Otto eliche distribuite sulle ali, un generatore nel muso e batterie sotto il pavimento. Il risultato è un piccolo aereo capace di staccarsi da terra in uno spazio insolitamente corto. È l’EL2 di Electra, il dimostratore nato da un progetto universitario del MIT che dal 2023 ha già completato più di 200 voli. Adesso quell’idea sta crescendo: l’azienda prepara un modello da nove passeggeri e una fabbrica da 850 milioni di dollari in Ohio.
La storia comincia nel 2017 dentro il corso Air Transportation Systems Architecting del Massachusetts Institute of Technology. In quegli anni gli eVTOL, gli aeromobili elettrici a decollo verticale, attiravano investimenti e parecchia attenzione. Gli studenti del MIT decisero di esplorare un’altra strada: mantenere le ali di un normale aeroplano e utilizzare motori elettrici per ridurre drasticamente lo spazio necessario al decollo.
È il principio da cui nascerà Electra, fondata nel 2019 da John Langford con i professori del MIT Mark Drela e John Hansman come consulenti tecnici fondatori. Dal modellino testato nella Wright Brothers Wind Tunnel si è arrivati all’EL2 e ora all’EL9 Ultra Short, il velivolo destinato alla produzione commerciale.
Otto motori elettrici fanno lavorare di più le ali
L’EL9 non decollerà verticalmente. Gli basterà, almeno secondo il progetto e i test effettuati finora, una pista estremamente corta. Il sistema utilizza otto motori elettrici e altrettante eliche distribuite lungo le ali: l’aria viene spinta direttamente sopra le superfici alari e i flap, aumentando la portanza quando l’aereo viaggia ancora a bassa velocità.
È il cosiddetto blown lift, lo stesso principio già sperimentato con l’EL2. In questo modo Electra punta a far decollare e atterrare il futuro EL9 in circa 150 piedi, poco meno di 46 metri. Una distanza che apre scenari piuttosto diversi dalla classica pista aeroportuale: l’azienda cita piccoli aeroporti, aree pavimentate, chiatte e spazi grandi all’incirca quanto un campo da calcio. Il MIT indica proprio la possibilità di usare punti di accesso molto più vicini alle città rispetto ai grandi scali.
Il sistema di propulsione è ibrido-elettrico. Nel dimostratore EL2 un generatore alimentato a carburante si trova nel muso, mentre due batterie sono sistemate sotto il pavimento. Durante decollo e atterraggio generatore e accumulatori possono fornire insieme l’elettricità necessaria agli otto motori; una volta raggiunta la crociera, il generatore può alimentare il velivolo e ricaricare le batterie.
Questo permette di utilizzare un motore termico più piccolo rispetto a quello che servirebbe per sostenere da solo il picco di potenza richiesto dal decollo. Electra punta così a ridurre consumi e rumore mantenendo l’autonomia necessaria per i collegamenti regionali.
C’è anche un vantaggio acustico che potrebbe diventare importante se questi aerei dovessero davvero avvicinarsi ai centri abitati. Distribuire la spinta tra molte eliche più piccole permette, secondo Electra, di contenere il rumore rispetto a velivoli tradizionali con una o due grandi eliche.
Fino a circa 1.900 chilometri di autonomia

Le specifiche previste per l’EL9 spiegano perché Electra guarda soprattutto ai viaggi che oggi stanno a metà strada tra automobile e volo commerciale. Il MIT indica una velocità di crociera di circa 200 miglia orarie, poco più di 320 km/h, e un’autonomia intorno alle 1.200 miglia, circa 1.930 chilometri.
Quel valore rappresenta la capacità massima del progetto nelle configurazioni adatte alle tratte più lunghe. Per il trasporto di nove passeggeri le missioni commerciali previste sono più corte e puntano soprattutto ai collegamenti regionali.
Chris Courtin, direttore dello sviluppo tecnologico di Electra e tra gli studenti che lavorarono al progetto originario del MIT, individua infatti la fascia più interessante nei viaggi tra circa 80 e 400 chilometri. Distanze abbastanza lunghe da rendere pesante l’automobile e spesso troppo brevi perché raggiungere un grande aeroporto, superare i controlli e attendere il volo faccia davvero risparmiare tempo.
L’idea di Electra è spostare parte di quel traffico verso collegamenti aerei diretti, sfruttando infrastrutture molto più piccole. Un aereo potrebbe portare i passeggeri verso un grande hub senza occupare necessariamente le sue piste principali oppure collegare direttamente località che oggi non dispongono di aeroporti commerciali.
Dal progetto universitario a una fabbrica da 850 milioni di dollari
Il passaggio alla scala industriale è già partito. Il 21 luglio 2026 Electra ha annunciato un investimento da 850 milioni di dollari per costruire a Springfield, in Ohio, il suo primo grande stabilimento dedicato all’EL9. Il progetto dovrebbe creare 1.975 posti di lavoro.
La struttura occuperà circa 96 acri vicino allo Springfield-Beckley Municipal Airport. Secondo i programmi dell’azienda, la prima fase avrà una capacità produttiva di circa 400 aeromobili l’anno; con l’espansione successiva potrebbe arrivare fino a 800. La costruzione dovrebbe cominciare nel 2027.
Il modello commerciale deve ancora affrontare sviluppo, voli di prova e certificazione prima di poter trasportare normalmente passeggeri. Il percorso, però, è già passato dalla galleria del vento a un dimostratore che vola e ora a un impianto industriale pianificato per centinaia di aerei all’anno.
Per un progetto nato da alcuni studenti che cercavano un’alternativa agli eVTOL è un salto considerevole. E l’idea di partenza è rimasta praticamente la stessa: usare le ali, qualche decina di metri di spazio e molta meno pista per portare l’aereo più vicino a dove le persone devono davvero partire e arrivare.
Fonte: MIT
