A prima vista sembra una delle tante porzioni di laguna che si incontrano tra Venezia e il suo entroterra: acqua bassa, canali, argini, uccelli acquatici, barene, poi si entra dentro Val Dogà e si scopre che qui l’acqua viene regolata attraverso un sistema di paratie, le alghe hanno un ruolo preciso e il carbonio diventa qualcosa che si può misurare.
Val Dogà è una storica valle da pesca della Laguna di Venezia, si estende per oltre 1.700 ettari ed è oggi al centro di un progetto di blue carbon certificato βneutral. Il principio parte da un ecosistema già esistente e da un’attività che appartiene da secoli a questo territorio: la gestione delle acque della valle.
Qui il progetto punta sulla capacità dell’ambiente lagunare di assorbire e immagazzinare carbonio; la regolazione controllata dei flussi di acqua marina crea condizioni favorevoli alla crescita del substrato algale, soprattutto nei mesi estivi. Le alghe assorbono CO₂ attraverso i propri processi biologici; con l’arrivo dell’inverno parte della biomassa si deposita sul fondale e il carbonio resta intrappolato nei sedimenti.
Il progetto quindi lavora sui processi naturali della laguna e sulla loro gestione.
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Come funziona la cattura della CO₂ a Val Dogà
Il cuore del sistema è la circolazione dell’acqua, Val Dogà è una valle da pesca e quindi possiede già una rete di canali, chiuse e paratie che permette di controllare l’ingresso e l’uscita dell’acqua salmastra. Attraverso queste strutture vengono regolati i flussi marini; nei mesi caldi la disponibilità di luce, nutrienti e acqua favorisce lo sviluppo delle alghe.
Durante la crescita le alghe utilizzano il carbonio presente nell’ambiente acquatico. Quando il ciclo stagionale cambia, la biomassa algale si deposita sul fondo e una parte del carbonio viene accumulata nei sedimenti.
Secondo i dati forniti dal progetto, Val Dogà può catturare ogni anno oltre 300 mila tonnellate di CO₂ equivalente; l’area interessata raggiunge 1.734 ettari e comprende habitat utilizzati da numerose specie animali e vegetali.
Il termine che viene usato per progetti di questo tipo è “blue carbon”: indica il carbonio catturato e conservato dagli ecosistemi marini e costieri, come zone umide, praterie sommerse, mangrovie e ambienti lagunari. Nel caso di Val Dogà la peculiarità sta proprio nell’incontro tra gestione della valle, produzione algale e deposito della materia organica sul fondale.
Una valle da pesca che resta anche un ecosistema produttivo
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L’altro elemento che emerge quando si arriva qui riguarda il rapporto tra tutela ambientale e attività umane. Val Dogà conserva infatti la propria funzione di valle da pesca; l’ecosistema viene gestito, l’acqua viene controllata, le attività economiche locali continuano ad avere spazio. Il progetto collega quindi la cattura del carbonio alla conservazione degli habitat e alla presenza delle comunità che lavorano nella valle.
È uno dei motivi per cui il Gruppo Gattinoni ha scelto questo ecosistema per compensare le emissioni Scope 1 e Scope 2 relative all’esercizio 2023: 449,36 tonnellate di CO₂ equivalente.
La scelta di sostenere Val Dogà nasce soprattutto dalla completezza del progetto, dalla capacità di coniugare innovazione ambientale, tutela della biodiversità e valorizzazione del territorio,
spiega Isabella Maggi, Direttrice Marketing e Comunicazione del Gruppo Gattinoni.
Maggi sottolinea anche il ruolo del processo naturale legato all’ecosistema lagunare e alla crescita delle alghe, oltre alla dimensione del progetto e al legame con un territorio come la Laguna di Venezia.
Per Gattinoni la visita a Val Dogà diventa quindi anche un modo per portare clienti, partner e stakeholder dentro uno dei progetti sostenuti dal Gruppo: vedere le paratie, osservare l’acqua, capire che cosa succede alla biomassa algale rende molto più leggibile un meccanismo che, raccontato soltanto attraverso tonnellate di CO₂ equivalente, rischia di restare parecchio astratto.
Dallo Scope 1 allo Scope 3: dove pesano davvero le emissioni del turismo
La visita alla valle si inserisce in un percorso più ampio avviato da Gattinoni sulla misurazione delle proprie emissioni. Il Gruppo ha iniziato nel 2022 a rendicontare le emissioni secondo il GHG Protocol; nel 2024 ha pubblicato il primo Bilancio di Sostenibilità relativo all’esercizio 2023 e successivamente ha adottato gli standard europei ESRS e l’analisi di doppia materialità.
Con il secondo Bilancio di Sostenibilità, relativo all’esercizio 2024, il perimetro è stato ampliato alle emissioni Scope 3, cioè quelle prodotte lungo l’intera catena del valore.
Ed è qui che il peso cambia completamente: secondo i dati riportati dal Gruppo, oltre il 98% della carbon footprint complessiva deriva proprio dallo Scope 3. Per un’azienda che lavora nei viaggi, nel business travel e negli eventi significa soprattutto trasporti, strutture ricettive e servizi utilizzati durante gli spostamenti.
Sempre nel 2024 Gattinoni dichiara una riduzione del 67,7% delle emissioni Scope 2 rispetto all’anno precedente, collegata a un maggiore utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili nelle proprie sedi.
Il punto, per un operatore turistico, resta quindi soprattutto nella filiera: aerei, trasferimenti, hotel, servizi acquistati, eventi e tutto ciò che ruota intorno al viaggio.
Perché Val Dogà entra nella strategia di un gruppo turistico
Gattinoni ha affiancato alla rendicontazione delle emissioni alcune iniziative rivolte anche ai viaggiatori. Dal 2024 i Tour Experience di Gattinoni Travel prevedono la compensazione delle emissioni attraverso progetti certificati di tutela ambientale e rimozione della CO₂; il percorso nasce dalla collaborazione con Up2You, società benefit e B Corp che supporta il Gruppo nella misurazione e nella gestione degli impatti ambientali.
Val Dogà è uno dei progetti scelti, accanto a questo filone, il Gruppo lavora anche sul fronte del trasporto aereo attraverso il programma SAF Corporate di Air France-KLM, al quale aderisce dal 2023. Il Sustainable Aviation Fuel viene prodotto da materie prime rinnovabili e residui dell’economia circolare; secondo i dati riportati nella documentazione del Gruppo può ridurre le emissioni lungo il ciclo di vita fino ad almeno il 75% rispetto al carburante fossile tradizionale.
La strategia 2025-2027 comprende inoltre l’elettrificazione della flotta aziendale e nuove certificazioni ambientali, tra cui ISO 14001, ISO 14064 e ISO 20121 per la gestione degli eventi sostenibili.
