Fonte:https://www.focus.it/cultura/storia/chi-ha-assassinato-francesco-de-medici-incastrato-dalla-genetica-dopo-439-anni
Tre costole di Francesco I de’ Medici hanno conservato per 439 anni qualcosa di molto meno teatrale dell’arsenico: il DNA dei parassiti della malaria. Un gruppo di ricercatori delle Università di Pisa e Yale ha trovato nei resti del granduca di Toscana tracce di Plasmodium falciparum e Plasmodium malariae, rafforzando con la genetica una diagnosi che i medici di corte avevano già formulato nel 1587.
Francesco morì nell’ottobre di quell’anno dopo giorni di febbre intermittente. Poco dopo morì anche la moglie Bianca Cappello, colpita da una malattia molto simile. La malaria, però, era una spiegazione decisamente meno interessante di un fratello cardinale con un ottimo movente dinastico: Ferdinando de’ Medici succedette a Francesco come granduca e finì al centro delle voci su un possibile avvelenamento.
A distanza di oltre quattro secoli, lo studio pubblicato su iScience aggiunge una prova genetica a una storia su cui medicina, cronache e analisi di laboratorio litigano da parecchio tempo.
Il sospettato perfetto era suo fratello
Francesco I e Bianca Cappello si ammalarono mentre si trovavano nella villa medicea di Poggio a Caiano, in un’area della Toscana dove la malaria era endemica. Le fonti mediche dell’epoca descrivono febbri intermittenti e un decorso considerato compatibile con la malattia. Francesco venne sottoposto anche a salassi, una cura che di certo non offriva grandi vantaggi a un organismo già debilitato.
Poi c’era Ferdinando. Cardinale, fratello di Francesco e suo successore, aveva abbastanza interesse nella successione da diventare il protagonista perfetto di un giallo rinascimentale. Le voci di un avvelenamento cominciarono praticamente subito e sopravvissero molto meglio dei loro protagonisti.
Nel 2006 arrivò perfino una conferma apparentemente scientifica. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal analizzò tessuti attribuiti a Francesco e altri campioni collegati a Bianca, trovando concentrazioni di arsenico che gli autori interpretarono come compatibili con un’intossicazione acuta. La conclusione era pesante: Francesco e Bianca sarebbero morti avvelenati.
Quattro anni dopo, nelle ossa di Francesco saltarono fuori anche due proteine di Plasmodium falciparum. Nel lavoro pubblicato nel 2010 su The American Journal of Medicine, Gino Fornaciari, Valentina Giuffra e gli altri autori le considerarono la prima prova biologica della presenza della malaria nel granduca al momento della morte. Il veleno cominciava a perdere parecchi punti.
Questa volta nelle costole c’era il DNA
Il nuovo lavoro è andato a cercare direttamente il materiale genetico del parassita. I ricercatori hanno analizzato quattro campioni di costola: tre appartenenti a Francesco e uno al fratello Giovanni de’ Medici, cardinale morto nel 1562 dopo una malattia febbrile.
Dai campioni di Francesco sono state recuperate 185 paia di basi del DNA mitocondriale di Plasmodium falciparum e altre 43 di Plasmodium malariae. Sono frammenti minuscoli, come ci si può aspettare da materiale rimasto nelle ossa per più di quattro secoli, ma hanno permesso di identificare geneticamente i due parassiti.
La presenza contemporanea delle due specie è compatibile con casi di infezione multipla osservati in altri resti europei della stessa epoca. Gli autori, però, sono prudenti: serviranno altri campioni per capire quanto fosse comune questa co-circolazione nella Toscana del XVI secolo.
Su Giovanni il DNA si è conservato decisamente meglio. I ricercatori hanno recuperato 1.865 paia di basi di P. falciparum e individuato un aplogruppo finora non caratterizzato, con due mutazioni peculiari. E qui la faccenda esce anche dal giallo mediceo: quelle costole raccontano qualcosa della malaria che circolava nell’Europa rinascimentale, non soltanto di chi occupava Palazzo Pitti.
Lo studio dell’Università di Pisa e Yale ha confrontato quella sequenza anche con altri campioni antichi, dall’Età del Ferro fino al Novecento. Il ceppo trovato in Giovanni risulta vicino a sequenze provenienti dall’Europa, da Taiwan e dai Caraibi e, secondo l’analisi degli autori, potrebbe derivare da un’espansione demografica del parassita avvenuta in Europa.
Per Francesco, invece, il risultato va ad aggiungersi alle proteine malariche già trovate nel 2010 e soprattutto alle descrizioni lasciate dai medici che lo videro ammalarsi e morire. Tre pezzi diversi della stessa storia: documenti, proteine e ora DNA.
E Bianca Cappello?
Qui conviene fermare CSI Firenze un attimo prima dei titoli di coda. Il nuovo studio non ha analizzato i resti di Bianca Cappello. I campioni appartengono a Francesco I e a Giovanni de’ Medici.
Bianca si ammalò nello stesso luogo e quasi contemporaneamente al marito, presentando sintomi simili e morendo poco dopo. La malaria è quindi una spiegazione coerente anche per lei e compare già nelle ricostruzioni storiche della vicenda. Il nuovo DNA, però, riguarda Francesco. Attribuire direttamente a Bianca lo stesso risultato genetico significherebbe fargli fare qualche metro in più di quelli concessi dalle prove.
Ferdinando rimane così il fratello con un movente dinastico, diventato granduca dopo la morte di Francesco e trascinatosi dietro per secoli il sospetto dell’omicidio. Nelle costole del granduca, però, i ricercatori hanno trovato Plasmodium falciparum e Plasmodium malariae. Dopo 439 anni, il veleno continua a funzionare benissimo come trama. Molto meno come diagnosi.