Nel 2047 in Italia succederà una cosa che fino a qualche decennio fa sarebbe sembrata piuttosto improbabile: le coppie senza figli diventeranno più numerose di quelle con figli. Al Nord il sorpasso arriverà ancora prima, nel 2038; al Centro nel 2044. Nel Mezzogiorno, invece, le coppie con figli conserverebbero il primato almeno fino al 2050. Sono le nuove previsioni demografiche dell’Istat, costruite sulla popolazione al 1° gennaio 2025.
La tentazione di leggere il dato come la fotografia di un’Italia improvvisamente childfree è forte. Sarebbe anche sbagliata. Dentro quei milioni di “coppie senza figli” ci sono persone che non ne hanno avuti, altre che ne rinviano la nascita e moltissimi genitori che i figli li hanno eccome: semplicemente sono cresciuti e se ne sono andati di casa. L’Istat lo chiama “nido vuoto”. E in un Paese che invecchia rapidamente, di nidi così ce ne saranno parecchi.
Da 7,5 a 5,8 milioni di coppie con figli
Oggi le coppie con figli sono circa 7,5 milioni e rappresentano il 28,1% delle famiglie italiane. Nello scenario mediano dell’Istat, nel 2050 scenderebbero a 5,8 milioni: 1,7 milioni in meno, una contrazione del 22,3%. A quel punto sarebbero appena il 21,1% delle famiglie, poco più di una su cinque.
Il calo riguarda sia le coppie con almeno un figlio sotto i vent’anni, che perderebbero oltre un milione di unità, sia quelle con figli ormai adulti. E qui la denatalità comincia a mostrare uno dei suoi effetti meno immediati. Dopo decenni di poche nascite, sono diventate più piccole anche le generazioni che oggi entrano nell’età in cui normalmente si forma una famiglia. Meno potenziali genitori significa meno nuove famiglie con figli, anche nell’ipotesi in cui la fecondità smettesse di diminuire. A questo si aggiungono la formazione più tardiva delle coppie e il rinvio della nascita dei figli.
Le coppie senza figli percorrerebbero invece la strada opposta: dai 5,4 milioni del 2025 ai 5,9 milioni del 2050, l’8,8% in più. Ed è sufficiente per incrociare la curva di quelle con figli.
Il sorpasso, peraltro, sarà piuttosto stretto: nel 2050 le prime rappresenterebbero il 21,4% di tutte le famiglie, le seconde il 21,1%. Tre decimi di punto. Più che l’irruzione di un nuovo modello familiare, sembra la fotografia di due trasformazioni che si incontrano: meno bambini da una parte, più anziani dall’altra.
Il “nido vuoto” ha i capelli grigi
Quel termine quasi grazioso, “nido vuoto”, nasconde una trasformazione molto concreta. Sempre più coppie anziane rimarranno sole dopo l’uscita dei figli dalla famiglia di origine. E molte persone, dopo la morte del partner o la fine di una relazione, resteranno proprio sole.
Nel 2025 in Italia vivono da sole circa 10 milioni di persone. Nel 2050, secondo le proiezioni, saranno 11,6 milioni: il 42% di tutte le famiglie italiane sarà composto da una sola persona. Soprattutto, cambierà la loro età. Oggi gli over 65 sono 4,6 milioni tra chi vive solo; tra venticinque anni potrebbero diventare 6,6 milioni, il 57% del totale.
Tra gli ultrasettantacinquenni il dato pesa ancora di più: nel 2050 quelli che vivranno soli potrebbero essere 4,7 milioni, 3,4 milioni dei quali donne. Sono 1,7 milioni in più rispetto al 2025. L’Istat sottolinea che proprio dopo i 75 anni vivere soli può incidere maggiormente sulla qualità della vita, perché aumentano fragilità e bisogni assistenziali.
Qui la demografia esce dai grafici e comincia a bussare alla porta di casa. Un Paese con milioni di anziani soli deve organizzare assistenza e sanità, certo, ma deve anche decidere che abitazioni costruire, dove tenere i servizi, come far funzionare i trasporti e come pianificare consumi e infrastrutture energetiche. Non è una nostra estensione del problema: l’Istat indica esplicitamente tra gli usi di queste previsioni il fabbisogno urbanistico, la programmazione energetico-ambientale, le strutture scolastiche e la rete dei trasporti.
Le famiglie aumentano, le persone dentro diminuiscono
C’è un piccolo paradosso nei numeri. La popolazione italiana è prevista in calo, da 58,9 milioni nel 2025 a circa 55 milioni nel 2050, eppure per buona parte del periodo aumenterà il numero delle famiglie. Da 26,7 milioni si salirebbe fino a 27,9 milioni nel 2043, per poi scendere a 27,6 milioni nel 2050.
Succede perché quelle famiglie saranno sempre più piccole. La dimensione media passerà da 2,20 a 1,98 componenti. Sotto le due persone. Due decimali possono sembrare materia da statistici; moltiplicati per quasi 28 milioni di nuclei significano invece milioni di case abitate da una o due persone, mentre le famiglie più numerose perdono peso.
Anche le differenze tra Nord e Sud si assottigliano. Nel 2050 il Mezzogiorno conserverebbe la quota più alta di coppie con figli, il 22,4%, ma partirebbe dal 31,2% del 2025. Al Nord si passerebbe dal 26,8 al 21%, al Centro dal 26,2 al 19,4%. Persino la dimensione familiare media meridionale scenderebbe a due persone esatte. Il vecchio cliché della famiglia meridionale affollata comincia ad avere qualche problema con Excel.
Anche i genitori soli saranno di più
Cambierà anche chi rimane con i figli quando una coppia si scioglie. Se nei prossimi anni continuerà a crescere l’instabilità delle unioni, i nuclei con un solo genitore passerebbero da 2,8 a 3,3 milioni, salendo dal 10,6 al 12% di tutte le famiglie.
Le madri continuerebbero a rappresentare la maggioranza, ma la quota dei padri soli potrebbe crescere dal 19,3 al 24,1%: quasi uno su quattro. L’Istat lega questa possibile evoluzione anche a una maggiore partecipazione dei padri alla cura dei figli dopo la fine dell’unione. È una previsione, quindi dipende dall’effettiva evoluzione dei comportamenti familiari nei prossimi decenni.
Ed è una cautela che vale per tutto il rapporto. Il 2047 non è una data scolpita sul calendario: le previsioni sulle famiglie utilizzano lo scenario mediano e sono esercizi di tipo what-if, costruiti su ipotesi riguardanti fecondità, sopravvivenza, migrazioni e comportamenti familiari. Più ci si allontana dal 2025, ricorda l’Istat, più cresce l’incertezza.
Nel 2050, quindi, molte delle coppie catalogate come “senza figli” avranno figli eccome. Solo che saranno usciti di casa da anni. Il problema sarà capire come dovranno cambiare case, città e servizi per chi resta dentro.
Fonte: Istat