Il caldo mette in crisi anche il nucleare: in Ungheria la centrale di Paks si ferma per il Danubio troppo basso

Le bocche di aspirazione sono rimaste troppo in alto. Il Danubio continua a scorrere davanti alla centrale nucleare di Paks, in Ungheria, ma il suo livello è sceso fin sotto la quota alla quale le grandi pompe riescono a lavorare in sicurezza. Da qui la riduzione progressiva dell’unico impianto nucleare del Paese: dagli oltre 2.000 megawatt disponibili normalmente ai 215 megawatt registrati nell’ultimo rapporto governativo del 2 agosto, poco più del 10% della potenza. Al raggiungimento del limite operativo si fermerà anche l’ultimo turbogeneratore. Sarebbe il primo stop totale nei 44 anni di attività della centrale.

Il Danubio, dunque, non è rimasto senz’acqua. La stessa società che gestisce Paks precisa che la quantità presente sarebbe ancora sufficiente per il raffreddamento: il problema riguarda la posizione delle prese e il funzionamento sicuro delle pompe, progettate per livelli più alti. I lavori per collocare più in profondità i tubi di aspirazione sono cominciati, ma richiederanno alcuni anni. La settimana più calda, intanto, è già arrivata.

Il raffreddamento usa 100 metri cubi d’acqua al secondo

Paks ospita quattro reattori ad acqua pressurizzata VVER-440, collegati complessivamente a otto turbine. L’acqua del Danubio non entra direttamente nel reattore: attraversa migliaia di tubi nei condensatori, dove raffredda il vapore già passato attraverso le turbine e lo trasforma nuovamente in acqua. Durante il normale funzionamento, la centrale preleva dal fiume circa 100 metri cubi al secondo e li restituisce mediamente più caldi di otto gradi.

La produzione è stata ridotta a scatti, spegnendo via via turbogeneratori e pompe di raffreddamento. Il primo agosto l’operatore aveva comunicato che rimaneva in funzione soltanto il blocco 2, già dimezzato; nella serata del 2 agosto la potenza complessiva era scesa poco sopra il 10%. La decisione sull’ultimo spegnimento viene presa dalla direzione della centrale seguendo le soglie stabilite nei protocolli di sicurezza, centimetro dopo centimetro.

Lo stop interrompe l’immissione di elettricità nella rete, mentre il raffreddamento prosegue. Anche dopo la fine della reazione a catena, infatti, il combustibile continua a sviluppare calore residuo. Con tutti e quattro i blocchi fermi servono al massimo 2,5 metri cubi d’acqua al secondo, una quantità molto inferiore rispetto ai 100 necessari durante la produzione. L’impianto dispone inoltre di pompe mobili installate insieme all’autorità idrica nazionale, con unità operative, riserve e personale pronto alla manutenzione. L’evento è grave per il sistema elettrico, ma non corrisponde a un incidente nucleare.

Il livello ha superato gli estremi usati nel progetto

Secondo la ricostruzione pubblicata dalla centrale, il livello del Danubio a Paks è sceso 28 centimetri sotto il precedente record del 2018 e oltre un metro sotto il minimo centennale considerato durante la progettazione dell’impianto. Le modifiche realizzate negli anni avevano già permesso alla centrale di lavorare con livelli molto inferiori a quelli originariamente previsti. Questa volta il margine è finito.

L’operatore attribuisce il calo a più fattori. Il letto del fiume si è approfondito per l’interruzione del trasporto dei sedimenti causata dalle dighe a monte, per la naturale movimentazione dei materiali e per decenni di dragaggi. A tutto questo si sono aggiunti un anno povero d’acqua, l’assenza della consueta piena primaverile e gli estremi favoriti dal cambiamento climatico. Ridurre tutto a un Danubio “evaporato per il caldo” fa molta scena e poca idrologia.

Il rischio era già finito nei documenti ufficiali. Nel decimo rapporto nazionale sulla sicurezza nucleare, pubblicato nel 2026, l’Autorità ungherese per l’energia atomica scrive che le temperature molto alte del Danubio diventeranno probabilmente più frequenti e che le siccità prolungate nel bacino possono minacciare la disponibilità dell’acqua di raffreddamento. Nel riesame del 2023, il rischio legato ai bassi livelli era stato classificato come relativamente ridotto. Le procedure c’erano; il fiume è sceso oltre il margine previsto.

Quasi metà della produzione elettrica viene da Paks

La centrale fornisce normalmente quasi metà dell’elettricità prodotta in Ungheria. La perdita di circa 2.000 megawatt arriva mentre una nuova ondata di calore spinge verso l’alto l’uso dei condizionatori, soprattutto nelle ore serali. Il governo ha chiesto a famiglie e imprese di ridurre o spostare i consumi tra le 17 e le 22; i primi dati ufficiali mostrano una domanda inferiore alle previsioni, mentre la quota mancante viene coperta aumentando le importazioni.

I reattori potranno essere riavviati gradualmente quando il Danubio tornerà sopra le soglie necessarie. L’operatore avverte però che il fermo potrebbe durare settimane, perché le previsioni indicano un’ulteriore discesa del fiume e temperature vicine ai 40 gradi.

La continuità del nucleare dipende anche da infrastrutture esposte al clima: fiumi, pompe, temperature e quote di progetto. A Paks l’uranio è rimasto al suo posto. Per produrre elettricità sono mancati i centimetri d’acqua necessari alle pompe.

Leggi tutto