Non basta più sapere quante polveri sottili respiriamo. Per capire davvero quanto sia sana – e malsana – l’aria di una città bisogna considerare un insieme di più inquinanti e, soprattutto, il loro impatto sulla salute di chi ci vive.
È questo il principio alla base della nuova classifica europea della qualità dell’aria nelle città, aggiornata dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), che mette a confronto 761 centri urbani europei sulla base del rischio di mortalità associato all’esposizione prolungata a tre tra i principali inquinanti atmosferici: PM2.5, biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3).
Una fotografia molto più ampia rispetto al passato, che conferma un dato ormai difficile da ignorare: nonostante i progressi compiuti negli ultimi trent’anni, l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare un rischio per la salute nella maggior parte delle città europee.
Fino al 2025, la graduatoria dell’EEA prendeva in considerazione essenzialmente le concentrazioni medie di PM2.5 registrate dalle stazioni di monitoraggio urbane e suburbane. Questo consentiva di includere circa 372 città e forniva inevitabilmente una visione parziale del problema. Ora la metodologia è cambiata e le città vengono classificate sulla base del rischio combinato di mortalità associato all’esposizione a lungo termine a PM2.5, NO2 e ozono, considerando i dati relativi agli ultimi due anni solari precedenti alla pubblicazione.
L’analisi utilizza inoltre dati modellati su mappe con una risoluzione di 1×1 chilometro, così da stimare l’esposizione della popolazione anche nelle città dove non sono presenti stazioni di rilevamento per ogni singolo inquinante.
In altre parole, la domanda non è più soltanto: “In quale città ci sono meno polveri sottili?”, ma : “Dove l’esposizione complessiva all’inquinamento comporta il rischio sanitario più basso?”
La classifica delle città
Le 761 città vengono inserite in dieci categorie, corrispondenti ad altrettanti decili di rischio. Nella categoria 1 rientra il 10% delle città con il rischio totale di mortalità più basso (freccia blu scuro), mentre nella categoria 10 si trova il 10% con i valori più elevati.
Per ogni centro urbano è possibile consultare il posizionamento complessivo, i singoli indicatori relativi a PM2.5, NO2 e ozono, le concentrazioni ponderate per la popolazione e i dati demografici.
Tra le capitali europee, nell’aggiornamento 2026 sono:
- Stoccolma
- Reykjavík
- Helsinki a distinguersi per la migliore qualità dell’aria secondo il nuovo indicatore
@EEA
Anche alcune città dell’Europa meridionale hanno però mostrato miglioramenti significativi rispetto agli aggiornamenti precedenti. Tra queste l’EEA segnala Catanzaro, insieme a Saragozza in Spagna, Valongo in Portogallo e Fiume in Croazia.
Le città italiane migliori
Prima di Catanzaro ci sono due città sarde:
- Sassari (al 30esimo posto)
- Cagliari (al 125esimo)
E a seguire, col punteggio migliore:
- Grosseto
- Trapani
- Cosenza
- Siracusa
@EEA
E le cinque peggiori
Le ultime 5 città italiane col rank peggiore sono:
- Saronno
- Brescia
- Torino
- Monza
- Milano
@EEA
Perché conta soprattutto l’esposizione a lungo termine
La classifica guarda a qualcosa di più profondo: l’aria che respiriamo giorno dopo giorno per anni.
Secondo l’OMS, è proprio l’esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico a produrre gli effetti sanitari più gravi. Per questo l’EEA concentra la propria graduatoria sul rischio legato all’esposizione cronica e non sulle oscillazioni di una singola giornata. (Agenzia europea dell’ambiente)
Accanto alla classifica, l’Agenzia ha inoltre realizzato un visualizzatore delle tendenze che permette di osservare come siano cambiate nel tempo le concentrazioni di PM2.5, NO2 e ozono nelle singole città, utilizzando i dati ufficialmente comunicati dai Paesi europei. La serie attualmente disponibile arriva dal 2013 al 2024. (Agenzia europea dell’ambiente)
Fonte: EEA