Ignorano il divieto, salgono al rifugio e poi chiedono l’elicottero gratis: il sindaco dice di no

Un’ordinanza comunale, due rifugi chiusi e immagini impressionanti delle scariche di pietre lungo uno dei passaggi più delicati della via normale francese al Monte Bianco. Eppure, tutto questo non è bastato: 32 alpinisti hanno deciso di raggiungere ugualmente il rifugio du Goûter, nonostante la chiusura disposta dal sindaco di Saint-Gervais, Jean-Marc Peillex, a causa delle condizioni particolarmente pericolose della montagna.

Dopo aver trascorso la notte nella struttura, la mattina successiva avrebbero chiesto al gestore del rifugio di contattare le autorità affinché un elicottero della protezione civile o della gendarmeria li riportasse gratuitamente a valle. Una richiesta che ha trovato un secco no.

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La decisione di chiudere i rifugi Tête Rousse e Goûter era arrivata dopo una frana e in seguito al forte aumento del pericolo di caduta pietre nel celebre couloir du Goûter, passaggio già noto per la sua esposizione. A rendere ancora più instabile la montagna sarebbero state soprattutto le condizioni di siccità e le ripetute ondate di calore.

Lo stesso Peillex aveva spiegato che la situazione imponeva una particolare prudenza agli alpinisti e che le compagnie delle guide di Saint-Gervais-Les Contamines e Chamonix avevano già scelto di sospendere temporaneamente le ascensioni al Monte Bianco.

Il periodo di siccità che stiamo attraversando – aveva scritto il primo cittadino del comune francese -, fa sì che la pratica dell’alpinismo richieda una vigilanza del tutto particolare. I diversi episodi di ondata di calore, per l’ascesa dell’Aiguille du Goûter e, in particolare per l’attraversamento del “couloir”, in importanti cadute di pietre. Di fronte a questa situazione, le compagnie delle guide di Saint-Gervais-Les Contamines e di Chamonix hanno già deciso di sospendere le salite previste sul Monte Bianco finché questa situazione persisterà. Di fronte a questa situazione, ho preso la decisione, tramite un’ordinanza municipale, di chiudere i rifugi di TÊTE ROUSSE e del GOÛTER.

Insomma, il messaggio difficilmente avrebbe potuto essere più chiaro.

Ma, secondo quanto riferito dal sindaco, gli alpinisti avrebbero ignorato consapevolmente le indicazioni delle guide di Saint-Gervais, Chamonix e Courmayeur e gli avvertimenti dell’ufficio di alta montagna, nonostante il rischio fosse stato ampiamente segnalato anche attraverso immagini diffuse sui social.

La richiesta dell’elicottero gratuito

Il paradosso arriva il mattino seguente. Il responsabile del rifugio, Antoine Rattin, avrebbe contattato il sindaco perché sollecitato dal gruppo, che chiedeva di poter essere recuperato gratuitamente da un elicottero del soccorso pubblico. Ma nel frattempo le condizioni lungo il corridoio erano tornate relativamente tranquille e, dopo un confronto con il comandante del PGHM, il servizio francese di soccorso in alta montagna, sarebbe emerso che non esisteva una situazione di emergenza tale da giustificare l’intervento dei mezzi pubblici.

Da qui la decisione di non offrire alcun recupero gratuito: chi voleva evitare la discesa a piedi avrebbe potuto servirsi di un elicottero privato, pagandolo di tasca propria. Così, una parte degli alpinisti ha affrontato la discesa autonomamente, senza conseguenze; altri hanno utilizzato un volo privato della compagnia CMBH per lasciare il rifugio.

La montagna resta senza dubbio uno spazio di libertà, ma libertà non significa poter ignorare un rischio noto. Mentre caldo torrido e siccità rendono sempre più instabili pareti e ghiacciai alpini, quel confine tra avventura e imprudenza rischia di diventare ogni estate più sottile.

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