A poco più di un anno dalla scomparsa di Laura Santi, giornalista perugina affetta da sclerosi multipla, l’Umbria ha approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito. E il suo nome, la sua storia e le sue parole hanno attraversato l’intera discussione in Consiglio regionale.
L’Assemblea legislativa umbra ha infatti approvato, con 11 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astensioni, la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta dall’associazione Luca Coscioni e da 4.801 cittadini.
L’Umbria diventa così la quinta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto, a intervenire con disposizioni regionali sul fine vita, sebbene con strumenti giuridici differenti. Al centro, una questione che riguarda la medicina, la politica e soprattutto le persone: chi deve poter decidere come affrontare la fine della propria vita quando una malattia irreversibile provoca sofferenze considerate intollerabili?
Chi era Laura Santi
Laura Santi era una giornalista, una donna che conviveva con una forma grave di sclerosi multipla e che aveva scelto di raccontare pubblicamente la propria condizione, le difficoltà quotidiane e la richiesta di poter decidere del proprio fine vita. Il 21 luglio 2025 è morta nella sua abitazione di Perugia, ricorrendo al suicidio medicalmente assistito, dopo un lungo percorso per ottenere il riconoscimento delle condizioni previste dalla giurisprudenza costituzionale.
La sua battaglia chiedeva che altre persone, nelle medesime condizioni, non dovessero affrontare percorsi lunghi e incerti per vedere esaminata la propria richiesta.
Nel corso della seduta, il consigliere Fabrizio Ricci di Alleanza Verdi e Sinistra, relatore della proposta, ha ricordato una delle frasi lasciate dalla giornalista:
Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, ma siamo noi a dover scegliere.
Cosa prevede la nuova legge umbra sul suicidio assistito
Il provvedimento, intitolato Disposizioni per l’assistenza sanitaria regionale alla morte volontaria medicalmente assistita mediante autosomministrazione di farmaco letale, interviene soprattutto sull’organizzazione delle procedure sanitarie, con l’obiettivo di rendere più chiaro il percorso per le persone che chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito, evitando che la verifica dei requisiti dipenda da procedure incerte o differenti tra le strutture sanitarie.
Il testo prevede che ogni Azienda sanitaria locale istituisca una commissione multidisciplinare permanente, incaricata di verificare le condizioni necessarie per l’accesso alla procedura.
Tra gli elementi più significativi della legge, modificata durante l’esame in Assemblea, ci sono:
- La verifica dei requisiti sulla base della disciplina statale e della giurisprudenza costituzionale
- L’obbligo di informare la persona sulle cure palliative e di garantirne l’accesso senza ritardare il percorso di valutazione
- La possibilità per il paziente di sospendere o revocare la propria richiesta
- La valutazione collegiale da parte della commissione competente
È stato inoltre eliminato il riferimento alla fase terminale della vita, che avrebbe potuto introdurre una condizione aggiuntiva rispetto ai requisiti già individuati dalla Corte costituzionale.
Chi può accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia?
È necessario ricordare che in Italia l’aiuto al suicidio resta generalmente punito dall’articolo 580 del Codice penale. La sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, pronunciata a seguito della vicenda di Dj Fabo e Marco Cappato, ha però individuato specifiche condizioni nelle quali l’assistenza al suicidio non è punibile.
Si tratta di persone che:
- Sono affette da una patologia irreversibile
- Vivono sofferenze fisiche o psicologiche che considerano intollerabili
- Sono tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale
- Sono pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli
La verifica delle condizioni deve essere effettuata dal Servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico competente. Il quadro è stato successivamente precisato dalla giurisprudenza costituzionale.
È inoltre importante distinguere il suicidio medicalmente assistito dall’eutanasia: nel primo caso è la persona interessata ad autosomministrarsi il farmaco, mentre nel secondo la somministrazione è effettuata da un altro soggetto.
La legge umbra riguarda la prima fattispecie e non introduce la legalizzazione dell’eutanasia.