Circa centomila passeggeri coinvolti, quattrocento voli in partenza cancellati, decine di altri dirottati su Palermo mentre pure Comiso arranca sotto la cenere. Sono questi, in sintesi, i numeri di una settimana complicata per chiunque si trovasse a dover volare d/ o per Catania Fontanarossa, paralizzata dalle eruzioni dell’Etna che dal 7 agosto continuano a riversare cenere vulcanica sui cieli della Sicilia orientale. La società di gestione dello scalo, la Sac, ha prolungato più volte lo stop ai voli in arrivo e in partenza, mentre l’Ingv segnalava un tremore vulcanico costantemente su livelli alti, con il centroide delle sorgenti localizzato tra il cratere Voragine e quello di Nord-Est. Il caos non si è fermato ai confini siciliani, anche l’aeroporto di Comiso ha sospeso le attività e pure lo scalo di Malta ha annunciato cancellazioni e ritardi.
Perché non c’è indennizzo
Se vi aspettate i classici 250-600 euro previsti per un volo cancellato all’ultimo momento, in questo caso resterete delusi, perché l’eruzione di un vulcano rientra nella cosiddetta causa di forza maggiore, un evento che nessuna compagnia aerea può in alcun modo controllare o prevedere con margine sufficiente. Il Regolamento (CE) n. 261/2004, la norma comunitaria che disciplina i diritti dei passeggeri aerei, esclude proprio queste circostanze dal diritto alla compensazione pecuniaria. Che l’evento sia imprevedibile, del resto, è tutto da dimostrare: l’Etna non è certo un vulcano che si sveglia a sorpresa. Questo non significa però che i passeggeri restino senza tutele, anzi.
Cosa deve fare comunque la compagnia
Anche in caso di forza maggiore, il vettore aereo è obbligato a garantire assistenza ai passeggeri, attraverso la somministrazione di pasti, bevande e, soprattutto, la ricerca di un volo alternativo che permetta di raggiungere la destinazione finale. Il nuovo volo va offerto nella stessa classe, oppure in una superiore, senza costi aggiuntivi, e in tempi ragionevoli rispetto alla data originaria del viaggio. Se il volo di riprotezione parte il giorno successivo o da un altro scalo, spetta alla compagnia organizzare e pagare pernottamento e trasferimenti. Con un aeroporto fermo da giorni e decine di migliaia di richieste da gestire, però, capita che l’assistenza promessa non arrivi in tempo. In quel caso il passeggero può provvedere da solo alle spese necessarie e chiederne poi il rimborso, purché resti nei limiti della ragionevolezza e conservi ogni scontrino. Vale lo stesso principio per chi si sposta con mezzi propri verso un altro scalo: taxi o trasporto pubblico si pagano di tasca propria, ma vanno poi rimborsati integralmente su presentazione delle ricevute.
Quando conviene chiedere il rimborso del biglietto
Se il volo alternativo proposto non dovesse soddisfare le esigenze del viaggiatore (orari incompatibili, scalo troppo lontano, tappe aggiuntive non gradite) resterebbe sempre aperta la strada del rimborso integrale del biglietto. Un principio che abbiamo già trattato parlando delle regole europee sui rimborsi, ricordando che i passeggeri possono scegliere fra riprenotazione sul primo volo disponibile e restituzione del prezzo pagato, e che eventuali voucher offerti dalla compagnia sono sempre facoltativi, mai un obbligo. Vale la pena conservare tutta la documentazione: carta d’imbarco, conferma di prenotazione originale, ricevute delle spese sostenute in autonomia. Sono gli stessi documenti che, come vi avevamo raccontato a proposito del blackout radar che paralizzò gli aeroporti del Nordovest nel giugno 2025, servono a costruire un reclamo solido da presentare prima alla compagnia aerea e, se necessario, alle vie legali.