Dopo avena e mandorla arriva il latte di mais (che non sa di mais): è boom negli USA ma in Vietnam esiste da sempre

Quattro anni di lavoro e centoventi versioni di prova per ottenere un latte di mais che dentro un cappuccino non sapesse di mais. Tim Leclercq è cofondatore e amministratore delegato di Maïzly, azienda con sede a Cary, in North Carolina, che all’inizio del 2025 ha portato negli Stati Uniti quella che presenta come la prima bevanda vegetale al mondo a base di mais. Il primato, a dire il vero, è discutibile, perché in Vietnam il latte di mais si prepara in casa da ben prima che qualcuno pensasse di metterlo in un cartone. Dopo avena, mandorla, soia e piselli, insomma, tocca al mais. Su TikTok circolano ricette di corn mirk con espresso, ghiaccio e latte condensato, alcune ispirate apertamente ai caffè coreani, dove il mais nel bicchiere è di casa da tempo. Nei supermercati americani la versione industriale guadagna scaffali a un ritmo che l’azienda non manca di annunciare, comunicato dopo comunicato.

Da seicento a oltre duemila negozi

Il debutto americano risale al febbraio 2025, con due gusti, originale e al cioccolato. Prima di allora, il marchio si era già fatto le ossa in Costa Rica, in America Latina e in Africa, e aveva vinto il concorso Consider Corn Challenge della National Corn Growers Association, l’associazione dei maiscoltori statunitensi. Un premio che, visto chi lo assegna, difficilmente sarebbe potuto andare a un latte di mandorla. A settembre 2025 la bevanda era arrivata in circa seicento punti vendita, dal Nord-Est fino al Texas, a dicembre i negozi erano più di mille, con una nuova versione da banco frigo lanciata a New York e una presenza crescente nelle caffetterie di Stati Uniti e Regno Unito. A giugno 2026 l’azienda ha annunciato di aver superato quota duemila.

Che cosa c’è davvero nel cartone

Se vi aspettate una sorta di “spremuta di pannocchia” resterete delusi. L’etichetta del Maïzly Original elenca acqua, fibra solubile di mais, olio di cocco, maltodestrina di mais, zucchero e proteine di cece, poi una serie di additivi (esteri di saccarosio degli acidi grassi, citrato tricalcico, fosfato dipotassico, gomma di gellano) e le vitamine D2, A ed E. Il mais, in altre parole, c’è, ma sotto forma di derivati raffinati, non di chicchi. Per un bicchiere da 240 millilitri il produttore dichiara 130 calorie, 8 grammi di fibra, 4 grammi di zuccheri aggiunti e appena un grammo di proteine. I grassi saturi arrivano a 6 grammi, merito (o colpa) dell’olio di cocco. Le proprietà benefiche per l’intestino attribuite alla fibra solubile sono, per ora, un’affermazione dell’azienda.

Il sữa bắp, la versione vietnamita

In Vietnam il latte di mais si chiama sữa bắp e la ricetta non ha segreti industriali. Andrea Nguyen, autrice di libri di cucina vietnamita, la descrive sul proprio blog Viet World Kitchen con pochi ingredienti, per lo più mais e acqua. I chicchi vengono staccati dalla pannocchia e cotti insieme a tutoli, brattee e barbe, che cedono altro aroma. Poi si frulla tutto e si filtra, fino a ottenere una bevanda liscia e lievemente dolce.

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Alcune varianti locali aggiungono latte evaporato e latte condensato, altre usano il latte di cocco, oppure profumano il tutto con il pandan, una pianta tropicale praticamente onnipresente nella cucina del Sud-est asiatico. Il mais, del resto, in Vietnam finisce anche nei dolci, come il chè bắp,  ed è proprio questa la differenza sostanziale con la versione americana: il sữa bắp non è affatto un sostituto del latte vaccino, quanto una bevanda a sé, che deve sapere di mais.

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