regia russa, sostenendo che non vi siano elementi per attribuire le violenze a un’organizzazione straniera.
Intanto, attraverso la rete, è comparso il Movimento 17 ottobre, denominato M1710, che su Instagram già conta quasi 15.000 follower e rivendica una mobilitazione senza leader né portavoce e annuncia nuove iniziative in diverse città.
Una nuova stretta senza un bilancio delle precedenti
Insomma, Meloni e tutto il suo entourage intervengono nuovamente a pochi mesi dall’approvazione di disposizioni che avevano già ampliato i poteri delle forze dell’ordine. Ma le misure precedenti si rivelate insufficienti? Inutili? Ci sono state delle concrete difficoltà applicative o semplicemente il nuovo ulteriore provvedimento risponde solo alla necessità politica di offrire uno specchietto per le allodole dando una risposta immediata alle violenze (senza peraltro intervenire sul perché queste violenze avvengano…).
L’esigenza di contrastare devastazioni e aggressioni è distinta dalla tutela del diritto di manifestare pacificamente, garantito dall’articolo 17 della Costituzione. La sfida nuova che nostro malgrado ci troviamo di fronte, quindi, sarà impedire che l’ampliamento degli strumenti preventivi finisca per incidere anche su chi esercita legittimamente quel diritto. Quanta fatica.
Il dato che non va dimenticato è che la stretta non nasce da un vuoto normativo, ma rafforza una legislazione già modificata ripetutamente. Prima di introdurre ulteriori limitazioni e nuovi reati, quindi, perché non è stato valutato con dati verificabili l’efficacia degli strumenti approvati nei mesi precedenti? Non sarebbe stato un passo più ragionato?