Fu la prima donna laureata in Medicina dell’Uruguay e sfidò le umiliazioni degli uomini: la storia dimenticata di Paulina Luisi

Le misero un organo genitale maschile nella tasca del camice per umiliarla davanti ai compagni. Lei, secondo un aneddoto tramandato nella sua biografia, aspettò la fine della lezione, lo tirò fuori e domandò con calma: “Qualcuno di voi ha perso questo?”.

Era Paulina Luisi, l’unica donna a studiare Medicina in Uruguay, in un’epoca in cui la sua presenza all’università era considerata quasi una provocazione.

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Ma quella studentessa, che i colleghi cercavano di mettere in tutti i modi in imbarazzo, sarebbe diventata la prima donna medico del Paese e una delle figure più importanti del femminismo latinoamericano.

La prima donna a laurearsi in Medicina in Uruguay

Nata il 22 settembre 1875 a Colón, in Argentina, Paulina Luisi crebbe in una famiglia di insegnanti dalle idee progressiste. Il padre, Ángel Luisi, era un italiano che aveva combattuto al fianco dei garibaldini; la madre, María Teresa Josefina Janicki, era un’educatrice di origine polacca. Entrambi erano convinti che l’istruzione fosse il primo strumento di emancipazione delle donne.

Trasferitasi con la famiglia in Uruguay, Paulina diventò inizialmente insegnante, ma desiderava andare oltre. Per questo, nel 1900, si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università della Repubblica di Montevideo, entrando in un ambiente quasi esclusivamente maschile. E lì i pregiudizi erano enormi: molti ritenevano sconveniente che una donna studiasse anatomia, osservasse corpi nudi o esercitasse la professione medica.

Ma Paulina non rinunciò al suo obiettivo. Nel 1908 conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia, diventando la prima donna uruguaiana a ottenere quel titolo. Si specializzò in ginecologia e, successivamente, in dermatologia e malattie veneree a Parigi.

Per Paulina, però, curare le malattie non era sufficiente. Attraverso il lavoro medico comprese quanto la salute delle donne fosse condizionata dalla povertà, dalla mancanza di istruzione e dalle disuguaglianze sociali. Così, si dedicò alla cosiddetta igiene sociale, studiando il rapporto tra condizioni di vita e salute, e cominciò a battersi contro la tratta delle donne, lo sfruttamento sessuale e la prostituzione regolamentata. Contestava soprattutto l’ipocrisia di un sistema che imponeva controlli sanitari alle donne prostituite, senza mettere in discussione le responsabilità degli uomini e i meccanismi di sfruttamento.

Un’altra delle sue grandi battaglie riguardò l’educazione sessuale: già nel 1906 propose di introdurla nelle scuole, sostenendo che ragazze e ragazzi dovessero ricevere informazioni scientifiche sul proprio corpo, sulla prevenzione delle malattie e sulla salute sessuale.

Un’idea rivoluzionaria per un’epoca in cui parlare apertamente di sessualità, soprattutto alle donne, era ancora un tabù. Ma qualcosa è cambiato…?

La battaglia per il voto alle donne

Nel 1916, Paulina fondò il Consiglio Nazionale delle Donne dell’Uruguay e nel 1919 l’Alleanza Uruguaiana per il Suffragio Femminile, diventando una delle principali protagoniste della lotta per il diritto di voto. Attraverso conferenze, articoli e associazioni, rivendicò l’accesso delle donne all’istruzione, al lavoro, alla partecipazione politica e alla parità di trattamento. Contribuì anche alla nascita di organizzazioni sindacali femminili, tra cui quelle delle telefoniste e delle sarte.

La sua battaglia portò a una conquista storica: nel 1932 l’Uruguay riconobbe per legge il diritto di voto alle donne, che poterono partecipare alle elezioni nazionali nel 1938.

Paulina fu anche tra le fondatrici del Partito Socialista uruguaiano e portò le proprie idee oltre i confini nazionali, partecipando a congressi internazionali e ai lavori della Società delle Nazioni contro la tratta di donne e bambini.

Negli anni Trenta si schierò contro il fascismo e sostenne la Repubblica spagnola durante la guerra civile, continuando a difendere la pace e i diritti umani.

Paulina Luisi morì a Montevideo nel luglio del 1950, dopo aver dedicato la propria vita alla medicina, all’educazione e all’emancipazione femminile. In una società che considerava le donne troppo fragili per la scienza, troppo inesperte per la politica e troppo subordinate per decidere del proprio corpo, Paulina dimostrò che quei limiti non avevano nulla di naturale.

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