Il celebre strabismo della Venere di Botticelli non era bellezza: l’IA scopre la vera causa della morte della musa dall’analisi dei dipinti

Quel leggero disallineamento degli occhi è diventato uno dei tratti più riconoscibili della Venere di Botticelli. Per secoli è rimasto dentro il linguaggio della pittura, dell’idealizzazione e della bellezza rinascimentale. Ora un gruppo di ricercatori propone di guardarlo anche da un’altra prospettiva: potrebbe essere compatibile con gli effetti di un tumore dell’ipofisi.

L’ipotesi compare in uno studio pubblicato nel 2026 su Endocrinology, Diabetes & Metabolism, firmato da Domiziana Nardelli, Dennis Black, Anne Schafer e Paolo Pozzilli. Al centro della ricerca c’è Simonetta Vespucci, nobildonna genovese morta a Firenze nel 1476, a soli 23 anni, e tradizionalmente associata al volto femminile dipinto più volte da Sandro Botticelli.

Secondo la ricostruzione degli autori, Simonetta potrebbe aver sofferto di un adenoma ipofisario capace di secernere prolattina e ormone della crescita, poi aumentato di dimensioni fino a provocare un’apoplessia ipofisaria, cioè un’emorragia o un infarto improvviso all’interno della massa tumorale.

Parliamo, naturalmente, di una diagnosi formulata circa 550 anni dopo la morte. Non esistono esami clinici che possano confermarla: i ricercatori hanno messo insieme documenti storici, sintomi descritti all’epoca e alcuni particolari dei dipinti attribuiti a Botticelli.

Cinque ritratti e un algoritmo per confrontare i volti

La ricerca del 2026 prosegue un lavoro iniziato alcuni anni prima: nel 2019 Paolo Pozzilli, Luca Vollero e Anna Maria Colao avevano pubblicato su Endocrine Practice uno studio dedicato ai ritratti attribuiti a Simonetta Vespucci. Gli autori avevano analizzato cinque figure femminili dipinte da Botticelli per capire se potessero rappresentare la stessa donna e se le differenze tra i loro lineamenti fossero compatibili con quelle osservate nei pazienti con adenomi ipofisari che producono ormone della crescita e prolattina.

Per confrontare i volti venne utilizzato anche un sistema di riconoscimento facciale basato su deep learning. Secondo i ricercatori, le immagini risultavano sufficientemente simili da sostenere l’ipotesi di uno stesso soggetto e mostravano alcune variazioni dei tratti facciali compatibili con la crescita di questo tipo di tumore.

Tra i particolari presi in considerazione c’è anche un ritratto allegorico nel quale dal seno destro della figura sembra fuoriuscire del latte. Simonetta non ebbe figli e gli studiosi hanno interpretato quel dettaglio come una possibile galattorrea, cioè una secrezione lattea che può comparire quando i livelli di prolattina sono molto elevati.

È un elemento curioso, soprattutto se affiancato agli altri. Resta però un’immagine allegorica del Quattrocento: quello che vediamo sulla tela può avere un significato simbolico e non può essere trattato come un reperto medico.

Lo strabismo della Venere potrebbe avere un’altra spiegazione

Poi ci sono gli occhi. Nella Nascita di Venere la dea presenta un lieve disallineamento dello sguardo, quello che nello studio viene indicato anche come “strabismo di Venere”. Un adenoma ipofisario di grandi dimensioni può comprimere i nervi cranici coinvolti nei movimenti oculari e provocare disturbi della motilità degli occhi, diplopia e strabismo. Gli autori ritengono quindi che anche questa caratteristica possa essere compatibile con la loro ricostruzione clinica.

Compatibile, però, non significa dimostrata. Lo studio precisa che non sappiamo se Simonetta Vespucci avesse realmente gli occhi disallineati. La posizione dello sguardo potrebbe appartenere alla modella, essere stata accentuata da Botticelli oppure rientrare semplicemente nelle scelte estetiche della pittura dell’epoca.

C’è inoltre una questione ancora precedente. L’identificazione di Simonetta Vespucci con la modella della Nascita di Venere è molto popolare, ma non è documentata con certezza. La scheda ufficiale delle Gallerie degli Uffizi data il dipinto intorno al 1485 e descrive la figura come Venere senza identificarla con Simonetta.

Quando Botticelli realizzò l’opera, la giovane era morta già da quasi dieci anni. Lo strabismo resta quindi uno degli elementi più suggestivi della ricerca e, allo stesso tempo, uno di quelli da maneggiare con maggiore cautela.

Gli ultimi giorni di Simonetta Vespucci

Gli indizi che hanno spinto i ricercatori a tornare sulla vicenda non arrivano soltanto dai dipinti. Le lettere scambiate tra Piero Vespucci e Lorenzo de’ Medici descrivono gli ultimi giorni della giovane con parecchi dettagli. Simonetta collassò durante un ballo e avrebbe avuto una forte perdita di sangue dal naso. Nei giorni seguenti comparvero mal di testa molto intensi, secrezioni nasali, vomito, febbre alta, confusione ed episodi descritti come allucinazioni.

Uno dei medici che la visitarono, Maestro Moyse, attribuì la malattia alla “consunzione”, termine utilizzato all’epoca anche per condizioni che oggi ricondurremmo alla tubercolosi. Un secondo medico, Maestro Stephano, pensava invece che il problema avesse un’origine interna. Simonetta morì nell’aprile del 1476.

Secondo gli autori dello studio più recente, quei sintomi possono essere compatibili con un tumore ipofisario ormai molto esteso. La massa avrebbe potuto raggiungere il seno sfenoidale e le cavità nasali, mentre un’emorragia improvvisa al suo interno potrebbe spiegare il rapido peggioramento delle condizioni.

L’apoplessia ipofisaria è ancora oggi un’emergenza medica e può presentarsi con una cefalea improvvisa e molto intensa, vomito, alterazioni dello stato mentale e problemi alla vista.

Gli studiosi la considerano la spiegazione più probabile all’interno della loro ricostruzione. La distanza temporale impone però un limite abbastanza evidente: senza esami, immagini diagnostiche o reperti anatomici, quella di Simonetta Vespucci non può diventare una diagnosi certa.

Anche il ballo potrebbe aver avuto un ruolo

Rimane poi il collasso avvenuto durante il ballo. Gli autori ricordano che alcune danze rinascimentali prevedevano movimenti rapidi e salti e avanzano l’ipotesi che queste sollecitazioni possano aver favorito il sanguinamento di una massa già molto grande. Anche questo passaggio resta però una possibilità ricostruita a posteriori.

Lo studio prende in considerazione anche un possibile incontro violento con Alfonso II d’Aragona, raccontato da alcune fonti storiche e poetiche. In questo caso le cautele aumentano ulteriormente: gli stessi ricercatori segnalano dubbi sull’attendibilità della documentazione e il collegamento con la morte di Simonetta rimane ipotetico.

L’intelligenza artificiale, dunque, ha avuto un ruolo molto più circoscritto di quanto possa suggerire questa storia: è servita a confrontare alcuni volti dipinti. Il resto arriva dalle lettere del 1476, dalla medicina moderna e da una serie di dettagli che, messi uno accanto all’altro, permettono di formulare una possibile spiegazione. Quanto allo sguardo della Venere, può essere il segno di una patologia, una caratteristica della modella o semplicemente una scelta di Botticelli. Cinque secoli dopo, il dipinto è rimasto identico: è cambiato il modo in cui possiamo provare a leggerlo.

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