In Italia il problema si è concentrato soprattutto al Nord. Durante l’estate 2026, l’area settentrionale del Paese, compresa quella di Milano, ha registrato alcune delle concentrazioni di ozono al suolo più alte osservate in Europa nella stagione calda. A rilevarlo è Atmosphere Watch 2026, l’analisi globale del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), il servizio europeo che monitora la composizione dell’atmosfera attraverso modelli, osservazioni da terra e dati satellitari.
Il caldo spinge l’ozono verso l’alto
Il dato italiano si inserisce in un’estate europea segnata da ondate di calore ripetute. Tra giugno e agosto le alte temperature e la forte radiazione solare hanno favorito la formazione di ozono, un inquinante che si sviluppa nell’atmosfera quando gli ossidi di azoto e i composti organici volatili reagiscono alla luce e al calore. Secondo CAMS, nei primi otto mesi del 2026 quasi il 40% della popolazione mondiale è stato esposto a livelli di ozono classificati come estremamente elevati. In Europa, circa metà della popolazione ha sperimentato livelli classificati come “scarsi”, “molto scarsi” o “estremamente scarsi” secondo la classificazione utilizzata dall’analisi.
L’Europa meridionale ha registrato le concentrazioni più alte nella stagione di picco e l’Italia settentrionale rientra in una delle aree europee maggiormente interessate dall’aumento dell’ozono estivo.
Un inquinante difficile da ridurre
L’ozono al suolo è diverso da quello presente nella stratosfera, dove svolge una funzione protettiva dai raggi ultravioletti. Vicino alla superficie terrestre è invece un inquinante che può danneggiare la salute, la vegetazione e le coltivazioni. Negli ultimi anni la qualità dell’aria europea è migliorata per diversi inquinanti regolamentati dalla normativa comunitaria, tra cui particolato, biossido di azoto e anidride solforosa. Per l’ozono, invece, CAMS non rileva una chiara tendenza alla diminuzione.
La normativa europea stabilisce che la concentrazione media giornaliera massima su otto ore non dovrebbe superare i 120 microgrammi per metro cubo per più di 18 giorni all’anno. L’obiettivo di lungo periodo è fissato a 100 microgrammi per metro cubo, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Anche gli incendi alimentano l’inquinamento
A peggiorare la situazione hanno contribuito anche i grandi incendi boschivi dell’estate. I roghi sviluppatisi in Francia e Spagna a luglio e quello nelle High Fens, in Belgio, ad agosto hanno prodotto enormi quantità di fumo e sostanze inquinanti, trasportate dalle correnti atmosferiche anche a migliaia di chilometri di distanza. Gli incendi emettono particolato fine, ossidi di azoto e composti organici volatili. Una volta nell’atmosfera, queste sostanze possono reagire e contribuire alla formazione di ozono. Il sistema CAMS segue questi fenomeni combinando dati satellitari, misurazioni al suolo e modelli che permettono di ricostruire il trasporto degli inquinanti.
Per l’area di Bergamo, in particolare, l’analisi relativa alla fine di luglio indica che il trasporto dell’ozono dall’esterno dell’Europa ha avuto un peso paragonabile a quello complessivo delle fonti antropiche europee.


