L’Islanda si prepara a scrivere una pagina storica per la tutela della biodiversità marina, inserendo finalmente nel programma della sessione parlamentare 2026-2027 un disegno di legge volto a introdurre il divieto permanente della caccia alle balene. L’annuncio, confermato dall’esecutivo su impulso della ministra dell’Industria Hanna Katrín Friðriksson, punta a riformare radicalmente la norma risalente al 1949.
Il testo normativo, il cui deposito è calendarizzato per il mese di febbraio 2027, analizzerà nel dettaglio il quadro giuridico attuale e le complesse questioni costituzionali legate alla libertà d’impresa e al diritto di proprietà. Questa mossa coraggiosa avvicina Reykjavík all’obiettivo di archiviare definitivamente una pratica anacronistica, lasciando soli Norvegia e Giappone nel panorama della caccia commerciale globale ai grandi cetacei.
La cruda realtà della mattanza e le proteste internazionali
La decisione di voltare pagina arriva dopo anni di pesanti denunce sulle modalità cruente della caccia. Nel 2023 un rapporto ufficiale dell’Autorità Islandese per l’alimentazione e la veterinaria ha documentato come il 41% dei cetacei cacciati subisca sofferenze inaudite, impiegando in media oltre 11 minuti – con picchi drammatici di due ore – prima di morire a causa degli arpioni a testa esplosiva. Nonostante una quota autorizzata di 150 esemplari, la stagione in corso registra già l’abbattimento di 80 balenottere comuni, una specie classificata come vulnerabile dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.
A peggiorare il quadro contribuiscono le recenti riprese di feti estratti dai corpi delle madri e non conteggiati nelle quote ufficiali. Di fronte a questa mattanza, organizzazioni come Humane World for Animals e personalità del calibro di Wendy Higgins ed IFAW con Sharon Livermore hanno ribadito l’urgente necessità di fermare un’attività industriale priva di reali sbocchi di mercato interni, dato che la carne viene consumata da meno del 2% degli islandesi e proposta quasi esclusivamente come fattore turistico ai milioni di visitatori.
Verso il traguardo definitivo del 2029
Nonostante l’enorme entusiasmo internazionale suscitato dalla notizia, la strada verso lo stop totale richiederà ancora tempo. L’unica compagnia baleniera rimasta attiva nel paese, la Hvalur, detiene infatti regolari permessi di caccia validi fino al 2029. Gli esperti e gli attivisti evidenziano che, pur in presenza di una rapida approvazione del divieto parlamentare, bisognerà verosimilmente attendere la naturale scadenza delle licenze commerciali per vedere gli arpioni ritirati in via definitiva, ponendo fine a un capitolo doloroso della storia marittima islandese.
Fonte: Stjórnarráðið | Þingmálaskrá 158. löggjafarþings 2026-2027