Ghiaccio nel freezer, come sbrinarlo senza mandare a male i surgelati

Fra i tre ed i cinque millimetri è lo spessore oltre il quale, secondo i manuali d’uso Electrolux, la brina nel congelatore smette di essere un semplice fastidio di natura estetica e diventa l’ennesimo lavoro domestico da portare a termine. Negli Stati Uniti il programma federale ENERGY STAR sposta l’asticella poco più in alto, ad un quarto di pollice (circa sei millimetri), ed aggiunge un dettaglio che suona quasi come una beffa: i freezer a sbrinamento manuale consumano la metà di quelli automatici, ma il risparmio arriva solo se vengono sbrinati con regolarità. Con un freezer statico, privo della funzione no frost, prima o poi tocca svuotarlo, il punto è farlo senza che pesce, carne e verdure passino il pomeriggio a “sudare” sul tavolo della cucina.

Da dove arriva il ghiaccio

Ad ogni apertura dello sportello entra aria dall’ambiente circostante, più calda e più umida, quindi il vapore che contiene si deposita sulle superfici fredde dell’evaporatore e lì ghiaccia. Uno studio sperimentale pubblicato sulla rivista Thermo descrive l’effetto su due fronti: la brina fa da isolante tra evaporatore e aria e restringe i passaggi del flusso, con il risultato che lo scambio di calore peggiora. Il compressore, insomma, lavora di più per ottenere lo stesso freddo. Quanto di più lo ha misurato un gruppo di ricercatori che ha sottoposto un congelatore domestico ad aperture periodiche a 32 gradi e 85% di umidità: nel vano si sono accumulati fra 220 e 270 grammi di brina, con un consumo cresciuto del 7,6-11,2% rispetto alla fase a porta chiusa.

Il freddo si mette da parte il giorno prima

La partita per salvare i surgelati si gioca ben prima di staccare la spina. Ad esempio, i manuali Electrolux consigliano di abbassare la temperatura circa dodici ore prima, così da accumulare una riserva di freddo, Whirlpool, sul proprio sito, indica di impostare il livello più freddo almeno sei ore prima e poi di avvolgere gli alimenti (utilizzando coperte o fogli di giornale) dentro una borsa frigo. Poi si spegne l’apparecchio, si svuota il vano e si trasferisce tutto in una borsa termica con le mattonelle refrigeranti, con le confezioni ben strette tra loro. Il principio è lo stesso che il Dipartimento dell’Agricoltura americano applica ai blackout: un freezer pieno e chiuso mantiene la temperatura per circa 48 ore, mezzo pieno per circa 24. La massa congelata si fa scudo da sola, a patto di non riaprire la borsa ogni dieci minuti per controllare.

Acqua calda sì, coltelli e phon no

Per accelerare lo scioglimento, i produttori indicano una sola scorciatoia, cioè un recipiente di acqua calda appoggiato dentro il vano, a porta aperta, con la rimozione dei pezzi di ghiaccio man mano che si staccano. Diverso è versare acqua bollente direttamente nei cassetti o sulle pareti, come suggeriscono molte guide online (nei manuali consultati non c’è traccia di questa pratica) e gli stessi manuali vietano di nebulizzare acqua o di usare il vapore per la pulizia. A tal proposito, la catena di bricolage Lowe’s segnala un possibile rischio: una pentola rovente su un ripiano di vetro gelato può farlo andare in pezzi. Per quanto riguarda gli attrezzi da impiegare, le istruzioni sono ancora più nette. Niente coltelli, forchette o utensili metallici appuntiti, che possono forare l’evaporatore e danneggiare il circuito refrigerante, al massimo una spatola di plastica, che alcuni modelli includono di serie. Quanto all’asciugacapelli, spesso presentato come il trucco per fare in cinque minuti, è da escludere categoricamente, al pari di qualsiasi dispositivo elettrico non raccomandato dal produttore. Un apparecchio a corrente sopra una pozza d’acqua, del resto, non ha bisogno di troppi commenti.

Pulizia e ripartenza

A ghiaccio sciolto, il vano va lavato con acqua tiepida ed un detergente neutro, come prescrivono i manuali, oppure con una soluzione di bicarbonato. Poi bisogna eseguire un’accurata asciugatura, perché ogni goccia rimasta diventerà la prossima brina. In rete circola anche il consiglio di spalmare un velo di olio vegetale sulle pareti per rallentare la formazione del ghiaccio, anche se nessuno dei manuali consultati lo menziona e non risultano studi che ne provino l’efficacia. Electrolux suggerisce di riaccendere il congelatore e di attendere circa tre ore prima di rimettere dentro gli alimenti, il tempo necessario perché il vano torni alla giusta temperatura.

Se qualcosa si è ammorbidito

Il timore comune è che un surgelato un po’ molle vada consumato subito. Le indicazioni del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense sono meno drastiche: un alimento che contiene ancora cristalli di ghiaccio, o che si trova a 4 gradi o meno, può essere ricongelato in sicurezza, anche se la qualità potrebbe risentirne. Va valutato pezzo per pezzo, e tutto ciò che è rimasto sopra i 4 gradi per più di due ore va buttato. Inoltre, l’aumento di temperatura durante lo sbrinamento può accorciare la durata di conservazione dei prodotti, un buon motivo per usare quelli prima degli altri.

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