Il Governo Meloni è il più longevo della Repubblica, ma nella brochure dei record spunta il paradosso delle “follie green”

Millequattrocentotredici giorni. Da oggi, 4 settembre 2026, il Governo Meloni è il più longevo della storia della Repubblica italiana: Giorgia Meloni è Presidente del Consiglio dal 22 ottobre 2022 e supera così i 1.412 giorni del secondo Governo Berlusconi. Per festeggiarlo, Fratelli d’Italia ha preparato una brochure di “record e risultati” che nella versione completa arriva a 31 pagine: occupazione, famiglie, spread, sanità, turismo, agricoltura, scuola, Sud, energia. La copertina promette “il Governo + stabile, l’Italia + forte”. Dentro, comprensibilmente, non hanno inserito la rubrica “cose che potevano andare meglio”.

Molti dati descrivono miglioramenti reali, qualche altro ha bisogno di un bordo più spesso, ma poi si arriva all’energia e succede qualcosa di più interessante: le rinnovabili diventano prima un record del Governo e, poche righe dopo, si ritrovano accanto alle “follie green” da cui l’Italia sarebbe finalmente uscita. Subito sotto entra in scena il nucleare, già definito “imprescindibile” per bollette e decarbonizzazione. La centrale italiana, invece, può prendersela con più calma.

Prima dei record, un piccolo problema con novembre

La brochure comincia dal lavoro. Il grafico confronta luglio 2026 con novembre 2022, mese accompagnato dalla didascalia “Prima del Governo Meloni”. Solo che – come specificato poco fa – il Governo Meloni si è insediato il 22 ottobre 2022. Novembre, quindi, era già “con il Governo Meloni”. Anche negli esecutivi da record continua ostinatamente a venire dopo ottobre.

Brochure Governo Meloni lavoro

Brochure Governo Meloni

Questo non cancella il dato sull’occupazione: gli occupati sono effettivamente aumentati. Rende però curioso il punto di partenza scelto per costruire graficamente il prima e il dopo. Tanto più che la crescita dell’occupazione era già in corso prima dell’insediamento dell’esecutivo: secondo ISTAT, a settembre 2022 gli occupati erano già 316mila in più rispetto a un anno prima. Ma è qualche pagina più avanti che il documento trova il suo momento migliore.

L’energia indecisa

La sezione dedicata all’energia annuncia in maiuscolo:

Mai così tanta energia rinnovabile.

Secondo Fratelli d’Italia, da ottobre 2022 ad aprile 2026 la potenza rinnovabile installata è aumentata di circa 24 GW. Vengono rivendicati anche il calo della generazione termoelettrica e i picchi della produzione eolica e fotovoltaica.

L’accelerazione delle rinnovabili c’è davvero. I dati di Terna mostrano una progressione molto netta: circa 1 GW di nuova capacità nel 2021, 3 GW nel 2022, 5,8 GW nel 2023 e 7,5 GW nel 2024. Alla fine del 2024 l’Italia aveva raggiunto 76,6 GW di potenza rinnovabile installata.

C’è quindi parecchio materiale per rivendicare una forte crescita durante questa legislatura. Assegnare al Governo ogni megawatt entrato in rete richiede più cautela: gli impianti arrivati negli ultimi anni sono anche il risultato di investimenti, autorizzazioni, incentivi, PNRR e politiche europee maturate nel tempo. La stessa accelerazione comincia a vedersi nel 2022, quando Meloni arriva a Palazzo Chigi a fine ottobre. Fin qui normale amministrazione della comunicazione politica: quando il dato sale, il merito tende a salire insieme. Poi arriva la frase successiva.

Poche righe dopo aver celebrato il boom di solare ed eolico, la brochure scrive:

Grazie al Governo Meloni l’Italia ha abbandonato le follie “green” della sinistra.

Subito sotto campeggia il titolo:

Investiamo nell’energia del futuro con il nucleare di ultima generazione.

Solare ed eolico hanno quindi trovato un contratto a chiamata: quando crescono sono un record del Governo; quando deve entrare il nucleare diventano il fondale delle “follie green” nella pagina successiva. Jekyll e Hyde approvano.

brochure Governo Meloni

Brochure Governo Meloni

Il cortocircuito diventa ancora più evidente aprendo il PNIEC, il Piano nazionale integrato energia e clima dello stesso Governo. Negli scenari studiati al 2050, quello con nucleare e quello senza nucleare prevedono entrambi una crescita enorme di fotovoltaico ed eolico. Nello scenario che include l’atomo, il nucleare si aggiunge dunque a un sistema che continua ad avere bisogno di grandi quantità di energia rinnovabile. Le “follie green”, a quanto pare, restano nel piano energetico. Cambia soprattutto il nome quando si passa dalla brochure ai documenti tecnici.

