La soglia ISEE che per l’anno accademico 2026/2027 determina chi può ancora sperare in una borsa di studio da chi ne resta escluso a priori ammonta a 28.339,88 euro. Il numero non è casuale, lo ha fissato il Ministero dell’Università e della Ricerca con un decreto firmato lo scorso febbraio, e da quella cifra dipendono migliaia di domande che in queste settimane stanno arrivando agli enti regionali per il diritto allo studio. Se pensate che basti “fare l’ISEE” in Comune per mettersi in regola, però, rischiate di scoprire l’errore troppo tardi, perché quello universitario è un documento a parte, con regole proprie.
Perché l’ISEE università non è quello ordinario
Il primo equivoco riguarda proprio il modulo. L’attestazione che serve per l’accesso alle prestazioni universitarie, che si tratti di borse di studio, riduzione delle tasse, posto alloggio e mensa agevolata, si chiama tecnicamente ISEE Università e richiede la compilazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica in versione integrale, con l’aggiunta del modulo MB.2. Lo prevede il DPCM 159/2013 e lo confermano le istruzioni ufficiali per la compilazione della DSU pubblicate dal Ministero del Lavoro: chi presenta soltanto il modello “mini”, quello che basta per gli assegni familiari o altre prestazioni ordinarie, non ottiene un indicatore valido per l’università. La domanda va compilata al CAF, al Comune o direttamente online sul portale ISEE dell’INPS con SPID, CIE o CNS.
Un capitolo a parte riguarda gli studenti che si dichiarano economicamente indipendenti dalla famiglia d’origine. Per essere considerati un nucleo autonomo, l’articolo 8 del DPCM 159/2013 chiede due condizioni insieme: residenza fuori casa da almeno due anni rispetto alla domanda, in un alloggio non di proprietà di un familiare, e redditi da lavoro propri non inferiori a 9.000 euro annui (soglia fissata dal DM 1320/2021), sempre da almeno due anni. Senza entrambi i requisiti, l’ISEE resta calcolato sull’intero nucleo familiare, genitori compresi, anche se lo studente vive già da solo.
Le soglie per la borsa di studio 2026/2027
Con il Decreto Direttoriale n. 176 del 10 febbraio 2026 il MUR ha aggiornato i due indicatori che contano davvero per la borsa: l’ISEE, appunto, e l’ISPE, l’Indicatore della Situazione Patrimoniale Equivalente che misura il solo patrimonio del nucleo. Per l’anno accademico 2026/2027 i limiti massimi sono:
- ISEE: 28.339,88 euro (era 27.948,60 euro nel 2025/2026)
- ISPE: 61.608,48 euro (era 60.757,87 euro)
L’incremento, pari all’1,4%, segue l’adeguamento automatico all’indice ISTAT dei prezzi al consumo previsto dal DPCM 9 aprile 2001. Chi supera anche uno solo dei due tetti (non basta essere sotto soglia sull’ISEE se il patrimonio sfora l’ISPE) resta fuori dalla graduatoria, a prescindere da quanto la famiglia guadagni.
Quanto vale la borsa, tra fuori sede e pendolari
Parallelamente, il Decreto Direttoriale n. 175 del 10 febbraio 2026 ha rivisto gli importi minimi che ogni ente regionale è tenuto a garantire:
- Studenti fuori sede: almeno 7.171,11 euro
- Studenti pendolari: almeno 4.190,71 euro
- Studenti in sede: almeno 2.890,16 euro
Sono cifre minime nazionali, i cosiddetti Livelli Essenziali delle Prestazioni introdotti dal decreto ministeriale 17 dicembre 2021, n. 1320: le singole regioni (DiSCo nel Lazio, ER.GO in Emilia-Romagna, EDISU in Piemonte, DSU Toscana e così via) possono soltanto alzare l’asticella con risorse proprie, mai abbassarla. Chi ha un ISEE fino a circa la metà del tetto massimo ottiene di norma l’importo pieno, superata quella soglia la cifra si riduce in modo progressivo, fino ad azzerarsi al limite dei 28.339,88 euro.
La no tax area: chi non paga le tasse
C’è poi un secondo binario, distinto dalla borsa di studio, la cosiddetta no tax area. La legge di bilancio 2017 (legge 232/2016, articolo 1, commi 252-259) ha posto le basi della contribuzione studentesca “onnicomprensiva”, anche se la soglia concreta di esonero è stata fissata dal Decreto Ministeriale n. 1014 del 3 agosto 2021, come confermato dallo stesso comunicato ufficiale del MUR: esonero totale dalla tassa di iscrizione agli atenei statali per chi ha un ISEE fino a 22.000 euro, soglia minima valida su tutto il territorio nazionale, che alcuni atenei scelgono di alzare in autonomia. Oltre quella cifra scattano riduzioni progressive:
- Fino a 22.000 euro: esonero integrale
- Da 22.000 a 24.000 euro: riduzione dell’80%
- Da 24.000 a 26.000 euro: riduzione del 50%
- Da 26.000 a 28.000 euro: riduzione del 25%
- Da 28.000 a 30.000 euro: riduzione del 10%
Restano comunque dovuti l’imposta di bollo, 16 euro, e la tassa regionale per il diritto allo studio, che varia da regione a regione. La no tax area è cumulabile con la borsa DSU, quindi chi rientra in entrambe le soglie non paga le tasse e riceve anche l’assegno.
Il requisito che si dimentica sempre: il merito
Passato il primo anno, l’ISEE basso non basta più, e qui le due misure seguono regole diverse. Per la no tax area, il DM 1014/2021 chiede 10 CFU entro il 10 agosto per confermare l’esonero al secondo anno e 25 CFU negli anni successivi. Per la borsa di studio DSU, il Decreto Ministeriale n. 1320 del 17 dicembre 2021 (art. 5) è più severo: servono 25 CFU entro il 10 agosto per accedere al secondo anno nei corsi di laurea triennale e nelle magistrali a ciclo unico, 30 CFU nelle magistrali biennali, con soglie che salgono ulteriormente negli anni successivi (80 CFU al terzo anno, e oltre). Lo stesso decreto prevede un margine di “bonus”(crediti aggiuntivi virtuali, da 5 a 15 a seconda dell’anno) che può coprire un piccolo scarto rispetto alla soglia. È il punto su cui si arenano più domande di quanto si creda, perché spesso si controlla con cura ogni euro del proprio ISEE e poi ci si dimentica di verificare il libretto, senza contare che il bando del proprio ateneo può declinare questi minimi nazionali in modo leggermente diverso.
Quando e dove fare domanda
I bandi regionali per l’anno accademico 2026/2027 escono tra maggio e settembre, con scadenze che variano ente per ente, anche se indicativamente parliamo di un periodo compreso tra agosto e settembre. La domanda non si presenta al Ministero, ma all’ente per il diritto allo studio della regione dove ha sede l’università: DiSCo per Roma e il Lazio, ER.GO per l’Emilia-Romagna, EDISU per il Piemonte, e così via secondo la sigla locale. Prima però serve l’attestazione ISEE Università in mano, e i tempi tecnici tra presentazione della DSU e rilascio dell’attestazione, di norma una decina di giorni lavorativi, vanno messi in conto con largo anticipo rispetto alla scadenza del bando, non il giorno prima.