La stanza dei giochi che si trasforma in studio definitivo, il frigorifero sempre pieno grazie alla spesa fatta da mamma e la certezza matematica di non dover fare i conti con un affitto a fine mese. In Italia la transizione all’età adulta assomiglia a una maratona infinita, certificata dai numeri impietosi pubblicati da Eurostat il 15 settembre 2026 e integrati dai dati Istat. Nel 2025, infatti, l’età media in cui i giovani italiani lasciano il tetto familiare ha raggiunto quota 30,2 anni, registrando un ulteriore incremento rispetto ai 30,1 anni dell’anno precedente.
Questo valore colloca il Paese ben 4 anni sopra la media dell’Unione europea, fissata a 26,3 anni, relegandolo nelle retrovie della classifica continentale insieme a Spagna, Slovacchia, Grecia e Croazia. Le età medie più elevate per l’abbandono della casa dei genitori sono state registrate in Croazia (31,5 anni), Grecia e Slovacchia (entrambe 30,9 anni) e Spagna e Italia (entrambe 30,2 anni). Al contrario, le età medie più basse sono state registrate in Finlandia (21,4 anni), Danimarca (21,8 anni) ed Estonia e Lituania (entrambe 22,7 anni).
A completare il quadro interviene l’Istat, rivelando che il 69,4% degli under 35 vive ancora con i genitori, con uno stacco abissale rispetto al 50,6% registrato come media europea. Un fenomeno che non accenna a regredire, segnando un aumento di quasi otto punti percentuali rispetto al 61,4% del 2012, e che spaccando in due la penisola mostra picchi del 71,5% nel Mezzogiorno a fronte del 64,3% del Nord.
La voragine del lavoro giovanile e il confronto implacabile con il Nord Europa
Dietro la proverbiale riluttanza a cambiare residenza si nasconde una realtà economica complessa, dominata da un mercato del lavoro che penalizza pesantemente le nuove generazioni. Nel 2025, il tasso di occupazione della fascia d’età compresa tra i 20 e i 29 anni in Italia si è fermato al 47,6%, il livello più basso dell’intera Unione europea, dove la media si attesta invece al 65,5%. Il divario di circa 18 punti percentuali racconta l’isolamento di un sistema in cui trovare un impiego stabile e indipendente resta un miraggio per la maggior parte dei ventenni.
@Eurostat
Sebbene Eurostat precisi che il legame tra occupazione e autonomia abitativa descriva una correlazione statistica e non un rapporto diretto di causa ed effetto, la geografia dei dati è eloquente. Nei Paesi virtuosi dell’Europa settentrionale, come la Finlandia e la Danimarca, l’indipendenza arriva rispettivamente a 21,4 e 21,8 anni, sostenuta da tassi di occupazione giovanile che volano ben oltre la media comunitaria, toccando punte record nei Paesi Bassi oltre l’84%. All’estremo opposto, nazioni come la Croazia a 31,5 anni e la Grecia a 30,9 anni condividono con l’Italia lo stesso destino di autonomia posticipata. Restare a casa non è dunque una scelta culturale o una comoda abitudine giovanile, ma l’effetto collaterale di un’economia che stenta a offrire le basi materiali per spiccare il volo.
Fonte: Eurostat