Il nucleare è già “imprescindibile”, la legge ancora no

Fratelli d’Italia definisce la reintroduzione del nucleare un passaggio “ormai imprescindibile per abbattere in via strutturale le bollette e raggiungere i target di decarbonizzazione”. La Camera ha approvato il disegno di legge delega il 4 giugno 2026. Al 4 settembre, però, il provvedimento è ancora al Senato: lo stato dell’iter è consultabile nella scheda ufficiale dell’Atto Senato 1924.

E parliamo, appunto, di una legge delega. Una volta entrata in vigore, il Governo dovrà adottare successivi decreti legislativi per costruire buona parte del quadro normativo: autorizzazioni, sicurezza, vigilanza, gestione degli impianti, combustibile, smantellamento e rifiuti radioattivi. Il programma sta quindi costruendo le regole dentro cui, eventualmente, si potranno costruire gli impianti. Siamo ancora qualche passaggio prima della presa elettrica.

Brochure Governo Meloni

Brochure Governo Meloni

Anche il calendario contenuto nei documenti governativi è parecchio più prudente della brochure. Il PNIEC colloca l’eventuale ingresso del nuovo nucleare italiano nel prossimo decennio, all’interno di scenari che arrivano fino al 2050 e dipendono dalla disponibilità delle tecnologie e della filiera. Associare oggi quella scelta a un abbattimento strutturale delle bollette significa quindi anticipare parecchio i titoli di coda.

Gli SMR corrono sulla carta, le scorie aspettano ancora

Gli Small Modular Reactors promettono impianti più piccoli, modulari e potenzialmente meno costosi. Ma la produzione in serie da cui dipenderebbero questi vantaggi deve ancora dimostrarsi su larga scala. L’Agenzia internazionale dell’energia ricorda che gran parte della capacità nucleare oggi in costruzione nel mondo appartiene ancora ai grandi reattori convenzionali.

Nel frattempo solare ed eolico possono aggiungere capacità alla rete molto prima di qualsiasi nuovo reattore italiano. E poi ci sono le scorie: l’Italia deve ancora realizzare il Deposito nazionale destinato ai rifiuti radioattivi che possiede già. La procedura di localizzazione non ha ancora portato alla scelta definitiva del sito.

Nel luglio 2026 Nucleco ha persino avviato l’invio nel Regno Unito di circa 230 metri cubi di rifiuti radioattivi della Casaccia per ridurne il volume. Le ceneri torneranno poi in Italia e, come spiega Sogin, resteranno nei depositi temporanei finché il Deposito nazionale non sarà disponibile. Il nuovo nucleare è già arrivato nella brochure. Le scorie di quello vecchio stanno ancora aspettando il CAP.

Fuori dall’energia, qualche record arriva al traguardo con un piccolo aiuto

Il modo in cui la brochure tratta i numeri non si ferma all’energia. Sul turismo viene annunciato un 2025 da 535,5 milioni di presenze, +15% rispetto al 2024, con un settore che varrebbe il 13% del PIL.

Il totale 2025 comprende però, per la prima volta, anche gli alloggi privati gestiti in forma non imprenditoriale. Lo specifica l’ISTAT: eliminando questa nuova componente per confrontare lo stesso perimetro statistico, le presenze 2025 scendono a circa 481 milioni. Nel 2024 erano 466,2 milioni. La crescita rimane positiva, poco superiore al 3%. Il +15% nasce mettendo a confronto due fotografie scattate con obiettivi diversi.

Anche il 13% del PIL fatica a trovare casa nei conti ufficiali. L’ultimo Conto satellite del turismo dell’ISTAT attribuisce al turismo un contributo diretto pari al 5% del PIL e un impatto complessivo, comprendendo anche gli effetti indiretti sugli altri settori, del 9,6%. A scuola succede qualcosa di ancora più rapido. La brochure sostiene che l’abbandono scolastico sia sceso al 7,3% nel 2026 “grazie al lavoro del Governo Meloni”.

L’INVALSI usa invece il condizionale: nel 2025 il dato era all’8,2% e nel 2026, secondo le stime, potrebbe scendere al 7,3%. Il miglioramento c’è ed è importante. Quel 7,3%, però, deve ancora uscire dalla previsione. Il record di durata del Governo è già scritto nel calendario. Alcuni degli altri, invece, sembrano molto più a loro agio dentro una brochure.

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