Dopo il Decreto Sicurezza, le proteste sul clima si spostano dalle strade ai simboli delle città. Quanto sono potenti le scritte sulla Mole Antonelliana di Torino?

Da quando occupare una strada può trasformarsi in un reato penale, la protesta climatica ha decisamente cambiato linguaggio, cercando nuovi luoghi simbolici per rendersi visibile.

Se da un lato, infatti, il Decreto Sicurezza ha introdotto nuove sanzioni per il blocco stradale, trasformando in illecito penale alcune forme di protesta che in precedenza erano punite sul piano amministrativo, con pene che possono arrivare fino a due anni di reclusione se il fatto viene commesso da più persone riunite, dall’altro i nostri giovani attivisti stanno sperimentando modalità diverse per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. E ci riescono.

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Non più soltanto cortei e sit-in, ma anche azioni sui simboli delle città, capaci di trasformarsi in immagini destinate a circolare rapidamente sui media e sui social. È in questo contesto che si inserisce l’azione di Extinction Rebellion sulla Mole Antonelliana, il primo posto iconico che salta in mente quando si pensa a Torino, scelta per riportare al centro del dibattito pubblico il legame tra crisi climatica e responsabilità politiche.

“Questo caldo è una scelta politica”. È il messaggio comparso nei giorni scorsi sulla cupola della Mole Antonelliana nell’azione organizzata dal movimento per denunciare tutte le responsabilità istituzionali dietro l’emergenza climatica in corso.

E non solo: gli attivisti hanno proiettato anche un’altra domanda: “Morti, incendi, siccità: chi paga?”, in una chiara accusa rivolta al Governo italiano e alla Regione Piemonte, che – secondo il movimento – avrebbero contribuito a indebolire gli strumenti necessari per affrontare la crisi climatica.

La nuova grammatica della protesta climatica

Una vera e propria proiezione, dunque, che racconta anche quel cambiamento più ampio nel modo in cui i movimenti climatici cercano di portare l’emergenza ambientale al centro dell’attenzione pubblica. Come far sentire la propria voce? Se alcune forme di protesta diretta nello spazio pubblico sono diventate più rischiose dal punto di vista legale, allora spostiamoci verso luoghi altamente simbolici! Monumenti, opere d’arte, edifici storici e spazi capaci di generare una forte eco mediatica.

Extinction Rebellion_mole

@Extinction Rebellion

La domanda di base: come rendere visibile una crisi che spesso procede senza che nessuno sembra accorgersene, ma che in realtà produce conseguenze sempre più evidenti sulla salute, sull’agricoltura, sull’economia e sulla vita quotidiana? Il caldo estremo, gli incendi e la siccità non possono essere più soltanto fenomeni meteorologici da osservare, ma eventi che pongono interrogativi sulle scelte collettive fatte negli ultimi decenni.

E mentre cambiano i modi di far sentire la propria voce, resta un quesito che ci riguarda tutti: quanto tempo abbiamo ancora prima che gli effetti della crisi climatica diventino impossibili da ignorare? Dietro queste temperature da record, incendi e siccità non ci sono solo numeri e grafici, ma territori, persone e vite quotidiane già messe alla prova. Non credete che la vera sfida, oggi, sia decidere se continuare a rincorrere le emergenze o affrontare finalmente le cause profonde di un cambiamento oramai sotto i nostri occhi?

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