La barbarie travestita da tradizione ha colpito ancora, calpestando ogni regola di civiltà e rispetto per la vita. Tra venerdì 18 e domenica 20 settembre, nel comune francese di Saint-Bonnet-près-Riom, situato nel dipartimento del Puy-de-Dôme, si è consumato uno scempio inaccettabile durante la consueta festa patronale organizzata dai coscritti locali. Nonostante un chiaro e severo decreto emesso dalla prefetta Anne Frackowiak-Jacobs per bloccare sul nascere ogni forma di abuso, circa 200 persone hanno assistito e preso parte attivamente al famigerato e raccapricciante gioco del collo d’oca.
Questa pratica anacronistica consiste nell’appendere carcasse di animali già morti – in questo caso specifici fagiani selvatici – per tirare con forza la testa fino a spezzare o fare cedere il collo in un clima di festa popolare. Un vero e proprio oltraggio che ha immediatamente scatenato la dura reazione dell’associazione animalista One Voice, pronta a presentare un esposto formale per denunciare l’accaduto e pretendere l’accertamento di ogni singola responsabilità politica e civile, compreso il livello dell’autorità municipale guidata dal sindaco.
Il muro di gomma della tradizione e la necessità di una svolta etica radicale
Il divieto imposto dalle autorità statali poggiava su motivazioni inequivocabili, sanitarie e di ordine pubblico. L’utilizzo di carcasse animali in manifestazioni pubbliche calpesta le normative europee sui sottoprodotti di origine animale, che impongono lo smaltimento tramite ditte autorizzate per prevenire rischi igienici ed epizootici. Inoltre l’esibizione pubblica di mutilazioni e maltrattamenti post-mortem urta profondamente la coscienza collettiva e le coscienze dei minori presenti.
Di fronte a tutto ciò, la risposta dei partecipanti è stata la più sprezzante delle repliche: le carcasse sono state comunque usate, dimostrando che il rispetto per gli animali viene regolarmente sacrificato sull’altare di un folklore violento e ottuso. Le autorità competenti offrivano alternative pacifiche e perfettamente legali, come l’impiego di repliche fittizie, oggetti imbottiti o sagome inerti, puntualmente snobbate da chi preferisce la macabra spettacolarizzazione della morte animale. È tempo di dire basta a queste barbare usanze: la tutela della vita e la difesa intransigente dei diritti degli animali non possono sottostare a queste presunte tradizioni.