Nel pomeriggio del 31 agosto 2026, intorno alle ore 16:17, nel cuore della zona industriale di Airola, in provincia di Benevento, si è sviluppato un rogo di vaste proporzioni. L’incendio è stato localizzato in via Carracciano all’interno dell’area PIP e ha divorato lo stabilimento della Ecoenergy, un centro di stoccaggio e trattamento dei rifiuti che risultava già sottoposto a sequestro giudiziario.
@Comune di Montesarchio/Facebook
L’invito ad abbandonare le case
In breve tempo una gigantesca e densa colonna di fumo nero e acre si è levata in cielo, resa ben visibile a decine di chilometri di distanza in gran parte del Sannio. Di fronte alla gravità della situazione e spinto dai venti da nord-est che indirizzavano la nube verso i centri abitati, il sindaco di Airola Vincenzo Falzarano ha attivato immediatamente il Centro Operativo Comunale (C.O.C.) e ha rivolto un appello urgente alla popolazione, invitando i residenti delle zone investite dai fumi ad abbandonare le abitazioni a scopo precauzionale.
L’imponente macchina dei soccorsi si è messa subito in moto per circoscrivere l’incendio. Sul posto sono giunte molteplici squadre dei Vigili del Fuoco provenienti dal distaccamento di Bonea e dal Comando provinciale di Benevento, supportate da un’autoscala e da autobotti di rinforzo giunte da Napoli, Avellino e Salerno. Insieme a loro, i Carabinieri e gli agenti della Polizia Locale di Airola si sono occupati di mettere in sicurezza l’area e coordinare le operazioni di emergenza, mentre le autorità di pubblica sicurezza hanno avviato le indagini sulle cause del disastro senza escludere la matrice dolosa.
Le ordinanze dei Comuni della Valle Caudina e i consigli dell’ASL
La minaccia della nube tossica ha fatto scattare lo stato di allerta in diverse località limitrofe della Valle Caudina. A Montesarchio, il sindaco Carmelo Sandomenico ha firmato un’ordinanza cautelativa raccomandando ai cittadini di barricarsi in casa, chiudere porte e finestre ed evitare la permanenza e l’attività sportiva all’aperto. Disposizioni analoghe e norme di autoprotezione sono state diramate tempestivamente dalle amministrazioni comunali di San Martino Valle Caudina, Moiano e Paolisi.
A tutela della salute pubblica si è mossa anche l’ASL Benevento, che ha diffuso un protocollo comportamentale dettagliato. I sanitari hanno raccomandato di spegnere i condizionatori e gli impianti di ventilazione che prelevano aria dall’esterno, evitare di esporre indumenti all’aperto e lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo. Nelle zone interessate dalla ricaduta delle ceneri, i sindaci hanno disposto in via temporanea il divieto di raccolta e consumo dei prodotti ortofrutticoli, sollecitando i proprietari a mettere al riparo gli animali domestici e da allevamento.
Il monitoraggio ambientale dell’Arpac e le richieste di Legambiente
La principale preoccupazione per il territorio riguarda l’eventuale combustione di materiali plastici e sostanze critiche presenti nel deposito. Per scongiurare il rischio legato al rilascio di diossine e furani nell’aria, è stata allertata l’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), incaricata di posizionare i campionatori per il monitoraggio della qualità dell’aria e della matrice del suolo.
Sulla vicenda sono intervenute con fermezza Legambiente Campania e il circolo Legambiente Valle Caudina, chiedendo massima trasparenza negli esiti dei rilievi ambientali. L’associazione ambientalista ha sollecitato un’inchiesta rapida per chiarire l’innesco del rogo e ha preteso un drastico inasprimento dei controlli sui siti di stoccaggio rifiuti regionali, troppo spesso teatro di roghi devastanti.
