Divieto di balneazione in questa rinomata spiaggia del Salento per sversamento di liquami

Sono stati i bagnanti e i residenti a far partire l’allarme. Poi sono arrivati i campionamenti e il risultato: in due punti del mare di Santa Maria al Bagno, marina di Nardò, le acque hanno superato i limiti previsti per la balneazione. Dal 4 settembre davanti alle Quattro Colonne è quindi vietato fare il bagno e pescare. E mentre Arpa Puglia continua a prelevare campioni, il Comune ha chiesto ad Acquedotto Pugliese di controllare la tenuta della rete fognaria.

L’ordinanza n. 542 del Comune di Nardò delimita due aree lungo la litoranea SP108: una per 300 metri attorno al primo punto di campionamento e una per 200 metri attorno al secondo, “in relazione alla severità del superamento dei limiti”. In pratica, il tratto interessato va da via Michelangelo Buonarroti a nord a via Orazio Flacco a sud. Il divieto è previsto fino al 10 settembre, con possibilità di revoca anticipata o proroga sulla base delle nuove analisi.

Le acque sono fuori norma, ma nell’ordinanza mancano i valori

Per capire cosa significa quel “superamento” bisogna guardare a cosa cerca Arpa quando controlla un’acqua destinata alla balneazione. I parametri microbiologici previsti sono due: Escherichia coli ed enterococchi intestinali, entrambi utilizzati come indicatori di contaminazione fecale. Per le acque marine il limite sul singolo campione è di 500 UFC ogni 100 millilitri per E. coli e 200 UFC/100 ml per gli enterococchi. Lo stabiliscono il decreto legislativo 116/2008 e il successivo decreto ministeriale del 30 marzo 2010.

L’ordinanza di Nardò, però, non indica quale dei due parametri abbia superato la soglia e non riporta i valori misurati. Sappiamo quindi che il superamento è stato rilevato e che in almeno due punti ha avuto una gravità diversa; l’entità precisa della contaminazione non è ricavabile dall’atto pubblicato.

Arpa Puglia è stata incaricata di monitorare le acque ogni giorno e riferire al Comune, proprio per decidere se togliere il divieto oppure prolungarlo. La normale classificazione di un tratto come “eccellente”, “buono”, “sufficiente” o “scarso” è basata su serie di dati molto più lunghe e non impedisce che durante la stagione possa verificarsi un episodio puntuale fuori norma.

Perché il Comune ha chiesto di controllare la rete fognaria

Dentro l’ordinanza c’è un dettaglio piuttosto concreto. Ad Acquedotto Pugliese viene chiesto di verificare la “perfetta tenuta idraulica della rete fognaria di competenza”. Contemporaneamente il Comune invita i residenti a limitare l’uso dell’acqua allo stretto necessario, così da consentire “l’ordinato smaltimento dei reflui”.

La rete fognaria è quindi sotto osservazione. La causa dell’inquinamento, al momento, non è stata accertata: l’ordinanza non attribuisce lo sforamento a una perdita, a una rottura o a uno sversamento preciso. Parlare già con certezza di liquami finiti in mare significherebbe anticipare l’esito delle verifiche.

Il dato amministrativo, invece, è chiaro: qualcosa ha portato due campioni oltre i limiti microbiologici, abbastanza da far scattare un divieto per motivi di salute pubblica e da spingere il Comune a chiedere un controllo della rete.

Alle Quattro Colonne era già successo nel 2025, quella volta i liquami si vedevano

Il precedente rende la vicenda ancora più delicata. Il 19 maggio 2025, sempre a Santa Maria al Bagno e sempre nella zona delle Quattro Colonne, una condotta fognaria si ruppe durante lavori di ampliamento della rete elettrica. L’ordinanza n. 350 del Comune di Nardò parla esplicitamente di un “ingente sversamento in mare di liquami non depurati”, provenienti da una condotta di Acquedotto Pugliese.

Quella volta l’origine era materiale quanto poco elegante: una tubazione danneggiata e i reflui che raggiungevano il mare. Il Comune vietò balneazione e pesca entro un raggio di 500 metri e Arpa avviò i campionamenti. Nel settembre 2026 il copione parte invece dall’altra estremità: prima le segnalazioni, poi le analisi fuori limite, quindi la ricerca della causa. Stessa marina, problema ancora da identificare.

C’è anche una coincidenza di calendario. In Puglia la stagione balneare 2026 termina il 13 settembre, appena tre giorni dopo la scadenza prevista dal divieto. Il monitoraggio di Arpa prosegue però fino al 30 settembre. Gli ombrelloni possono anche chiudere: per capire cosa sia finito davvero davanti alle Quattro Colonne serviranno i nuovi referti e l’esito della verifica sulla rete.

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