30.384 euro contro 15.880. È la distanza tra la retribuzione media annua di un dipendente privato in Lombardia e quella registrata in Calabria nel 2024. In mezzo ci sono 14.504 euro lordi e praticamente tutta l’Italia, con una classifica che cambia parecchio appena si comincia a scendere lungo la Penisola.
Gli ultimi dati disponibili dell’Osservatorio INPS sui lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo riguardano 17.731.002 persone con almeno una giornata retribuita nell’anno. La media nazionale è di 24.486 euro lordi, il 3,4% in più rispetto al 2023, distribuiti su 247 giornate retribuite. Sono esclusi operai agricoli e lavoratori domestici; l’archivio comprende anche alcune categorie del pubblico impiego soggette alla contribuzione per la disoccupazione, come i supplenti della scuola.
Lombardia prima, Lazio soltanto settimo
In cima alla classifica regionale c’è la Lombardia, con 30.384 euro lordi annui. Dietro arrivano Emilia-Romagna con 26.377 euro e Piemonte con 26.249. Il Veneto è quarto con 25.370 euro, seguito dal Trentino-Alto Adige con 25.224.
Il Lazio, quindi, non entra nelle prime cinque. Prima c’è anche il Friuli-Venezia Giulia, sesto con 25.114 euro; la regione della Capitale si ferma al settimo posto con 25.083 euro. Tra quinto e settimo posto ballano appena 141 euro all’anno: abbastanza per spostare due caselle in classifica, decisamente meno per cambiare una busta paga.
La parte bassa è molto più distante. Campania, Sicilia e Calabria chiudono rispettivamente con 18.125, 17.735 e 15.880 euro. La Lombardia arriva così a una retribuzione media annua superiore del 91% circa rispetto a quella calabrese. I dati regionali provengono dalla stessa banca dati INPS; una ricostruzione territoriale sui valori 2024 conferma Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte sul podio, Veneto quarto e Friuli-Venezia Giulia sesto.
Questi importi, però, vanno letti per quello che sono. L’INPS calcola la retribuzione media dividendo il monte retributivo complessivo per il numero dei lavoratori che hanno avuto almeno una giornata pagata durante l’anno. Entrano quindi nella stessa media persone occupate tutto l’anno, lavoratori stagionali, contratti a termine e part-time. Chiamarla semplicemente “stipendio medio” rischia di far sembrare uguali situazioni che uguali non sono.
Tra Nord-Ovest e Isole passano quasi 11mila euro
Raggruppando le regioni, il salto si vede subito. Nel Nord-Ovest la retribuzione media annua è di 28.852 euro; nel Nord-Est scende a 25.723 e al Centro a 23.850. Al Sud si arriva a 18.254 euro, nelle Isole a 17.898. Tra i due estremi ci sono 10.954 euro all’anno.
Cambia anche il tempo retribuito. Nel Nord-Ovest la media è di 257 giornate durante l’anno, nel Nord-Est 252, al Centro 246. Sud e Isole si fermano entrambi a 228 giornate. Una parte della distanza negli importi annuali passa quindi anche dalla continuità del lavoro, oltre che dai salari, dai settori produttivi e dalle qualifiche presenti nei diversi territori.
La stessa cautela serve leggendo la differenza tra uomini e donne. Nel 2024 gli uomini hanno registrato una retribuzione media annua di 27.967 euro, le donne di 19.833. L’INPS segnala però che il part-time pesa molto di più sull’occupazione femminile: almeno un rapporto a tempo parziale durante l’anno ha riguardato il 49% delle lavoratrici e il 21% degli uomini. Quel divario, quindi, fotografa insieme paga, tempo lavorato, tipo di occupazione e struttura del mercato del lavoro.
Bolzano sale al terzo posto quando cambia il metro
Bolzano complica un po’ la classifica. L’Istituto Promozione Lavoratori ha preso gli stessi dati INPS e ha cambiato lente: soltanto dipendenti full time e retribuzione lorda media per giornata effettivamente pagata. Una scelta pensata proprio per ridurre il peso di part-time, stagionalità e contratti che durano soltanto una parte dell’anno.
Con questo criterio, nel 2024 un lavoratore a tempo pieno del settore privato in Alto Adige ha percepito mediamente 130 euro lordi al giorno, contro i 118 della media italiana. Gli operai arrivano a 112 euro contro 94 a livello nazionale, gli impiegati a 142 contro 121. La distanza si restringe salendo nelle qualifiche: 267 contro 243 euro per i quadri e 589 contro 555 per i dirigenti.
Nella graduatoria provinciale costruita dall’IPL, Bolzano è terza dietro Milano e Roma. Dieci anni prima era ottava. Nessuna contraddizione con il quinto posto del Trentino-Alto Adige nella classifica regionale: cambiano il territorio osservato, il campione e soprattutto il metro utilizzato.
Gli stipendi salgono, i prezzi un po’ di più
Ed è proprio Bolzano a mettere un freno all’entusiasmo da podio. Tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni nominali del settore privato altoatesino sono aumentate del 21,5%, più del +14,2% nazionale. Nello stesso periodo, però, i prezzi al consumo in Alto Adige sono cresciuti del 27,3%; a livello italiano l’aumento è stato del 19,6%. In entrambi i casi gli stipendi hanno corso, i prezzi un po’ più forte.
La classifica dice quindi con una certa chiarezza dove si concentrano le retribuzioni annue più alte: Lombardia davanti a tutti, Emilia-Romagna e Piemonte sul podio, Calabria in fondo. Dice molto meno su quanto quegli euro permettano davvero di comprare una volta pagati casa, bollette e spesa, oppure su quanto stabile sia stato il lavoro che li ha prodotti.
Del resto, tra Lombardia e Calabria ci sono 14.504 euro lordi all’anno. Prima ancora di discutere chi abbia lo stipendio migliore, è una distanza abbastanza grande da meritare qualcosa di più di una classifica.