Nel pomeriggio del 4 settembre 2026, tra le ore 15:30 e le 16:00, un vile attacco incendiario ha sconvolto la comunità di Cirò Marina, in provincia di Crotone. Gli autori del raid hanno colto l’istante in cui la responsabile Caterina Semerano si era allontanata per andare in farmacia, appiccando il fuoco all’Oasi Argo, la struttura situata vicino al fiume Lipuda che da anni offre ricovero a oltre 200 cani.
L’allarme è scattato immediatamente al rientro della donna, ma le fiamme avevano già divorato un box in legno adibito a ufficio logistico e incenerito due furgoni dell’associazione Adozioni Argo, veicoli fondamentali usati per trasportare gli animali verso le nuove famiglie tramite le cosiddette staffette. L’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco ha evitato che il rogo si estendesse all’intero impianto, salvando la maggior parte degli ospiti, ma il bilancio finale resta comunque tragico e doloroso.
Il massacro dei cani più fragili e le reazioni
La furia del fuoco si è accanita sull’area più vulnerabile del rifugio. Le fiamme hanno completamente avvolto i container climatizzati adibiti alle cure sanitarie, dove erano ricoverati sei cani disabili, affetti da paralisi o grave artrite. Privi di qualunque via di fuga o possibilità di muoversi autonomamente, gli animali sono morti intrappolati nel rogo.
Oltre alla distruzione materiale e al grave danno morale, l’associazione deve far fronte al conteggio dei gatti e alla riorganizzazione dei soccorsi per alimentare e curare i sopravvissuti. Sui social e sul territorio si è subito mobilitata una catena di solidarietà per sostenere l’emergenza, promuovendo una raccolta fondi su GoFundMe e coordinando le donazioni di cibo, farmaci e materiali sanitari tramite i contatti telefonici dell’oasi (3924622204 e 3896555807), oltre a versamenti dedicati su Postepay e IBAN intestati direttamente a Caterina Semerano.
Le indagini dei Carabinieri e le denunce del passato
I Carabinieri della Compagnia di Cirò Marina hanno subito avviato un’indagine a tutto campo per fare luce su quello che appare a tutti gli effetti come un gravissimo atto intimidatorio. Non si tratta purtroppo del primo episodio ostile subito da Caterina Semerano: in passato la donna aveva già visto andare alle fiamme la sua Renault 5 del 1986, un’auto d’epoca ricevuta dal padre Nicola Semerano, ex maresciallo dell’Arma, mentre nel 2019 ignoti avevano squarciato le gomme e danneggiato la carrozzeria di un furgone.
Le forze dell’ordine stanno ora concentrando gli accertamenti sulle battaglie che la volontaria porta avanti contro lo sfruttamento economico del randagismo e la gestione opaca dei canili. Nonostante il dolore per le vittime innocenti e la perdita di anni di sacrifici, Caterina Semerano ha riaffermato con forza la volontà di non farsi intimidire e di proseguire la sua missione a tutela degli animali. Ora però lei e i cani che ospitano hanno bisogno della generosità di tutti noi per far fronte ai danni provocati da questi criminali che non si sono fermati nemmeno di fronte a vittime innocenti.