Diamante esagonale: gli scienziati riescono a creare in laboratorio il rarissimo cristallo nato dagli impatti dei meteoriti

Per anni è rimasto sospeso tra scienza e leggenda. Il diamante esagonale, conosciuto anche con il nome di lonsdaleite, è uno di quei materiali che affascinano i ricercatori proprio perché sfuggono alle regole più comuni della mineralogia. Minuscole tracce di questa struttura del carbonio sono state individuate solo in condizioni estreme, quasi sempre nei siti dove un meteorite ha colpito la Terra con una violenza capace di trasformare la materia.

Proprio per questo motivo, molti scienziati si sono chiesti a lungo se si trattasse davvero di una forma distinta del carbonio oppure soltanto di un diamante tradizionale deformato dagli shock dell’impatto cosmico. Un dubbio che ha attraversato decenni di studi e che ora potrebbe finalmente trovare una risposta concreta.

Un gruppo di fisici cinesi ha infatti annunciato di essere riuscito a sintetizzare in laboratorio cristalli millimetrici di diamante esagonale, portando alla luce una delle strutture più rare e discusse della scienza dei materiali. Un risultato che apre scenari nuovi non soltanto per la ricerca, ma anche per possibili applicazioni tecnologiche future.

La struttura atomica che potrebbe renderlo ancora più resistente

Quando pensiamo al diamante immaginiamo immediatamente il materiale naturale più duro che esista sulla Terra. I diamanti utilizzati in gioielleria o negli strumenti industriali possiedono una struttura cristallina cubica, nella quale gli atomi di carbonio si organizzano secondo un reticolo estremamente stabile.

Il diamante esagonale, invece, racconta una storia leggermente diversa. In questa variante gli atomi si dispongono secondo una geometria a sei lati, una differenza invisibile a occhio nudo ma capace di modificare in modo significativo le proprietà del materiale.

Proprio questa disposizione atomica ha alimentato per anni l’interesse della comunità scientifica. Alcuni modelli teorici suggerivano che la lonsdaleite potesse essere ancora più dura del diamante classico, grazie a legami tra gli strati di carbonio più corti e robusti. In alcune simulazioni si arrivava addirittura a ipotizzare una resistenza superiore fino al 50%.

Il problema era uno solo: i campioni naturali risultavano sempre estremamente piccoli, spesso ridotti a minuscole particelle generate durante l’impatto di meteoriti. Studiare davvero questa struttura si è rivelato quindi molto complicato.

Così i ricercatori hanno creato il diamante esagonale in laboratorio

Per riuscire nell’impresa, il team di ricerca ha ricreato condizioni ambientali molto simili a quelle che si sviluppano durante gli impatti cosmici. I ricercatori hanno utilizzato grafite compressa tra incudini di carburo di tungsteno, sottoponendo il materiale a una pressione di circa 20 gigapascal, equivalente a duecentomila volte la pressione atmosferica terrestre.

Contemporaneamente la temperatura è salita fino a circa 1.930 gradi Celsius. In questo ambiente estremo, gli atomi di carbonio hanno riorganizzato la propria struttura fino a formare il diamante esagonale. Il risultato ha sorpreso gli stessi studiosi. I cristalli ottenuti raggiungono dimensioni di circa un millimetro, un traguardo notevole se si considera che la lonsdaleite era stata osservata finora soltanto in frammenti microscopici.

Per verificare la purezza della struttura cristallina, il gruppo ha utilizzato analisi di diffrazione a raggi X e microscopia su scala atomica, strumenti capaci di rivelare la disposizione degli atomi con estrema precisione. Successivamente sono stati eseguiti anche test meccanici, che hanno mostrato come il diamante esagonale sia più rigido e più resistente all’ossidazione rispetto al diamante cubico.

La durezza, però, non ha raggiunto i valori ipotizzati dalle simulazioni più ottimistiche. Il vantaggio esiste, ma si è rivelato meno spettacolare del previsto. Nonostante questo, le potenzialità rimangono enormi.

Gli scienziati immaginano già diversi campi di applicazione. Il diamante esagonale potrebbe essere utilizzato nella realizzazione di strumenti da taglio avanzati, nella lavorazione di materiali estremamente duri, nei sensori quantistici e perfino nei sistemi progettati per gestire il calore nei dispositivi tecnologici.

Se la produzione di questi cristalli diventerà più semplice e scalabile, la lonsdaleite potrebbe trasformarsi da curiosità mineralogica a materiale strategico per l’industria del futuro.

Fonte: Nature

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