Per due anni Venus ha fatto quello che i gatti sanno fare piuttosto bene: adattarsi. È nata con una malformazione alle zampe posteriori e, non avendo la parte terminale degli arti, ha imparato a muoversi appoggiando direttamente i monconi a terra. Correva, giocava, si arrampicava come poteva. Solo che, crescendo, quel continuo sfregamento ha cominciato a provocarle ferite e dolore.
Adesso una delle sue zampe termina in qualcosa di completamente diverso: un impianto in titanio progettato su misura, fissato all’osso e destinato a sostenere una vera protesi. Tra circa un mese dovrebbe arrivare anche il secondo intervento. È così che Venus, due anni appena, è diventata la prima “gatta bionica” di Spagna.
La sua storia comincia a Foios, vicino Valencia. Venus aveva appena un mese quando Vanesa venne a sapere di una cucciolata nata nei pressi di una fabbrica e di quella micina con le zampe posteriori diverse dalle altre. Doveva essere un’accoglienza temporanea. È andata come spesso vanno queste cose con i gatti: Venus è rimasta.
Due protesi costruite apposta per lei
Con il passare dei mesi il problema è diventato più evidente. Camminare direttamente sui monconi esponeva la pelle a sfregamenti continui, irritazioni e lesioni. La famiglia ha quindi iniziato a cercare una soluzione che permettesse a Venus di scaricare il peso su due nuovi appoggi e muoversi senza continuare a traumatizzare i tessuti.
È nato così il progetto delle due protesi osteointegrate. La raccolta fondi dedicata a Venus racconta un percorso piuttosto impegnativo: gli impianti devono essere costruiti sulle misure precise delle sue ossa e inseriti chirurgicamente nelle tibie. La prima operazione è durata circa quattro ore. A occuparsene è stata l’équipe del veterinario ortopedico Antonio Cañadillas, specializzato in traumatologia e chirurgia ortopedica dei piccoli animali.
“Bionica”, in questo caso, non significa che Venus abbia improvvisamente acquisito motori, sensori e intenzioni di conquista del salotto. La parte interna dell’impianto è in titanio e viene ancorata direttamente all’osso; quella esterna servirà invece a collegare la protesi sulla quale la gatta potrà poggiare.
Ora deve imparare a usare la sua nuova zampa
L’intervento è soltanto l’inizio. Venus deve attraversare la fase di guarigione, permettere ai tessuti di stabilizzarsi intorno all’impianto e poi imparare a distribuire nuovamente il peso su una zampa che fino a poche settimane fa terminava molto prima.
Le protesi osteointegrate negli animali restano una procedura specialistica e ancora poco comune. Gli studi veterinari disponibili descrivono animali che, dopo l’intervento e la riabilitazione, sono riusciti a tornare a utilizzare l’arto, anche se il percorso richiede controlli attenti proprio perché l’impianto attraversa pelle e osso. Una serie clinica pubblicata su Veterinary Surgery, per esempio, ha documentato l’utilizzo di impianti intraossei transcutanei in cani amputati e il loro successivo recupero funzionale. Per Venus tutto questo significa parecchie visite, medicazioni e pazienza. Poi toccherà alla seconda zampa.
Una raccolta fondi da quasi 10mila euro
C’è anche un ostacolo meno sofisticato del titanio: il costo. Il preventivo iniziale riportato nella campagna organizzata per lei superava i 7mila euro soltanto per le protesi personalizzate. Considerando interventi e percorso veterinario, la famiglia ha parlato di una spesa complessiva vicina ai 10mila euro. Per raccogliere la cifra necessaria sono arrivate donazioni e iniziative dedicate alla micia. E il primo pezzo del progetto, ormai, è diventato una zampa vera da imparare a usare.
Se tutto procederà come previsto, dopo il secondo intervento Venus potrà finalmente camminare senza appoggiare i monconi direttamente sul terreno. E magari tornare a occuparsi di faccende decisamente più feline: correre, saltare e raggiungere posti nei quali nessuno aveva particolare interesse a farla arrivare.