La telefonata più importante della sua vita è arrivata poco dopo la mezzanotte a causa del fuso orario, ma Karl Deisseroth ha voluto attendere le prime ore del mattino per condividere la notizia di aver ricevuto il Nobel per la Medicina con la sua famiglia. Il video pubblicato dall’Università di Stanford, dove lo scienziato insegna bioingegneria e psichiatria, ha catturato un momento di autentica e dirompente intimità domestica.
Nel filmato, il cinquantaquattrenne si avvicina ai figli ancora in pigiama per rivelare: “Mi hanno telefonato e mi hanno detto che ho vinto il Nobel per la Medicina”. A quel punto esplode una gioia: la tredicenne Emma e la piccola Sophie di appena 10 anni si stringono subito al padre in un lunghissimo e fortissimo abbraccio, incapaci di sciogliere la presa per l’emozione, mentre il sedicenne Hudson resta inizialmente senza parole per lo stupore, urlando poi di felicità insieme alle sorelle.
The most important briefings of the day.
Karl Deisseroth, professor of bioengineering and of psychiatry and behavioral sciences, shares the news of his Nobel Prize with his kids. pic.twitter.com/pTzP1A3pHj
— Stanford University (@Stanford) October 5, 2026
Dalle alghe alla luce: la rivoluzione scientifica dell’optogenetica e le prospettive cliniche
Il prestigioso riconoscimento conferito dall’Assemblea del Karolinska Institute lo ha visto trionfare insieme ai colleghi Peter Hegemann e Georg Nagel, dell’Università Humboldt di Berlino e dell’Università di Würzburg. I tre ricercatori hanno gettato le fondamenta dell’optogenetica, una disciplina pionieristica che fonde genetica e ottica per svelare i segreti più intimi del sistema nervoso. La svolta nasce dall’intuizione iniziale sulla proteina channelrhodopsin, scoperta in un’alga unicellulare, che lo scienziato statunitense ha trasformato in un interruttore di precisione inaudita azionato dalla luce.
Questa tecnologia permette oggi ai laboratori di tutto il mondo di accendere o spegnere selettivamente singole cellule nervose in organismi viventi, mappando con esattezza millimetrica circuiti legati a emozioni, ricordi e comportamenti complessi. Le applicazioni cliniche di questa scoperta aprono prospettive terapeutiche formidabili, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere e trattare patologie devastanti come la depressione, l’ansia, la schizofrenia, il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, oltre a tentare il ripristino della vista in pazienti con gravi disabilità visive.